Martedì, 26 Ottobre 2021
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Pensioni 2022: dopo Quota 100 via dal lavoro a 62-63 anni col nuovo fondo

L'unica certezza è che la "Super" Ape Sociale ci sarà. I sindacati chiedono con forza Quota 41 e flessibilità. La Lega punta per il dopo Quota 100 su un fondo ad hoc per tutti i lavoratori per andare in pensione con 62-63 anni d'età. Il rischio scalone non è stato ancora scongiurato

Meno di tre mesi di tempo per risolbvere un rebus intricato, forse quello storicamente più difficile: le pensioni sono il più grosso punto di domanda che aleggia sul governo in questo momento. Cosa accadrà dopo Quota 100 è ignoto. Sulla Nadef la maggioranza sollecita l'esecutivo a "prevedere l’implementazione di meccanismi di flessibilità in uscita del mercato del lavoro". Una formula vaga.

"Le pensioni sono una questione aperta che affronteremo nella legge di bilancio. La Nadef non è una lista esaustiva". Così il ministro dell'Economia, Daniele Franco, in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, sulla Nota di aggiornamento al Def.

Quota 41 o in pensione a 62 anni: le richieste dei sindacati

I sindacati chiedono Quota 41 e uscita dai 62 anni flessibile. "La CISL ribadisce che con la prossima legge di bilancio è necessario prevedere un intervento sulla previdenza che, partire dalla flessibilità nell’accesso alla pensione, tenga presenti le varie istanze proposte dalle Organizzazioni sindacali nella piattaforma unitaria" fa sapere il Segretario confederale della Cisl, Ignazio Ganga. “Questa è la richiesta che faremo domani anche al Parlamento in sede di audizione con la Commissione Lavoro della Camera. È preoccupante che nella NADEF non si riscontri alcun riferimento alla necessità di interventi sul tema delle pensioni che interessa milioni di lavoratori e lavoratrici i quali non possono essere lasciati nell’incertezza con la prossima scadenza di quota 100. Con la prossima scadenza di quota 100, è indispensabile prevedere la possibilità di andare in pensione a partire dall’età di 62 anni e per chi ha iniziato a lavorare presto con 41 anni di contributi senza vincoli sull’età. Inoltre, come abbiamo già detto più volte, bisogna prestare particolare attenzione a chi svolge lavori usuranti e gravosi e in questo senso pensiamo che la Commissione di studio abbia fatto un buon lavoro nel cercare di ampliare, sulla base di criteri oggettivi, la platea delle professioni che possono rientrare in queste categorie ma di certo non è sufficiente l’allargamento dell’Ape sociale".

Simile la posizione della Cgil: "È necessario superare l’attuale sistema previdenziale, non intervenendo con semplici ritocchi ma operando una riforma complessiva. Occorre avviare al più presto un confronto tra Governo e sindacati in previsione della scadenza di fine anno di Quota 100 e della prossima Legge di Bilancio" ha detto  il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli, in audizione presso la Commissione Lavoro della Camera dei deputati sul tema pensioni. Il dirigente sindacale ha ribadito le proposte indicate nella Piattaforma unitaria. "Va introdotta una flessibilità in uscita a partire da 62 di età o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età. Inoltre, è necessario riconoscere la diversa gravosità dei lavori, prendendo a riferimento il contributo elaborato dall’apposita Commissione tecnica, valorizzare il lavoro di cura e delle donne che più di tutti hanno subito il peso delle riforme degli ultimi anni. Bisogna poi introdurre una pensione contributiva di garanzia per coloro che svolgono lavori poveri, discontinui o precari, che sono soprattutto i più giovani – ha aggiunto Ghiselli – garantendo un assegno pensionistico dignitoso".

"Il passaggio ad un sistema ormai prevalentemente contributivo – ha proseguito il segretario confederale – garantisce anche un equilibrio del sistema in via prospettica".

Il fatto che non ci sia stata l'apertura di un tavolo col governo sulle pensioni è un fatto "grave" secondo i sindacati. 

Dopo Quota 100 uscita con 62-63 anni d’età

La Lega che, dopo il non esaltante risultato del primo turno delle elezioni amministrative, appare ancora più determinata a combattere per imporre, almeno in parte, il suo piano, rivela oggi il Sole 24 Ore. Che, in alternativa alla proroga secca di un anno dell’opzione per i pensionamenti anticipati introdotta dall’esecutivo "Conte 1", punta, come sottolinea il sottosegretario al Lavoro, Tiziana Nisini, su un nuovo "Fondo nazionale per la flessibilità in uscita dal mercato del lavoro". Un Fondo che fino al raggiungimento della "soglia" di vecchiaia o di quella tradizionale di "anzianità" consentirebbe ai lavoratori, in caso di necessità, di uscire anticipatamente dal lavoro con 62-63 anni d’età. Ma resta da capire quanto costerebbe un intervento del genere

L'unica certezza è che la "Super" Ape Sociale ci sarà, perché si è dimostrata in questi anni uno strumento utile: ma non basterà. I sindacati ieri hanno fatto notare come gli "interventi spot e i correttivi continui" non facciano altro che "alimentare l’insicurezza dei lavoratori". Ma a questo punto è difficile credere che in 80 giorni (la legegd i Bilancio deve essere varata prima del 31 dicembre) si riesca a imbastire una riforma vera delle pensioni.

Il rischio scalone non è stato ancora scongiurato: il problema vero e grande è che quando Quota 100 andrà a esaurirsi, alla fine del 2021, senza una corposa armonizzazione, per gli esclusi ci sarà un aumento secco di cinque o sei anni dei requisiti di pensionamento. Un "super scalone" peggiore di quello della vecchia riforma Maroni, quando di fatto c'era una differenza di tre anni lavorativi tra chi avrebbe maturato il diritto alla pensione il 31 dicembre 2007 e chi lo avrebbe fatto un minuto dopo la mezzanotte di quel giorno.

In pensione prima con la "super" Ape sociale

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