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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
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Pensioni, prima Quota 102-104 poi torna la Fornero: Draghi tratta, cosa cambierà davvero dal 1º gennaio 2022

Con il piano Franco-Draghi e le Quote 102-104 il pensionamento anticipato spetterebbe nel 2022 a poche migliaia di lavoratori. Rabbia dei sindacati: "Un aggiustamento raffazzonato". La Lega non è disposta ad accettare che ci sia uno stanziamento minore di quello impiegato per il reddito di cittadinanza. Opzione Donna in bilico

Pensioni: si alza l'asticella dello scontro. Dopo mesi di attesa è rimasto deluso chi si aspettava una riforma organica e ampia. Si procede con piccoli aggiustamenti. Quota 100, la norma per il pensionamento anticipato introdotta dal governo Conte I, e che scadrà ail 31 dicembre, prevede per i lavoratori l’opzione di andare in pensione una volta raggiunti i 62 anni di età e 38 di contributi. La misura, molto costosa per le casse dello Stato e di cui hanno fruito circa 350 mila persone, è una delle bandiere della Lega. Draghi da tempo ha deciso di non rinnovarla.

Pensioni, Quota 102-104 dal 31 dicembre

Nell’ipotesi avanzata dal governo per evitare lo scalone di cinque anni che si creerebbe con il ritorno diretto alla Legge Fornero (67 anni), è previsto un primo scalino a Quota 102 per il prossimo anno: 64 anni di età con 38 di contributi.ai lavoratori in parte o totalmente “retributivi”. Per i soggetti interamente contributivi (chi quindi ha cominciato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995) è già previsto infatti un canale di pensionamento anticipato con 64 anni. Poi l'anno seguente la Quota per il pensionamento dovrebbe salire ulteriormente di due scalini, a 104. Il numero sarebbe la somma di 65 anni di età più 39 di contribuzione, o di 66 anni di età con 38 anni di contributi versati. Dal 2024 però si tornerebbe per tutti al solo regime Fornero. Ma, perlomeno, il ritorno in versione integrale alle regole fissate dalla legge Fornero e dai provvedimenti precedenti non sarà comunque immediato. 

Quota 102-104 non piace per niente ai sindacati. "La proposta Quota 102 e 104, se venisse confermata dal Governo, costituirebbe una vera e propria presa in giro per i lavoratori. Con quei vincoli solo poche migliaia di persone nei prossimi anni potranno accedere alla pensione": il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli lo mette in chiaro. Così non va. Per mesi il confronto vero tra governo e parti sociali è stato al di sotto degli standard minimi, e ora i nodi vengono al pettine. "Dal suo insediamento il Governo ha sempre ignorato il tema pensioni - sostiene il dirigente sindacale - e ora sembra apprestarsi ad un aggiustamento raffazzonato in vista della scadenza di Quota 100, mentre la priorità è quella di avere una vera riforma, che superi i limiti di Quota 100, che dia stabilità al sistema, garantisca una effettiva flessibilità in uscita, affronti il tema di donne, gravosi, disoccupati e giovani, e la crescita del valore delle pensioni in essere. Torniamo a chiedere all’Esecutivo di aprire immediatamente un confronto vero con il sindacato e di dare risposte adeguate alle richieste contenute nella piattaforma unitaria. Diversamente  - conclude Ghiselli- non staremo con le mani in mano".

A differenza di quanto ventilato nei mesi scorsi inoltre, è probabile che l’estensione dell’Ape Social non sia così vasta come era stato auspicato dalla Commissione istituita dal ministro del Lavoro Orlando e Opzione Donna è in bilico.  Il rilancio dei sindacati è, va detto, coerente con quanto chiedono da prima dell'estate 2021: uscite flessibili a partire dai 62 anni di età o dai 41 anni di contributi. Una vera e propria riforma, insomma, che si affiancherebbe alle modalità di uscita previste dalla legge Fornero. Invece con il piano del governo e le Quote 102-104 il pensionamento anticipato l’anno prossimo spetterebbe solo a poche migliaia di lavoratori, in ogni caso non più di 20 mila anche secondo i calcoli più ottimistici.

Pensioni: tutti i dubbi di Lega (ma anche il Pd tentenna)

Lo dicono i numeri: le risorse previste dal Documento Programmatico di Bilancio, inviato ieri a Bruxelles, sono piuttosto limitate, 602 milioni per il 2022, 452 milioni per il 2023 e 508,5 milioni per il 2024.  Le critiche arrivano da Lega, sindacati. Pure il Pd tentenna: "Mi sembra che manchino le risorse necessarie per un allungamento dell’Ape sociale per due anni, non si parla di pensione di garanzia per i giovani con carriere discontinue - ragiona il senatore Tommaso Nannicini (Pd), autore di una proposta di riforma previdenziale che ipotizza l’uscita flessibile dai 64 anni con almeno 20 di contributi  (non presa in considerazione dall'esecutivo) - Si dovrebbero tenere in considerazione i lavori gravosi, servirebbe almeno un miliardo. È una soluzione tampone un po’ limitata e tardiva".

Il Carroccio appare determinato a combattere per imporre, almeno in parte, il suo piano, ovvero un nuovo "Fondo nazionale per la flessibilità in uscita dal mercato del lavoro". Un fondo ad hoc che fino al raggiungimento della "soglia" di vecchiaia o di quella tradizionale di "anzianità" consentirebbe ai lavoratori, in caso di necessità, di uscire anticipatamente dal lavoro con 62-63 anni d’età. Ma resta da capire quanto costerebbe un intervento del genere. Un fondo che garantisca quindi anticipare le finestre di uscita, senza perdere contributi, per l’intera platea che ora si troverà a dover rispettare nuove quote: 102 (64 anni di età più 38 di contributi) nel 2022, 104 nel 2023. "Solo che una richiesta del genere vanificherebbe l’efficacia e il senso della misura, oltre a non essere sostenibile - nota oggi Repubblica - Per questo Mario Draghi resta fermo sulla sua decisione. Ha già spiegato a Matteo Salvini - che aveva provato a insistere - che mantenere Quota 100 così com’è sia di fatto impossibile. Ed è pronto a spiegargli, nella settimana che porterà da qui al Consiglio dei ministri in cui la manovra dovrà essere varata, che Quota 102-104 è già una mediazione".

"Meno soldi alle pensioni che al reddito di cittadinanza in manovra"

La Lega non è disposta "ad accettare che per le pensioni ci sia uno stanziamento minore di quello impiegato per il Reddito di cittadinanza - continua Repubblica .- È anche una questione di bandiere: quelle sventolate durante il Conte 1 dal Carroccio da una parte e dal Movimento 5 Stelle dall’altra". Un concetto ribadito per il Carroccio dal sottosegretario al Lavoro, Tiziana Nisini: "È assurdo che vengano destinati 8 miliardi all’assistenza e non risorse adeguate per l’uscita dal mondo del lavoro. Quota 102 e Quota 104 sono inadeguate".

La realtà è che i margini di manovra in questa settimana proima che la stesura della Legge di Bilancio entri nel vivo, sono pochi. Ridotti. Ristretti come mai in passato. La rotta è segnata dal ministro dell’Economia: Quota 102 il prossimo anno, seguita da Quota 104 per il solo 2023. Ci saranno aggiustamenti. "La vera partita nei prossimi cinque o sei giorni sembra destinata a giocarsi sulle 'deroghe' e sulle cosiddette 'eccezioni'", scrive oggi il Sole24Ore. "Per la Lega l’obiettivo minimo è quello di garantire forme di flessibilità in uscita, con una fisionomia vicina il più possibile a quella di Quota 100, almeno ad alcune categorie da individuare per tipologia di lavoro, soprattutto nel settore privato, o per fasce di reddito.

Opzione Donna è in bilico

Il Pd chiede la proroga di Opzione donna, al momento non prevista dal governo. "La proroga di Opzione donna e dell’Ape sociale con il suo ampliamento sono delle priorità" secondo la presidente della commissione Lavoro della Camera, Romina Mura. Un prolungamento, quello della possibilità di uscita, con l’assegno interamente “contributivo”, per le lavoratrici con almeno 58 anni (59 se autonome) e 35 di versamenti, che è definito necessario anche dal sottosegretario all’Economia, Cecilia Guerra (Leu), anche in forma rivista. Ed è considerato opportuno pure nel Carroccio. Resta intenso, insomma, il pressing della maggioranza per correggere, seppure con ricette diverse, il pacchetto di Franco.

La realtà è che questa mini-riforma non piace così com'è a nessuno. Non piace ai sindacati, a parte della maggioranza perché troppo poco improntata alla flessibilità. Sul versante opposto, c'è chi da Draghi, ovvero da colui che da presidente della Bce nella famosa "lettera" aveva invocato la necessità di una incisiva riforma delle pensioni, si aspettava che seguisse da subito la linea Fornero. Il presidente del Consiglio è in mezzo al guado. Ed è pronto a mediare su dettagli ed eccezioni che rendano digeribile Quota 102-104 a tutti, parti sociali incluse: a partire dalla concessione maggiore che riguarderà la platea dei lavori gravosi, già allargata - non senza polemiche - dalla commissione presieduta dall’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano. Mario Draghi tratta e tratterà, ma la coperta è cortissima.

Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, in un'intervista al Corriere della Sera, sferza la politica: "Un partito dà battaglia per le pensioni, un altro per il reddito di cittadinanza, un terzo per qualcos'altro ancora. Non capiscono che ora bisogna concentrare le risorse su una visione d'insieme, che anteponga a tutto misure a maggior impatto sul Pil", ha sottolineato Bonomi. "Invece ho l'impressione che non venga permesso al governo Draghi di fare quello che il premier ha sempre detto che serve all'Italia: tecnologia, produttività e crescita. Noi siamo sicuri che il governo sappia bene ciò che va fatto, ma i partiti lo assediano", ha aggiunto.

Il presidente Draghi dovrebbe sbattere i pugni sul tavolo e imporsi? "Credo che al presidente Draghi e al ministro Franco sia ben chiaro cosa fare", ha commentato Bonomi. "Ma i partiti non l'hanno ancora capito. Sembrano non avere il quadro d'insieme. Preferiscono scommettere su dividendi elettorali a breve. Ci hanno sempre raccontato che noi le riforme non le potevamo fare perché non avevamo le risorse. Ma oggi le risorse ci sono, quindi non ci sono più scuse. Le riforme vanno fatte", ha concluso. I sindacati la pensano diversamente. Sulle pensioni il conflitto a bassa intensità appare inevitabile.

Alberto Brambilla, uno dei padri della riforma Dini e a lungo sottosegretario al Welfare, alla Stampa dice che non è un tema forte quello secondo cui  Quota 102 riguarderebbe così pochi lavoratori: "Non capisco queste stime perché nei prossimi 15 anni abbiamo tutti i baby boomers, tutti i nati dal 1956-57 in poi, che lasceranno il lavoro. Abbiamo fatto i conti e i viventi al 2020 nati tra il 1956 ed il 1974 compongono delle flotte, delle coorti, che valgono tra 850 mila e un milione di persone all’anno. Sono soggetti che hanno carriere importanti e che andranno in pensione con tanti soldi. Bene quindi concedere un po’ di flessibilità, certo non si può eccedere. Siamo il secondo paese per aspettativa di vita: ci continuiamo a strappare le vesti per i giovani e poi se facciamo andare tutti in pensione poi chi lavora?".

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