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Lunedì, 11 Dicembre 2023
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Pensioni: le sei alternative per lasciare il lavoro nel 2023

Da Quota 103 all'Ape Sociale, fino alla Quota 41 per i lavoratori precoci: tutte le strade per andare in pensione

Quota 103, ma non solo. Quei lavoratori che non intendono aspettare i fatidici 67 anni previsti dalla legge Fornero hanno diverse possibilità per vedersi accordare anzitempo il trattamento previdenziale. Quali sono dunque le strade per lasciare il lavoro e godersi la pensione? Vediamole nel dettaglio. 

Quota 103

Tra le possibilità offerte dalle leggi oggi in vigore va menzionata innanzitutto Quota 103 che permette di lasciare il lavoro con 62 anni d'età e 41 anni di contributi. Fino al raggiungimento della soglia di vecchiaia il trattamento con quota 103 non sarà cumulabile con altro reddito da lavoro, ad esclusione di quello autonomo "occasionale" non oltre i 5mila euro. La legge di bilancio prevede che l'importo della pensione non potrà comunque superare il livello pari a 5 volte il minimo Inps. Chi possiede i requisiti per il pensionamento tramite quota 103, può anche scegliere un rinvio beneficiando del cosiddetto "bonus Maroni", un incentivo che corrisponderà al trasferimento direttamente nello stipendio della quota di contributi a carico del lavoratore dipendente (circa il 9,19%).

Quota 100 e 102

Quota 100 e Quota 102. Ebbene sì: l'accesso alle due misure resta possibile anche negli anni seguenti alla maturazione dei requisiti. Che però deve essere avvenuta. In sostanza può usufruire di Quota 100 (62 anni di età e 38 di contributi) chi aveva già i requisiti richiesti dalla legge al 31 dicembre del 2021, mentre Quota 102 (64+38) sarà fruibile per chi aveva già maturato i requisiti al 31 dicembre del 2022. 

Ape Sociale

C'è poi l'Ape Sociale, misura che permette a determinate categorie di lavoratori in difficoltà (ad esempio perché hanno svolto per anni lavori gravosi o perché assistono un coniuge con una disabilità o ancora perché si sono ritrovati disoccupati) di ottenere un'indennità mensile come anticipo pensionistico. Ci sono però diversi requisiti da soddisfare, sia anagrafici che contributivi: è possibile infatti accedere all'Ape sociale solo con 63 anni di età e almeno 30 anni di contributi, che diventano 36 per i lavoratori che hanno svolto attività gravose. Questi ultimi devono inoltre aver svolto un'attività usurante per sette anni negli ultimi dieci oppure per sei anni negli ultimi sette.

Oltre ai disoccupati e a chi ha svolto lavori usuranti, all'Ape sociale hanno diritto anche coloro che hanno un'invalidità civile superiore o uguale al 74% e chi assiste da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con un handicap o una disabilità. 

Opzione donna

Veniamo alla così detta "Opzione donna" che con la manovra è stata molto ridimensionata. Dal 2023 le lavoratrici potranno andare in pensione a 60 anni (oppure a 59 anni con un figlio e a 58 anni con due o più figli), ma rispetto al passato l'anticipo pensionistico sarà riservato solo alle donne caregiver, alle invalide al 74% e alle lavoratrici di aziende in crisi (in quest'ultimo caso l'uscita è possibile con 58 anni d'età indipendentemente dal numero dei figli). 

Pensione anticipata

Un'altra alternativa è la pensione anticipata, strumento in vigore già da molti anni che permette di uscire dal lavoro solo grazie ai requisiti contributivi. Su questo fronte non ci sono novità 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. 

Quota 41 per i lavoratori precoci

Infine concludiamo con la pensione per i lavoratori precoci rivolta a chi ha 41 anni di contribuzione, di cui 12 mesi antecedenti al 19° anno di età, e si trova in determinate condizioni. Possono accedere alla Quota 41 precoci quei lavoratori che a) si trovano in stato di disoccupazione (in seguito a licenziamento, ma anche a dimissioni per giusta causa); b) hanno un'invalidità superiore o uguale al 74%; c) sono caregiver; d) hanno svolto o svolgono attività particolarmente faticose o usuranti (qui tutti i dettagli). 

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