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Domenica, 16 Giugno 2024
Pensioni amare

Come cambieranno le pensioni nel 2025

La Lega propone Quota 41 senza limiti di età ma è troppo costosa. Tutte le opzioni che il governo Meloni ha sulle pensioni

Quota 41 per tutti dal 2025 in poi senza limiti di età, questa la proposta della Lega per il futuro delle pensioni anticipate. Ma il governo Meloni frena a causa delle preoccupazioni sul deficit. Con la scadenza di Quota 103 fissata al 31 dicembre 2024, cosa ne sarà delle pensioni anticipate a partire dal prossimo anno? Facciamo il punto della situazione.

La stretta sulle pensioni anticipate

Per chi ha iniziato a lavorare da giovanissimo la pensione è ancora un sogno lontano. Per quella di vecchiaia, infatti, bisogna aspettare i 67 anni fissati dalla Legge Fornero. Ma una via d’uscita anticipata esiste, grazie alle ormai famose "Quote" che cambiano di anno in anno. Da Quota 100 nel 2019 siamo passati a Quota 102, per arrivare poi a Quota 103, prima senza vincoli e poi con quello dei 62 anni di età e 41 di contribuzione. Una stretta piuttosto forte: da 435mila prepensionamenti si è scesi a 23mila. Questa la situazione attuale, che prevede anche Quota 41 ma solo per determinate categorie di lavoratori precoci, ovvero per coloro che a 19 anni avevano già accumulato 12 mesi di contributi. Ma cosa ne sarà delle pensioni anticipate dal 2025 in poi?

Dalle pensioni all'Irpef: le misure a rischio per mancanza di soldi

In vista della scadenza di Quota 103 fissata al 31 dicembre 2024 il governo Meloni, che in campagna elettorale aveva più volte dichiarato di voler rimettere ordine al caos delle pensioni con una riforma strutturale, si ritrova a dover prendere delle decisioni importanti. Ma dovrà farlo tenendo in considerazione i conti pubblici e le critiche dell’Europa sulla sostenibilità della spesa pensionistica italiana, visto che dal 2019 al 2024 è aumentata di quasi 70 miliardi di euro.

Governo Meloni alle prese con il problema pensioni

Dopo aver proposto nel 2018 Quota 100 la Lega torna alla carica sulle pensioni anticipate, cavalcando l’onda di Quota 41 per tutti, ovvero l'uscita dal mondo del lavoro con 41 anni di contribuzione senza soglia anagrafica. Chi ha iniziato a lavorare a 18 anni, ad esempio, potrà andare in pensione a 59 anni se ha continuato ininterrottamente a versare i contributi, godendosi l’assegno previdenziale per almeno 22-26 anni secondo le attuali aspettative di vita.

L’ipotesi avanzata dalla Lega come si può ben capire costerebbe troppo, si parla di circa 4 miliardi nel 2025 e 9 miliardi a regime. Quindi anche questa volta il nodo coperture resterà il più difficile da sbrogliare. Non molte le opzioni sul tavolo del governo: confermare per un altro anno Quota 103; sostenere la proposta della Lega (e dei sindacati), magari optando per il calcolo dell’assegno con il sistema integralmente contributivo che porterebbe a una riduzione dell’assegno fino al 15 per cento; operare l’ennesima stretta eliminando le "Quote". Difficile invece immaginare misure espansive sulle pensioni ma bisognerà attendere l’autunno e la manovra per averne la conferma.

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