Lunedì, 1 Marzo 2021
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Via dal lavoro con 41 anni di contributi: così cambieranno le pensioni (secondo Salvini)

Nel 2019 400mila italiani potranno lasciare il lavoro. Il Def che il governo ha licenziato in queste ore fornisce lo spazio contabile per introdurre dalla legge di bilancio 2019 una maggiore flessibilità nel sistema previdenziale ma è solo il primo step

Il ministro dell'interno Matteo Salvini ospite del programma 'W l'Italia, oggi e domani'.in onda su Rete 4, Roma 4 ottobre 2018. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Nel 2019 400mila italiani potranno lasciare il lavoro. Questa è la stima di coloro che potranno usufruire della riforma delle legge Fornero presentata da Matteo Salvini intervistato da Gerardo Greco su Rete4. La nota di aggiornamento al Def che il governo ha licenziato in queste ore fornisce infatti lo spazio contabile per introdurre dalla legge di bilancio 2019 una maggiore flessibilità nel sistema previdenziale, almeno nelle intenzioni della maggioranza di Governo: dovremo infatti attendere metà ottobre per leggere i dettagli della manovra.

Chi potrà andare in pensione nel 2019

"Nel 2019 non mandiamo tutti in pensione - spiega il vicepremier in tv - Siamo solo all'inizio, questa è la prima manovra. L'obiettivo finale è andare in pensione con 41 anni di contributi al di là dell'età anagrafica"

Come spiega Salvini nella manovra ci sarà la prevista quota 100, ovvero la possibilità di lasciare il lavoro allorquando la somma dell'età anagrafica e dell'età contributiva (gli anni in cui si è lavorato versando i contributi, ndr) darà somma 100. Invero non sono stati trovati i fondi per garantire lo scivolo pensionistico a tutti coloro che hanno solo 41 anni di contributi indipendentemente dall'età: anche per i cosiddetti lavoratori precoci sarà necessario rispettare la "Quota 100".

Salvini: "Quota 100 da gennaio o febbraio 2019"

In merito al ventilato ritardo nell'introduzione delle misure previdenziali Matteo Salvini ha confermato il suo intento: "Parte tutto nel 2019, quota 100 a gennaio o febbraio" spiega intervenendo a 'W l'Italia' riferendosi a reddito di cittadinanza e stop alla legge Fornero.

"Tra Fornero e reddito sono circa 16 miliardi (di fondi, ndr), negli anni la spesa per la Fornero crescerà, mentre il reddito di cittadinanza dovrebbe scendere, perché la gente troverà lavoro". 

Il rilancio del Pil passa anche dalla Flat tax: ecco come cambiano le tasse 

Salvini ha anche ripercorso i travagliati momenti della gestazione del cosiddetto Governo del cambiamento spiegando come il Centrodestra non sia sepolto. 

"Con Berlusconi abbiamo buoni rapporti umanamente e politicamente, non ci hanno fatto fare un governo di centrodestra e lui mi ha detto vai, e ho fatto il governo"

Pensioni, l'effetto perverso della quota 100 

Tra le misure che il governo sostiene maggiormente per agganciare gli obiettivi di bilancio c'è anche la Flat tax che porterà ad una riduzione del carico fiscale su oltre un milione di contribuenti (qui la spieghiamo in dettaglio). Eppure leggendo le bozze della legge di bilancio, Lega e 5 stelle puntano ad un maggior spazio di manovra nei prossimi anni confidando soprattutto nell'agganciare una crescita economica grazie alla maggior flessibilità pensionistica ipotizzando che si possano aprire spazi per l'ingresso di migliaia di giovani nel mondo del lavoro.

Un azzardo che non si basa su una solida letteratura scientifica, e su cui il governo dovrà convincere BruxellesCome spiega l'economista Carlo Cottarelli la linea di ragionamento per cui un posto di lavoro liberato dal pensionamento di un anziano viene direttamente occupato da un giovane, pecca di una serie di dubbie assunzioni implicite.

In primis assumere che il numero di posti di lavoro sia fisso equivale ad accettare una economia senza crescita: un sistema economico in crescita dovrebbe generare lavoro sia per i più anziani che per i più giovani. Anzi, all'aumentare dell’età pensionabile aumenta l’offerta di lavoro e quindi il Pil e la crescita, e questo genera nuovi posti di lavoro per i giovani

Esistono inoltre costi fissi nel licenziamento di un lavoratore più anziano, sia per motivi fiscali sia per il costo del trasferimento di conoscenze da un lavoratore più anziano a uno più giovane. Di fronte a questi costi l’impresa potrebbe semplicemente decidere di non sostituire il lavoratore anziano che va in pensione, a meno di incentivi, per esempio fiscali. Questo però aumenterebbe la spesa pubblica, aumento che a sua volta graverebbe sui lavoratori (a meno di non pensare di versare una pensione più bassa al lavoratore che va in pensione, scelta politica difficile Infine i contributi da versare per sostenere un numero più elevato di anziani aumenterebbero se l’età pensionabile diminuisse, e quindi anche il costo del lavoro aumenterebbe, rendendo più difficile l’assunzione di nuovi lavoratori.

Alcuni studi mostrano che più in un paese è alto il tasso di attività degli anziani, minore è il tasso di disoccupazione giovanile: non necessariamente le due variabili hanno tra loro una relazione causale, bensì sono segnali dello stato di salute dell’economia e sono semplicemente correlate. In sintesi, l’aumento dell’occupazione giovanile può riflettere un miglioramento della situazione economica, una riduzione della pressione fiscale, un aumento della produttività, ma non una accelerazione dei termini di pensionamento dei più anziani, soprattutto se si desiderano effetti di lungo periodo.

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