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Domenica, 28 Novembre 2021
Ipotesi

Pensioni: spunta la doppia opzione per lasciare il lavoro a 62 o 64 anni

Il governo ha convocato i sindacati martedì, oggi, sul tema delle pensioni. Inizia il confronto per il superamento di Quota 102 dal 2023. Sono tre le ipotesi forti

Sulle pensioni la strada - almeno per i prossimi mesi - è segnata: le principali modifiche per il 2022 riguarderanno un ulteriore allargamento alle donne e a nuove mansioni gravose del perimetro dell’Anticipo pensionistico sociale (Ape sociale). Ma soprattutto c'è Quota 102, la possibilità di uscire dal lavoro con almeno 64 anni d’età e 38 di contribuzione, che è stata individuata dal governo per rendere più graduale nel 2022 il superamento di Quota 100. Opzione donna è molto vicina a diventare strutturale. Sulla "salvaguardia pensionistica" delle lavoratrici ci sarebbe una maggioranza trasversale in Parlamento e non viene innalzata a 60 anni la soglia anagrafica d’accesso. Si punta poi all’estensione a tutti i lavoratori delle aziende con meno di 15 dipendenti del Fondo per le uscite anticipate (ma i soldi a disposizione sono poichi).

Quota 102 resta il punto fermo, non potrà essere rimessa totalmente in discussione al Senato in alcun modo nelle prossime settimane, anche se alcune sigle sindacali proprio non ci stanno. Rispetto al precedente incontro sulle pensioni "ci aspettiamo che il Governo abbia cambiato idea o che abbia letto le nostre proposte per darci qualche risposta". Lo ha detto il leader della Uil, Pierpaolo Bombardieri, a "Tagadà" ribadendo che quota 102 non va bene perché è "una presa in giro". Bombardieri ha aggiunto: "Vediamo domani cosa ci dirà il presidente del consiglio, cui porteremo le nostre proposte presentate da tanti mesi a lui e ai ministri. Sono le stesse, non abbiamo cambiato idea. Bisogna dare risposte a chi ha pagato di più il prezzo della pandemia: giovani e donne. Ci confronteremo nel merito come abbiamo sempre fatto".

L'apertura del tavolo sulle pensioni "è importante, un segnale che abbiamo apprezzato". Così parlava il leader della Cisl, Luigi Sbarra, commentando la convocazione a Palazzo Chigi sulle pensioni. "Pensiamo che bisogna aprire il cantiere per un cambiamento vero della riforma Fornero - ha detto - creando un sistema equo, sostenibile, flessibile e affrontando delle priorità: pensione di garanzia per i giovani e le donne, allargare il perimetro del lavoro gravoso e usurante definendo un intervento strutturale sull'Ape sociale, negoziare misure misure di flessibilità in uscita a partire da 62 anni, incentivare l'adesione alla previdenza complementare e allargamento del perimetro della 14esima. Le pensioni non possono essere considerate solo un costo economico. C'è anche un tema di sostenibilità sociale".

Pensioni: cosa succederà dopo Quota 102

Il governo ha convocato i sindacati martedì, oggi, sul tema delle pensioni. Obiettivo è individuare una strada il più possibile condivisa per giungere a un equo assetto previdenziale nel 2023, alla fine Quota 102. Draghi ha già fissato un preciso paletto: qualsiasi forma di flessibilità in uscita o di pensionamento anticipato dovrà essere vincolata al ricalcolo contributivo dell’assegno, sulla falsariga di quanto già previsto per Opzione donna. Semplificando al massimo, si intende con metodo retributivo il calcolo dell’assegno pensionistico sulla base delle ultime retribuzioni, mentre con metodo contributivo si tiene in considerazione l’ammontare dei contributi effettivamente versati.

Come si calcola la pensione? Differenza tra metodo retributivo e contributivo

I sindacati partono da posizioni diverse: chiedono flessibilità in uscita diffusa partendo dai 62 anni d’età oppure al raggiungimento dei 41 anni di contribuzione, oltre a specifiche tutele per giovani e lavori gravosi. Il confronto sarà lungo e laborioso. Non c'è fretta.  Sulle pensioni, ragiona oggi il Sole 24 Ore, l’orizzonte del confronto "sembra essere quello del prossimo Def di primavera, da proiettare poi sulla manovra 2023".

Cosa sarebbe la doppia opzione 62-64 anni per la pensione

Ma si può già parlare di alcune opzioni in teoria fattibili, come la pensione anticipata, ricalcolata in configurazione contributiva, con almeno 64 anni d’età e 20 di contribuzione al raggiungimento di un ammontare mensile pari a 1,5-2,5 l'importo mensile dell'assegno sociale. Tale canale d’uscita è sostanzialmente già previsto ma solo per i soggetti totalmente “contributivi” (chi ha cominciato a lavorare dal 1996): "Una derivata di questa opzione potrebbe essere quella con una soglia anagrafica minima a 62 anni, accompagnata magari da un requisito contributivo leggermente più elevato del “64+20”. In questo modo verrebbe recepita, seppure parzialmente, la richiesta dei sindacati di consentire i pensionamenti anticipati già con 62 anni d’età, anche se il trattamento sarebbe interamente contributivo" spiega il quotidiano di Confindustria.

Altre ipotesi sono sempre l'anticipo a 62-63 anni della sola quota "contributiva" dell’assegno (il piano Tridico) oppure un pensionamento anticipato con 63 anni d’età e 41 anni di contribuzione.

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