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Venerdì, 26 Novembre 2021
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In pensione a 64 anni con Quota 102, 103 e 104: cosa può cambiare dal 1º gennaio (poi torna la Fornero)

Il dopo Quota 100 è tutto da definire. L'esecutivo non intende stravolgere i paletti fissati nel Dpb. Si lavora sui dettagli: ipotesi di uscite a 64 anni (per i prossimi 3 anni) con contributi crescenti (38, 39 e 40 anni). Ma il ritorno alla Fornero non viene scalfito

Pensioni, è la settimana decisiva. La coperta è cortissima, molto più di quanto ipotizzabile solo qualche mese fa. I contrasti nella maggioranza dovranno essere appianati giovedì, il giorno in cui potrebbe essere convocato il Consiglio dei ministri per una prima approvazione della legge di bilancio. Il dopo Quota 100 è tutto da definire. L'esecutivo non intende stravolgere i paletti fissati nel Documento programmatico di bilancio (Dpb) inviato a Bruxelles:  600 milioni il prossimo anno, 450 nel 2023 e 510 nel 2024. Pochi per pensare a una riforma incisiva e articolata: sarà una pezza.

Il segretario del Pd Enrico Letta chiede di allontanarsi dal sistema delle Quote che è invece fortemente voluto dalla Lega e chiede di intervenire con un meccanismo flessibile, in particolare per lavori gravosi e donne. "Il problema di fondo - ha detto Enrico Letta a Che tempo che fa - è che è sbagliato il metodo della Quota. Quota 100 è stato un errore: chi ne ha usufruito ha avuto un vantaggio ed è contento ma per l'80% sono uomini, è uno strumento diseguale che discrimina le donne. Secondo me più che il tema della Quota, le due cose da fare sono flessibilità a seconda dei lavori gravosi e poi dare un messaggio importante alle donne con Opzione donna. Combatteremo perché in legge di bilancio il punto essenziale siano le donne e i giovani", ha spiegato Letta.

Quota 102, 103 e 104 fino al 2024: le ultime ipotesi sulle pensioni

Il governo ha respinto la proposta di Matteo Salvini di applicare Quota 102 per due anni, perché creerebbe uno scalone. Si starebbe lavorando su un meccanismo con età fissa di uscita a 64 anni fino al 2024 e contributi crescenti. L'idea potrebbe essere più gradita ai Dem ma non convincerebbe ancora i leghisti, che però dicono di voler trattare e lanciano le loro contro-proposte.  Certo è che l'addio all'impostazione delle Quote e di qualcosa che si avvicini a Quota 100 + psicologicamente difficile da accettare per chi, con le regole attuali, si trova a un soffio dall’uscita dal lavoro nei primi mesi del 2022.

C'è un elemento che va rimarcato: secondo il governo Draghi: il ritorno alla legge Fornero sulle pensioni con la cancellazione di Quota 100 "non è equivocabile - sottolinea oggi Repubblica -  E la trattativa in corso con le forze di maggioranza potrà solo definire il percorso, graduale ma breve, per far rivivere la soglia dei 67 anni". L'obiettivo attuale è attutire ancor di più lo scalone dei 67 anni, e per questo si potrebbe valutare una transizione più lunga, fino al 2024,

Lo scontro con i sindacati (mercoledì un incontro con le parti sociali è stato già fissato, sebbene su un altro ordine del giorno) sarà inevitabile: potremmo assistere a un calendario di mobilitazioni. Cgil, Cisl e Uil hanno scelto nelle ultime 24 ore la strada del silenzio. Impossibile districarsi tra le mille ipotesi di stampa, vorranno sapere direttamente da Draghi e dal ministro dell'Economia Franco qual è la strada scelta dal governo per andare oltre Quota 100 dal 1 gennaio 2022. La richiesta dei sindacati è sempre la stessa, ovvero una flessibilità che permetta di ritirarsi dal lavoro dai 62 anni e tenga conto del fatto che non tutti i lavori sono uguali. Oppure uscite dopo 41 anni di contributi. Misure che difficilmente troveranno spazio al tavolo di Palazzo Chigi. L’ipotesi dei 41 anni, indipendentemente dall’età anagrafica, è stata scartata dal Mef perché costa 4-5 miliardi all’inizio e sale a 9 miliardi dopo il 2029.

Continuano le trattative serrate che coinvolgono Palazzo Chigi, il Mef e i ministri alla ricerca delle ultime limature alla manovra. Il Tesoro per ora ha respinto la controproposta del partito di Salvini di tenere Quota 102 per 2 anni ma sta lavorando l'ipotesi di uscite a 64 anni (per i prossimi 3 anni) con contributi crescenti (38, 39 e 40 anni). In pratica Quota 102, 103 e 104. Quindi tenere ferma l'età a 64 anni e incrementare i contributi a 38, 39 e 40.

Il problema dello schema ventilato con le Quote 102 e 104 come presentate la scorsa settimana è che la platea dei beneficiari sarebbe molto esigua, circa 10 mila persone nei due anni ipotizzati per l’uscita a 64 e 66 anni con 38 di contributi: 8.524 nel 2022 e 1.924 nel 2023.  Nei fatti Quota 102 servirebbe solo a chi era a un soffio da Quota 100 e aveva l’età ma non i 38 anni di contributi. Quota 104 probabilmente rigaurderebbe una platea ancora più ridotta visto che l’uscita a 66 anni sarebbe molto vicina ai 67 anni ordinari della vecchiaia, e non si capisce per quale motivo sarebbe conveniente accettare un assegno più basso per pochi mesi lavorativi di differenza.

Mentre la politica litiga su Quota 100, 102 e 104 ci sono una marea di Quota Zero che restano sullo sfondo del dibattito. Ovvero i giovani entrati tardi nel mondo del lavoro, i giovani tutti totalmente nel contributivo: per loro la soglia della pensione è ben oltre i 70 anni, alcuni anche a 75. Il 25enne di oggi vede come età di uscita una forchetta che oscilla tra quasi 69 anni e quasi 73 anni secondo le ultime stime più realistiche. 

Pensioni: verso rinnovo Opzione Donna e estensione Ape social

Per aiutare le donne, considerate da molti osservatori ed esperti le più penalizzate dalle riforme degli ultimi anni, "non possiamo che riconfermare l’Ape sociale, rafforzata però in modo significativo", dice a Repubblica Marialuisa Gnecchi, vicepresidente Inps e storica deputata Pd esperta di pensioni. "Opzione donna non è un favore alle donne, visto che incorpora una penalizzazione implicita, con il ricalcolo contributivo: ma allora perché non riconfermarla? In questi anni nulla si è fatto per le donne, se non l’Ape sociale che consente alle disoccupate di uscire a 63 anni con 30 di contributi o 28 se hanno figli, al massimo due. O 34 anni anziché 36, sempre se hanno figli, se impiegate in professioni gravose. Quota 100 per il 70% ha beneficiato gli uomini, anche se all’inizio, soprattutto nel 2019, ha aiutato anche molti disoccupati. La sua fine non determina il ritorno alla Fornero, perché quella manovra non è mai stata scalfita".

Il centrosinistra, invece, vuole il rinnovo di Opzione Donna e l’estensione dell’Ape social ad altre categorie di lavori gravosi. La commissione tecnica guidata da Cesare Damiano ne ha indicate altre 27, da aggiungere alle 15 già esistenti. Servono circa 800 milioni.

"Quota 100 ha fallito, ma la Cgil sbaglia"

"La cosiddetta 'Quota 100' ha fallito i suoi obiettivi in quanto solo un terzo degli aventi diritto ne hanno fatto ricorso e la promessa di creare nuovi posti di lavoro (3 posti ogni 1 pensionato con quota 100) è clamorosamente mancata, dato che si sono aperti solo 0,4 posti di lavoro" per ogni uscita con Quota 100.
Inoltre, hanno usufruito di quota 100 prevalentemente dipendenti di aziende e della Pubblica Amministrazione nel centro nord d'Italia, contribuendo per questa via alla penalizzazione del Sud". Lo sottolinea Roberto Di Maulo segretario generale Fismic Confsal ricordando che "era ampiamente previsto che Quota 100 sarebbe finita a dicembre 2021. Attualmente esistono almeno nove altri sistemi per andare in pensione anticipatamente (opzione donna, precoci, ecc.), tanto è vero che l'età media con cui gli italiani vanno realmente in pensione è di 61,2 anni, ancora tra le più basse d'Europa".

''A nostro avviso questa volta non esiste, a differenza di quando venne introdotta la precedente riforma, un problema di scalone in quanto le regole che saranno in vigore dal primo gennaio prossimo sono le stesse in vigore oggi, fatta salva la possibile opzione per gli aventi diritto di utilizzare Quota 100'' spiega Di Maulo che aggiunge di 'condividere' le "ulteriori tre manovre che permetteranno un atterraggio morbido", ovvero un allargamento della platea ai cosiddetti lavori gravosi a ben altre 27 categorie, oggi non prese in considerazione; Quota 102 nel 2022 e Quota 104 nel 2023. "Consideriamo quindi sbagliate - osserva il sindacalista - le richieste avanzate dalla CGIL (anche dalla UIL e CISL??) e di alcune forze politiche che vorrebbero che il governo concedesse la possibilità di andare in pensione a tutti quelli che maturano 41 anni di contribuzione, in quanto utopistica, piena di populismo e inattuabile", conclude Di Maulo.

La riforma degli ammortizzatori sociali

La riforma degli ammortizzatori sociali è invece meno in dubbio. La riforma dal 2022 prevede ammortizzatori universali per tutti: la Cig dovrebbe venire estesa anche alle imprese sotto i 5 dipendenti, inclusi parrucchieri e negozi di quartiere. Le risorse stanziate - 3 miliardi di cui 1,5 dallo stop al cashback — sarebbero sufficienti per partire bene.

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