Lunedì, 25 Ottobre 2021
Ipotesi e costi

In pensione in anticipo: la ''bomba'' sull'Inps e l'uscita in due fasi

Il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, ha parlato in audizione alla Camera delle diverse proposte di legge per l'accesso alla pensione. Dal superamento di Quota 100 all'ipotesi Quota 41, ecco quali sarebbero i costi 

Il tema pensioni si scalda sempre di più con la Legge di Bilancio 2022 che dovrà affrontare la mancata proroga di Quota 100 con una o più misure in grado di garantire la flessibilità nell'uscita dal lavoro. Ma quali sono le ipotesi sul tavolo del Governo? Quali sarebbe il loro impatto economico? Il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, ha analizzato diversi scenari e i relativi costi durante la Commissione Lavoro della Camera.

La fine di Quota 100

Uno degli argomenti chiave è stato ovviamente il superamento di Quota 100, la misura che prevedeva l'uscita dal lavoro con 62 anni di età e 38 di contributi, che andrà in scadenza il 31 dicembre 2021: ''Per affrontare la fine di Quota 100 si potrebbe prevedere per i lavoratori appartenenti al sistema misto la possibilità di accedere intorno ai 63/64 anni a una prestazione di importo pari alla quota contributiva maturata alla data della richiesta per poi avere la pensione completa al raggiungimento dell'età di vecchiaia. L'ipotesi sarebbe sostenibile dal punto di vista finanziario con un aggravio di circa 2,5 miliardi per i primi tre anni e risparmi a partire dal 2028. Nel 2022 potrebbero accedere a questo strumento 50mila persone per una spesa di 453 milioni mentre nel 2023 potrebbero accedere 66mila persone per 935 milioni. Gli anni con il costo più sostenuto sarebbero il 2024 e 2025 con oltre 1,1 miliardi l'anno e 160mila uscite nel biennio''.

I requisiti sarebbero i seguenti:

  • almeno 63/64 anni di età (requisito da adeguare alla speranza di vita);
  • essere in possesso di almeno 20 anni di contribuzione;
  • aver maturato, alla data di accesso alla prestazione, una quota contributiva di pensione di importo pari o superiore a 1,2 volte l'assegno sociale.

La prestazione completa spetta fino al raggiungimento del diritto per la pensione di vecchiaia.

La pensione anticipata per chi ha avuto il Covid

''La prestazione – spiega Tridico – è parzialmente cumulabile con redditi da lavoro dipendente e autonomo, e si potrebbero prevedere - spiega - meccanismi di staffetta generazionale, legati anche a part time ed é incompatibile con trattamenti pensionistici diretti, trattamenti di sostegno al reddito, reddito di cittadinanza, APE sociale e indennizzo per la cessazione dell'attività commerciale''.

Il costo di Quota 41

Tridico ha anche quantificato il costo economico della variante proposta dei sindacati: ''Quota 41 costerebbe dai 4,33 miliardi agli oltre 9 miliardi l'anno''. La Quota 41 di Cgil Cisl e Uil prevede l'uscita dal lavoro con  41 anni di contributi a prescindere dall'età anagrafica. Secondo i dati del presidente dell'Inps, nel 2022 il maggiore costo sarebbe pari a 4,33 miliardi; 5,99 miliardi nel 2024; 5,86 miliardi nel 2025. I costi salirebbero poi a 9,57 miliardi nel 2029 per posizionarsi ad oltre 9 miliardi fino al 2031.

Ampliamento dell'Ape sociale

Costerebbe a regime circa 1 miliardo di euro l'ampliamento dell'accesso all'Ape sociale individuato dalla Commissione tecnica al lavoro sulla riforma delle pensioni. Quattro le modifiche ipotizzate dai tecnici: proroga dell'Ape sociale fino al 2026; integrazione di alcuni codici di professioni riferiti ad attività affini a quelle attualmente presenti nella categoria dei gravosi;l' eliminazione della condizione di conclusione della prestazione di disoccupazione da almeno 3 mesi ai fini dell'accesso all'Ape sociale e riduzione del requisito di anzianità contributiva per i gravosi appartenenti al settore edile da 36 anni a 30 anni. 

"L'ampliamento delle categorie di attività gravose per l'accesso all'Ape sociale avrebbe conseguenze anche per il conseguimento del diritto al pensionamento in favore dei lavoratori precoci nonché ai fini dell'esclusione dall'adeguamento alla speranza di vita per l'accesso al pensionamento di vecchiaia - spiega ancora Tridico - In particolare il costo nel suo insieme ammonterebbe a 126,7 milioni nel 2022; a 337,1 milioni nel 2023 per arrivare nel 2024 a 520,7 milioni''.

Ricatto gratis della laurea: costo pesante

Il presidente dell'Inps si è detto poi favorevole alla proposta sul riscatto gratis della laurea, nonostante gli ingenti costi che questa misura comporterebbe: ''Sì alla proposta di riscatto gratuito della laurea da indirizzare alla pensione di garanzia per i giovani ma attenzione ai costi che si tradurrebbe in un esborso importante per le casse dello Stato, tra i 4 ed i 5 miliardi l'anno. Il riscatto della laurea ha due caratteristiche positive, incentiva il giovane e contribuisce all'aumento delle skills in un paese dove il tasso dei laureati è tra i più bassi dell'Ue. Oltre a pareggiare una sorta di discriminazione che potrebbe denunciare chi resta di più tra i banchi di scuola rispetto all'ingresso mercato nel mercato del lavoro", spiega ricordando come in Germania addirittura sia possibile il riscatto gratuito anche di due anni delle suole superiori. "Ma la verità è che c'è un costo molto importante da sostenere non inferiore ai 4-5 milioni di euro l'anno".

Anticipo della parte contributiva: ''Ipotesi sostenibile''

Una via percorribile secondo Tridico sarebbe invece quella di anticipare a chi vuole andare in pensione solo la quota contributiva lasciando la parte retributiva al compimento dei 67 anni: ''Un'ipotesi pienamente sostenibile perché non comporta nel medio periodo sostanzialmente nessun aggravio sulle Casse dello Stato''. 

"Flessibilità e Sostenibilità finanziaria", sono le doti della proposta che non disegna una 'gabbia' rigida entro cui contenere i futuri pensionati ma lascia al lavoratore l'opportunità della scelta con costi che nel medio periodo, dice ancora, sono sostanzialmente azzerati. A conti fatti, sarebbero 332mila dal 2022 al 2027 le pensioni aggiuntive che potrebbero essere attivate con la proposta a fronte di un costo di 4,2 milioni tra il 2022 e il 2027 che sarebbero poi recuperati da risparmi di spesa che dal 2027 al 2031 sarebbero pari a 2 mld di euro complessivamente.

Per accedere al pensionamento della sola parte contributiva, come ricorda ancora Tridico, servono i seguenti requisiti:

  •  aver compiuto almeno 63-64 anni di età, tetto comunque suscettibile di adeguamento alla speranza di vita;
  • essere in possesso di almeno 20 anni di contribuzione;
  • aver maturato al momento della scelta una quota contributiva di pensione di importo pari o superiore a 1,2 volte l'assegno sociale.

La pensione così strutturata spetterebbe comunque fino al raggiungimento del diritto a quella di vecchiaia. In quel momento il lavoratore, infatti, potrà accedere al trattamento pensionistico costituito dalla somma della quota retributiva e della quota contributiva determinata al momento di accesso alla prestazione.

''Una modalità di pensionamento, quello solo contributivo, ricorda ancora Tridico, "parzialmente cumulabile con i redditi da lavoro dipendente e quello autonomo" così come sarebbe possibile ancorare la prestazione a futuro meccanismi di staffetta generazionale, legati anche a part time. La prestazione invece sarebbe incompatibile, conclude, con trattamenti pensionistici diretti, trattamenti di sostegno al reddito, reddito di cittadinanza, Ape sociale e indennizzo per la cessazione dell'attività commerciale.

L'uscita in "due fasi"

Un'altra ipotesi valutata dal presidente dell'Istituto di Previdenza sociale è l'uscita in due fasi:  ''Per i lavoratori appartenenti al sistema misto potrebbe essere prevista un'uscita dal lavoro in due fasi: 63-64 con la quota contributiva, poi a 67 con la pensione integrale. Questo permetterebbe una certa flessibilità e sarebbe pienamente sostenibile in quanto non ha un aggravio sulla finanza pubblica, ma solo un costo di anticipazione di cassa''.

Con questa ipotesi ci sarebbe un aggravio di circa 2,5 miliardi per i primi tre anni a partire dal 2022. I risparmi si otterrebbero dal 2028. Il prossimo anno potrebbero accedervi 50mila lavoratori con una spesa di 453 milioni; 66mila nel 2023 con una spesa di 935 milioni; 87mila nel 2024 con una spesa di 1,13 miliardi. Dal 2028 i risparmi ammonterebbero a oltre 500 milioni l'anno.

I requisiti sarebbero: 

  • aver compiuto almeno 63/64 anni di età (requisito da adeguare alla speranza di vita);
  • essere in possesso di almeno 20 anni di contribuzione;
  • aver maturato, alla data di accesso alla prestazione, una quota contributiva di pensione di importo pari o superiore a 1,2 volte l`assegno sociale.

La prestazione spetta fino al raggiungimento del diritto per la pensione di vecchiaia. Al momento del pensionamento, il lavoratore accede al trattamento pensionistico costituito dalla somma della quota retributiva e della quota contributiva determinata al momento di accesso alla prestazione. La prestazione è parzialmente cumulabile con redditi da lavoro dipendente e autonomo e si potrebbero prevedere meccanismi di staffetta generazionale, legati anche a part time. È incompatibile con trattamenti pensionistici diretti, trattamenti di sostegno al reddito, reddito di cittadinanza, Ape sociale e indennizzo per la cessazione dell`attività commerciale.

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