Sabato, 16 Ottobre 2021
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In pensione prima del previsto: l'Ape Social diventa "super" nel 2022, cosa cambia

Mentre la battaglia mediatica è tutta incentrata su Quota 100, è molto probabile che l'Ape Social, che rende possibile anticipare l’uscita dal lavoro a 63 anni, sarà potenziata dal 31 dicembre 2021 in avanti. E' un modo "semplice" per evitare lo scalone

Quello di Quota 100 "è un terreno su cui sta lavorando e il governo lavorerà. Io credo sia stata una riforma iniqua e costosa, ha impiegato soldi che potevamo dare a giovani per trovare il loro primo lavoro. E' iniqua perché all'80% ne ha usufruito gli uomini, dunque è discriminatoria per le donne". Così Enrico Letta, ieri sera ospite di Skytg24. "Io credo che per il superamento Quota 100 si debba partire dal concetto di lavoro usurante. Io sono d'accordo che a 65, 66 anni si vada in pensione prima, ma soprattutto se chi lavora deve stare su ponteggi, inseguire dei rapinatori o lavorare in condizioni usuranti. E' un tema che va affrontato, ma non con la logica attuale, va affrontato mettendo al centro il concetto di lavoro usurante, e credo sia importante che governo e sindacati ne parlino per trovare una soluzione che superi Quota 100".

La linea della Lega è chiara: "Quota 100 non si tocca, portare da 62 a 67 anni l'età pensionabile dal primo gennaio è impensabile dopo il Covid. Se a sinistra qualcuno pensa di tornare alla legge Fornero la Lega farà le barricate, 5 anni di vita non si rubano". A dirlo ieri è stato Matteo Salvini a Bovolone, in Veneto.

"Quota 100 sarà abolita con il nuovo anno e Salvini lo sa bene, non vada in giro a ingannare cittadini ed elettori. La misura che lui ha voluto è stata un flop, come mostrano tutti i numeri. E sono chiacchiere anche le barricate contro il ritorno della Fornero, su cui dobbiamo invece lavorare insieme a Draghi per evitare l'ingiustizia dello scalone" spiega la presidente del gruppo Pd alla Camera Debora Serracchiani, replicando al leader della Lega Matteo Salvini.

Se si considera che le suddette dichiarazioni arrivano dai principali esponenti di due partiti che fanno parte della stessa maggioranza, si capisce quanto sia complesso il compito che attende il governo Draghi: trovare una sintesi sulle pensioni 2022 non sarà affatto facile.

Pensioni, esiste il rischio scalone

Il rischio scalone c'è ed è concreto. Lo scalone comporterebbe un aumento dei requisiti per il pensionamento di ben sei anni nella notte fra il 31 dicembre 2021 e il 1 gennaio 2022, come quello introdotto nel 2011 dal governo Monti. Ma al momento non vi è una emergenza economica paragonabile a quella del 2011 per giustificare in qualche modo una disparità di trattamento immediata e pesante.

Di colpo il pensionamento sarebbe accessibile solo a partire dai 67 anni di età. Si andrebbe verso scenari molto complessi. Dal 31 dicembre 2021, senza un’eventuale armonizzazione, per gli esclusi ci sarà un aumento secco di cinque o sei anni dei requisiti di pensionamento. Ecco un caso limite: Mario e Giovanni hanno lavorato 38 anni nella stessa azienda solo che il primo è nato nel dicembre del 1959 e il secondo nel gennaio del 1960. Mario andrà in pensione (se lo vorrà) a 62 anni, mentre Giovanni dovrà optare tra un pensionamento anticipato con 42 anni e 10 mesi nel 2026 o il pensionamento di vecchiaia con 67 anni e nove mesi, addirittura nel 2029. Tale scalone andrebbe persino oltre quello della vecchia riforma Maroni (legge 243/2004), quando fu introdotta una differenza di tre anni lavorativi tra chi avrebbe maturato il diritto alla pensione il 31 dicembre del 2007 e chi lo avrebbe fatto il primo gennaio del 2008.

Pensioni: Ape Social sarà potenziata

Certo è che in qualche modo il governo interverrà sul fronte pensionistico. Non ci dovrebbe essere più la possibilità di uscita anticipata con almeno 62 anni d'età e 38 di contributi, ma è al contempo impraticabile un ritorno secco a tutte le soglie di pensionamento introdotte dalla Fornero. I tecnici del ministero dell'Economia hanno ribadito un secco no a interventi troppo invasivi e costosi come il ricorso a nuove Quote, da Quota 102 a Quota 41. E' altamente probabile che si procederà potenziando e rendendo strutturali strumenti ben noti e già esistenti, come l'Ape sociale, Opzione donna o i contratti d'espansione. Si va verso nuove forme di flessibilità in uscita.

Tutte le indiscrezioni più credibili indicano che si deciderà in primis il potenziamento dell'Ape sociale (attualmente prevista in scadenza a capodanno), che dovrebbe essere utilizzabile anche da altre categorie di lavoratori impegnati in attività considerate gravose o usuranti. Decisivo sarà  l'allargamento della platea. La flessibilità in uscita non può infatti che essere affiancata da misure mirate e già rodate come Opzione donna, Ape sociale o come i contratti di espansione, se si intende passare dalle parole ai fatti dopo mesi di dibattito stantìo.

Con Opzione donna le lavoratrici possono uscire dal mondo del lavoro a 35 anni netti di contribuzione e 58 anni di età anagrafica, per le subordinate, 59 anni per le lavoratrici autonome. L’Ape sociale è invece un sussidio erogato mentre si attende il raggiungimento dell’età pensionabile rivolto ai contribuenti di entrambi i sessi che hanno compiuto 63 anni e con 30-36 anni di contributi versati. Dovrebbero essere rinnovate entrambe anche per i prossimi anni, non ci sono particolari dubbi in tal senso, ma dovrebbero essere anche rafforzate strutturalmente. Si va in quella direzione.

La commissione sui lavori gravosi, istituita dal governo Gentiloni all’inizio del 2018, mai operativa fino alla primavera scorsa e ora presieduta dall’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, ha chiuso una prima istruttoria e ha allargato a 203 le mansioni pesanti che potrebbero permettere di anticipare l’uscita a 63 anni con misure quali l'Ape Social. Se ne saprà di più entro a fine di ottobre. Di sicuro un potenziamento dell'Ape Social (in concomitanza con la scadenza di Quota 100) dovrebbe andare di pari passo con uno stanziamento di fondi ben superiore ai 411,1 milioni di euro di fondi previsti per quest'anno, perché la misura diventerebbe molto più popolare, vista l'assenza di alternative.

Come funziona l'Ape Social

Con l'Ape Social è possibile anticipare l’uscita dal lavoro a 63 anni. Ma la misura fino ora rivolta solo alle seguenti categorie:

  • sono disoccupati e da almeno 3 mesi hanno concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione loro spettante. Per questi sono richiesti 30 anni di contribuzione;
  • assistono da almeno 6 mesi il coniuge o parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravita, ovvero un parente o un affine di secondo grado convivente qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 70 anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti. Anche per questi sono richiesti 30 anni di contributi;
  • sono stati riconosciuti come invalidi civili almeno al 74% e con almeno 30 anni di contributi;
  • abbiano svolto da almeno 7 anni negli ultimi 10, ovvero almeno 6 anni negli ultimi 7, un’attività gravosa. Per questi, però, sono richiesti 36 anni di contributi.

Non si tratta di un pensionamento all’età di 63 anni: si riceve un’indennità sostitutiva pari alla pensione maturata fino a quel momento, senza penalizzazioni particolari, in quanto è lo Stato a farsi carico dei costi. Cosa si perde con l'Ape social? L'indennita' è pari al valore lordo della pensione maturata al momento della richiesta dell'ape sociale entro un massimo di 1.500 euro lordi mensili non rivalutabili annualmente ed è corrisposta per 12 mensilità l'anno (sulla prestazione non è corrisposta né la 13^ né la 14^).

La pensione arriverà poi al raggiungimento dei requisiti previsti dalla legge Fornero. I dettagli sono tutti da limare, ma l'Ape Social è arrivata per restare.

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