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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
Via dal lavoro

Tutti in pensione con l'Ape sociale? C'è un problema

L'eccezione degli edili ai quali viene concesso un corposo sconto di 4 annui sui contributi è secondo i tecnici del Mef un precedente "pericoloso". Facile prevedere in vista del 2023 la corsa di molte categorie di lavori gravosi a invocare lo stesso trattamento

Tra tre giorni terminano i tre anni di Quota 100, la lunga sperimentazione per andare prima in pensione introdotta nel 2019 dall'allora governo gialloverde Lega-M5s. Nel 2022 si lascerà il lavoro in anticipo rispetto ai requisiti della legge Fornero (67 anni di età, oppure 42 anni e 10 mesi di contributi, 41 anni e 10 mesi le donne) con la nuova "Quota 102", ovvero con 64 anni di età e 38 di contributi. Avrà un impatto limitato e riguarderà poche migliaia di lavoratori secondo i sindacati. Poi a partire dal 2023 ci sarà la riforma vera e propria del sistema pensionistico alla quale lavoreranno nel primo trimestre dell'anno nuovo parti sociali e governo. 

Pensioni: chi lascia il lavoro dal 1º gennaio 2022

La legge di bilancio ha inoltre prolungato fino al 31 dicembre 2022 "Opzione donna", misura che convince: permette di lasciare il lavoro, ricalcolando però tutto l'assegno col sistema contributivo (e perdite sulla pensione netta mensile che possono arrivare anche al 30 per cento e più), avendo maturato un'anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni ed un'età anagrafica pari o superiore a 58 anni per le lavoratrici dipendenti e a 59 anni per le autonome.

Continua per tutto il 2022 l'Ape sociale, che prevede un assegno massimo di 1.500 euro lordi al mese, erogato per 12 mesi fino al raggiungimento dell'età pensionabile a patto di aver svolto mansioni gravose per sei degli ultimi sette anni o sette degli ultimi 10 anni. Dal 1º gennaio 2022 la lista dei lavori gravosi si allunga: passano da 15 a 23 le categorie ammesse all'anticipo. Coinvolgerà anche professori di scuola primaria e pre-primaria, tecnici della salute, magazzinieri, professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali; estetisti, professioni qualificate nei servizi personali, artigiani, operai specializzati, agricoltori, conduttori d'impianti e macchinari per l'estrazione e il primo trattamento dei minerali, operatori d'impianti per la trasformazione e lavorazione a caldo dei metalli. I requisiti di accesso sono sempre gli stessi: 63 anni d'età e 36 anni di contributi, 30 se disoccupati, disabili o caregiver, con l'eccezione degli edili ai quali viene concesso un corposo sconto di 4 annui sui contributi, mentre viene eliminato il requisito di accesso all'Ape dei 3 mesi dalla fine della Naspi, il sussidio di disoccupazione. I dipendenti delle Pmi in crisi hanno la possibilità di andare in pensione a 62 anni di età.

Ape sociale: c'è un problema di categorie

Tutto perfetto? Tutt'altro. Nelle ultime ore la Ragioneria generale dello Stato lancia un vero e proprio allarme sull’effetto deroghe al meccanismo originario dell’Ape sociale. L'abbassamento da 36 a 32 anni della soglia contributiva per l’accesso all’Anticipo pensionistico sociale della mansione “gravosa” di lavoratore edile è valida anche per i ceramisti, inseriti appunto tra le attività usuranti. I tecnici del Mef nella relazione tecnica del maxiemendamento, avvertono: "La modifica introdotta, anche se di entità apparentemente contenuta, in realtà altera l’istituto di Ape sociale per i lavoratori addetti ad attività gravose", scrive la Ragioneria. In pratica il ritocco "di fatto indebolisce un requisito contributivo per l'accesso all’anticipo di pensione/prestazione che dovrebbe essere più significativamente elevato per soggetti che lavorano e non sono disoccupati". Non è tutto.

Far calare il requisito contributivo "per i soggetti lavoratori occupati in una singola attività" stabilisce "i presupposti per ulteriori richieste da parte dei lavoratori che esercitano altre attività incluse nella lista dei lavoratori gravosi". In altre parole, l'eccezione degli edili ai quali viene concesso un corposo sconto di 4 annui sui contributi si trasforma secondo i tecnici del Mef in un precedente "pericoloso". Facile prevedere in vista del 2023 la corsa di molte categorie di lavori gravosi a invocare lo stesso "sconto" contributivo. Perché mai non dovrebbero tentare, in fondo? Abbassare a 32 anni di contributi l’accesso ad Ape sociale per l’impiego in una o nelle attività "gravose" determinerà sicuramente la richiesta di inserire i lavoratori addetti ad attività usuranti nella lista dei beneficiari di Ape sociale, con ulteriori e significativi oneri. E la coperta è sempre corta. 

Se la riforma delle pensioni sarà senz'altro nel solco tracciato con il sistema contributivo, la flessibilità in uscita potrebbe essere garantita proprio dal rafforzamento dell’Ape sociale. Ma, calcola oggi il Sole 24 Ore, il costo dei ritocchi su “edili” e “ceramisti” è stato quantificato in 2,7 milioni nel 2022, 3,8 nel 2023, 3,6 nel 2024, 2,6 nel 2025, 2 milioni nel 2026, 0,8 milioni nel 2027 per poi annullarsi nel 2028. Complessivamente, l’allargamento del bacino dell’Ape sociale previsto dalla legge di bilancio impatta sui conti per quasi 147 milioni il prossimo anno. Ma il Servizio Bilancio di Montecitorio ha fatto notare che sull’Ape sociale nella relazione tecnica non c'è la stima delle platee per singole annualità. Se la riforma delle pensioni sarà tutta incentrata sull'Ape sociale, i conti andranno fatti con molta cura, valutando con precisione la reale entità dell'allargamento della platea di chi potrà chiedere l'anticipo pensionistico. 

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