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Lunedì, 6 Febbraio 2023
La manovra

Pensioni, dagli aumenti a Opzione donna: cosa può cambiare in Parlamento

Su Quota 103 e Ape sociale difficilmente ci saranno sorprese. Diverso il discorso per 'Opzione donna' che con l'attuale legge di bilancio è stata depotenziata. Forza Italia in pressing per alzare gli importi dei trattamenti minimi

Sulle pensioni i giochi sono (quasi) fatti, ma qualche incognita resta. L'attuale versione della legge di bilancio, ancora emendabile dal Parlamento entro il 31 dicembre, prevede la possibilità di uscire dal lavoro a 62 anni per chi ne ha almeno 41 di contributi (la così detta Quota 103) e la proroga dell'Ape sociale, lo "scivolo" che permette a specifiche categorie di lavoratori in difficoltà (ad esempio perché hanno svolto per anni lavori gravosi o perché assistono un coniuge con una disabilità o ancora perché si sono ritrovati disoccupati) di ottenere un'indennità mensile come anticipo pensionistico.

Opzione donna: cosa potrebbe cambiare dal 2023

Su Quota 103 e Ape sociale difficilmente ci saranno sorprese in Parlamento. Più incerto invece il destino della così detta 'Opzione donna' che oggi permette di anticipare la pensione alle lavoratrici che hanno 35 anni di contributi. La soglia per aver diritto alla pensione anticipata è di 58 anni di età per le dipendenti e 59 anni per le autonome. 

L'attuale versione della manovra prolunga la misura di un anno, ma introduce alcuni paletti. Dal 2023, se non ci saranno modifiche, potranno accedere ad "opzione donna" solo caregiver, invalide civili e "licenziate" o dipendenti di aziende in crisi. La soglia anagrafica viene alzata a 60 anni, ma (citiamo dal disegno di legge) sarà "ridotta di un anno per ogni figlio nel limite massimo di due anni". Ciò significa che le lavoratrici con un figlio potranno andare in pensione a 59 anni, mentre chi ha due o più figli potrà lasciare il lavoro a 58 anni. I requisiti introdotti dalla manovra riducono notevolmente la platea potenziale a non più di 2.900 lavoratrici per un costo di 20,8 milioni contro i 110 milioni stimati per prorogare la misura alle condizioni attuali.

Non è questa l'unica criticità emersa. A seguito dei cambiamenti apportati, infatti, sarebbero stati sollevati dubbi sul rischio di incostituzionalità sulla norma che lega l'età pensionabile al numero dei figli: questa distinzione potrebbe portare a sollevare la violazione del principio di uguaglianza.

Per questo, secondo le indiscrezioni che trapelano, non è escluso che la norma sui figli possa venire emendata dal Parlamento. Non solo. Tra le varie ipotesi allo studio per modificare la versione molto restrittiva inserita nella legge di bilancio, spunta anche quella di una possibile proroga, ma limitata solo ad alcuni mesi anziché a un anno, dei requisiti oggi in vigore. In tal caso Opzione donna resterebbe così com'è e non sarebbe limitata solo a caregiver, invalide e dipendenti licenziate come previsto dalla manovra varata dal governo. Tutto però è ancora aperto. 

Il pressing sulla maggioranza per alzare ancora le pensioni minime

Un'altra ipotesi in ballo è quella di alzare le pensioni minime fino a 600 euro. L'attuale versione della legge di bilancio prevede già una rivalutazione maggiorata per le pensioni minime che dal 2023 riceveranno un aumento dell'8,8%, che salirà poi al 10% l'anno successivo. Si tratta, beninteso, del meccanismo di indicizzazione che serve ad adeguare i trattamenti all'inflazione. Rispetto alle regole attuali, con la manovra il governo ha voluto dare una mano in più a quei pensionati che percepiscono importi molto bassi.  

Nel 2023 i trattamenti minimi dovrebbe salire di 46 euro netti, passando da 524 a 570 euro (qui tutti le cifre). Nel 2024 poi l'assegno minimo dovrebbe superare i 580 euro. La proposta di Forza Italia è però di portare questi trattamenti a 600 euro, "almeno per chi ha più di 70 anni e un Isee molto basso" ha di recente affermato il vicepresidente della Camera e deputato di Forza Italia, Giorgio Mulè. L'obiettivo, per la verità molto ambizioso e probabilmente irraggiungibile, è quello di portare i trattamenti minimi a 1.000 euro nel corso della legislatura come promesso da Berlusconi in campagna elettorale. Per ora gli azzurri si accontenterebbero anche di un altro mini-aumento, destinato solo agli anziani sopra i 70 anni e con un reddito Isee inferiore a una determinata soglia. Inutile dire che le risorse sono risicate: non è affatto scontato che la proposta vada in porto. 

Quota 103: l'85% dei beneficiari sarebbero uomini

Intanto in un documento consegnato alle commissioni Bilancio di Camera e Senato l'Ufficio parlamentare di bilancio ha stimato gli effetti della riforma previdenziale. Secondo l'Upb, gli utilizzatori di Quota 103 sarebbero soprattutto uomini, circa l'85 per cento del totale. Se tutti gli aventi diritto aderissero a Quota 103 le maggiori pensioni in pagamento a fine anno saranno oltre 56.400 nel 2023, circa 40.800 nel 2024 e poco meno di 6.400 nel 2025. Se invece l'adesione fosse analoga a quella di Quota 100 nel triennio 2019-2021, il numero di pensioni aggiuntive sarebbe pari a poco più di 29.700 nel 2023, poco più di 26.000 nel 2024 e circa 2.900 nel 2025. 

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