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Domenica, 14 Aprile 2024
Tema caldo

Pensioni, assegni più ricchi (anche di 100 euro) dal 1º gennaio: cosa può succedere

La richiesta delle parti sociali è un intervento per tutelare il potere d'acquisto. Si punta alla piena indicizzazione degli assegni, a un rafforzamento delle cosiddette "quattordicesime" fino a 1.500 euro e ad abbassare la tassazione

Pensioni, tema sempre caldo. Il tema dell'aumento dei prezzi "deve avere una risposta" da parte del governo. Lo ha detto due giorni fa il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, intervenendo al congresso della Fim-Cisl in svolgimento a Torino. "E' un tema che dobbiamo porci - ha proseguito - un confronto schietto e dialettico con il sindacato nell'interesse generale si deve porre per tutelare il potere d'acquisto di pensionati e lavoratori. Non si può far saltare gli equilibri economici delle aziende. Siamo in tempi di guerra e il Governo deve avere il coraggio di prendere decisioni eccezionali".

"Patto sociale per tenere insieme sviluppo, produttività ed aumento dei salari. Ma servono piu' risorse contro il caro prezzi", ha detto sempre a Torino il Segretario Generale della Cisl Luigi Sbarra. "Stiamo aspettando nelle prossime giornate una nuova convocazione del Governo -ha aggiunto -. E' importante che il premier Draghi abbia indicato alle parti sociali l'obiettivo di un patto sociale, una strada auspicata da tempo dalla Cisl, per accelerare gli investimenti pubblici e privati, difendere i salari e le pensioni dalla fiammata inflazionistica, puntare alla qualità e stabilità del lavoro, soprattutto per i giovani e per le donne, sostenere le imprese in crisi"'.

La richiesta dei sindacati, recapitata al governo già da molte settimane, è stata ribadita anche nell'ultimo incontro con Mario Draghi: un intervento immediato per tutelare il potere d'acquisto di salari e pensioni minato dalla corsa dell'inflazione. Il tavolo dovrebbe essere convocato nei prossimi giorni dal premier con l’obiettivo di giungere a un nuovo “patto” con le parti sociali.  Le proposte sul fronte pensioni ci sono. Si punta alla piena indicizzazione degli assegni e a un rafforzamento delle cosiddette "quattordicesime" fino a 1.500 euro, senza rinunciare in ogni caso alla mini-riforma del sistema previdenziale. A scriverlo è il Sole 24 Ore, che evidenzia come sulla previdenza sia già arrivato un segnale di disponibilità, dopo lo stop alla discussione su cosa succederà dal gennaio 2023 alla legge Fornero, visto che le urgenze sono diventate la crisi energetica e il conflitto russo-ucraino. Il segnale di cui sopra è arrivato dal ministro dell'Economia, Daniele Franco, che nell’introduzione del Def ha messo nero su bianco che occorrerà trovare soluzioni per consentire forme di flessibilità in uscita, seppure rimanendo nel solco del metodo contributivo e nel pieno rispetto dell'equilibrio dei conti pubblici. 

Però il Def mette di fatto in guardia dalla nuova impennata prevista per la spesa pensionistica soprattutto a causa della "significativa maggiore indicizzazione" dei trattamenti rispetto a quanto ipotizzato nell’autunno scorso: la previsione indica un +3,3% nel 2022 e addirittura un +7,4% nel 2023, quando le uscite saliranno dai 287 miliardi del 2021 a oltre 318,5 miliardi. La Uil ha più volte ribadito che la riforma delle pensioni 2023 dovrà affrontare in primis il tema del potere d’acquisto dei pensionati, perché oltre la metà degli assegni pensionistici hanno un importo medio di 750 euro. Con l'inflazione che galoppa, si richiederebbe al governo un intervento che preveda nuovi criteri per l’indicizzazione delle pensioni, estensione della quattordicesima pensione e anche una riduzione delle tasse sui redditi da pensione. Secondo i sindacati, infatti, una pensione da 1500 euro lordi di 10 anni, oggi non garantisce più lo stesso potere d’acquisto, che si sarebbe ridotto di oltre 700 euro l’anno. Inoltre, sugli assegni pensionistici grava una tassazione Irpef sulla quale la riforma delle aliquote è intervenuta soltanto in maniera parziale.

Tra le altre cose, per la riforma delle pensioni 2023, i sindacati puntano a equiparare la no tax area dei pensionati a quella dei lavoratori dipendenti. Una misura che, secondo le stime della Uil, provocherebbe in alcuni casi un incremento delle pensioni di un centinaio di euro al mese (ma siamo nel campo delle primissime simulazioni). Sulle pensioni italiane, ha detto Domenico Proietti, segretario confederale della Uil, "grava una tassazione altissima" che deve essere ridotta "significativamente" e per farlo occorre equiparare la No Tax Area a quella dei lavoratori dipendenti, ingiustamente differenziata con l’ultima riforma dell’Irpef. Questa misura, sempre secondo le stime sindacali, "determinerebbe un incremento delle pensioni a partire da circa 100 euro al mese fino a circa 140 euro per le pensioni di importo pari a 1.500 euro mensili”. 

Per effetto della mancata indicizzazione, sottolinea il report, il pensionato che nel 2011 percepiva 1.500 euro per acquistare la stessa quantità di alimenti, vestiti e servizi che acquistava 11 anni avrebbe bisogno oggi di 759 euro in più l’anno rispetto al valore attuale della pensione, pari a 1.651 euro. Una perdita costante e continua. Altro dato evidenziato è quello relativo a una pensione che nel 2011 era di 1.200 euro, quindi inferiore tre volte il minimo e salvaguardata dai blocchi. Dopo 11 anni per effetto del sistema oggi in vigore e del paniere applicato alla rivalutazione, anche chi aveva una pensione inferiore tre volte il minimo ha visto diminuire il proprio potere d’acquisto di 24 euro al mese, 320 euro l’anno. La Uil propone di aggiornare i criteri con i quali ad oggi è valutata l’indicizzazione, basati sul paniere Foi (famiglie di operai e impiegati) che non rispecchia in pieno le reali spese sostenute dalla fascia più anziana della popolazione.

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