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Lunedì, 15 Aprile 2024
La previdenza

Gli aumenti delle pensioni a febbraio non sono per tutti

Non tutti gli assegni saranno rivalutati in base all'inflazione nel prossimo mese. Ecco le sei fasce di rivalutazione previste dalla manovra 2023 e di quanto saranno gli aumenti

La rivalutazione delle pensioni in base all'inflazione quest'anno slitta di qualche settimana per alcuni pensionati. Ad essere interessati dall'adeguamento al 100% dal prossimo mese di febbraio, infatti, sono solo gli assegni non superiori a quattro volte il trattamento minimo, cioè quelli fino a 2.101,52 euro. Gli aumenti degli assegni sopra i 2.101,52 euro slittano invece al mese di marzo. L'Inps ha infatti spiegato che "nel mese di marzo 2023 procederà ad attribuire la perequazione in percentuale in base all'importo annuale in pagamento, come previsto dall'articolo 1 comma 309 della legge di bilancio. Nel mese di marzo saranno inoltre posti in pagamento anche gli arretrati riferiti ai mesi di gennaio e febbraio 2023".

Cosa sta succedendo e a cosa è dovuto questo ritardo? Andiamo con ordine. La rivalutazione delle pensioni scatta di norma per tutti gli assegni a gennaio, quando gli importi in pagamento l'anno precedente vengono aggiornati al valore stimato dell'inflazione dell'anno in corso. E in effetti alcuni pensionati hanno già avuto la rivalutazione. Come si legge in una nota dell'Istituto nazionale di previdenza sociale, dal 1° gennaio 2023 l'Inps "ha provveduto ad attribuire la rivalutazione delle pensioni e delle prestazioni assistenziali nella misura del 100% a tutti gli utenti che abbiano ottenuto in pagamento, nell'anno 2022, rate di pensione per un importo inferiore o uguale a 2.101,52 euro (quattro volte il trattamento minimo)".

Il ritardo per i restanti pensionati è dovuto al fatto che con l'ultima legge di bilancio sono cambiate le regole di rivalutazione delle pensioni: i tempi di approvazione della manovra non hanno consentito all'Inps di completare i calcoli necessari entro il nuovo anno. Nemmeno a febbraio si è riusciti a ultimare i calcoli: ecco perché gli aumenti degli assegni sopra i 2.101,52 euro slittano al mese di marzo. E d'altronde già a dicembre 2022 l'Inps aveva comunicato che per "evitare la corresponsione di somme potenzialmente indebite, la rivalutazione è stata attribuita in misura pari al 100% a tutti i beneficiari il cui importo cumulato di pensione sia compreso nel limite di quattro volte il trattamento minimo in pagamento nell'anno 2022 (pari a € 2.101,52). Per i pensionati il cui trattamento pensionistico cumulato è superiore al predetto limite, la rivalutazione sarà attribuita sulla prima rata utile dopo l'approvazione della legge di bilancio 2023".

Le sei fasce di rivalutazione e gli aumenti delle pensioni

Quest'anno la rivalutazione piena non riguarda tutti i pensionati. Ad essere interessati dall'adeguamento al 100% sono solo gli assegni non superiori a quattro volte il trattamento minimo, cioè quelli fino a 2.101,52 euro. Per chi riceve mensilmente cifre più elevate è invece previsto un aumento decrescente, sulla base delle sei nuove fasce di rivalutazione introdotte dalla manovra 2023. Chi percepisce una pensione lorda pari a 2.626 euro riceverà circa 160 euro in più, chi percepisce una pensione compresa tra quella cifra e 3.150 euro avrà una rivalutazione del 53%. Infine, chi prende 3.150 euro si troverà sul conto corrente circa 120 euro in più. 

Chi ha una pensione che è tra le quattro e le cinque volte la minima, si vedrà applicare non il 100% di rivalutazione ma l'85%. Chi ha un assegno tra le cinque e le sei volte l'importo minimo, lo troverà rivalutato al 53%. Gli assegni superiori a sei volte l'importo minimo e pari o inferiori a otto volte lo stesso trattamento minimo, saranno rivalutati al 47%. Si cala al 37% per i trattamenti pensionistici compresi tra otto e dieci volte il minimo. Ultimo scaglione, al 32%, è quello previsto per la rivalutazione degli assegni pensionistici che superano di dieci volte il minimo. Il nuovo schema di rivalutazione delle pensioni introdotto dalla manovra 2023 non è progressivo, non è per scaglioni come con l'Irpef (dove a ogni "porzione" di reddito c'è un'aliquota diversa), ma a fascia, dunque un'aliquota unica applicata a tutto l'importo. Di seguito, ecco la ripartizione dei sei scaglioni: 

  • assegni fino a 2.102,52 euro lordi: rivalutazione del 100% (aumento 7,3%);
  • assegni fino a 2.696,90 euro lordi: rivalutazione dell'85% (aumento 6,2%);
  • assegni fino a 3.152 euro lordi: rivalutazione del 53% (aumento 3,8%);
  • assegni fino a 4.200 euro lordi: rivalutazione del 47% (aumento 3,4%);
  • assegni fino a 5.250 euro lordi: rivalutazione del 37% (aumento 2,7%);
  • assegni oltre i 5.250 euro lordi: rivalutazione del 32% (aumento 2,3%).

Per tutti gli scaglioni, eccetto il primo che ha già potuto godere degli aumenti a gennaio, verranno pagati anche gli arretrati del mese o dei mesi mancanti. Di seguito alciuni esempi di massima degli aumenti lordi delle pensioni:

  • pensioni fra 1.000 euro lordi e 1.500 euro lordi: aumento di 73 euro lordi;
  • pensioni fra i 1.500 euro lordi e i 2.000 euro lordi: aumento di 109,5 euro;
  • pensioni da 2.000 euro lordi a 2.500 euro lordi: aumento di 146 euro;
  • pensioni da 2.500 euro lordi a 3.000 euro lordi: aumento di 155 euro;
  • pensioni da 3.000 euro lordi a 4.000 euro lordi: aumento di 117 euro;
  • pensioni da 4.000 euro lordi a 5.000 euro lordi: aumento di 136 euro;
  • pensioni da 5.000 euro lordi a 6.000 euro lordi: aumento di 135 euro;
  • pensioni superiori a 6.000 euro lordi: aumento da 138 euro.
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