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Mercoledì, 5 Ottobre 2022
Assegni più ricchi

Pensioni con bonus e conguaglio: tutti gli aumenti da ottobre

Prima l'adeguamento dell'importo all'andamento dei prezzi, poi l'incentivo una tantum da 150 euro, il saldo della rivalutazione e una tredicesima più alta. Cosa succede nei prossimi mesi

Ci sono buone notizie per i pensionati, per effetto delle novità introdotte dai decreti aiuti bis e ter, con alcune misure ordinarie e straordinarie che culmineranno nella rivalutazione dell'assegno prevista per il primo mese del nuovo anno. Nei prossimi mesi, a partire dall'ultimo trimestre di quest'anno e fino a gennaio 2023, le pensioni avranno un incremento crescente. Andiamo con ordine, partendo da ottobre, mese in cui ci sarà l'anticipo del meccanismo di adeguamento dell'importo all'andamento dei prezzi, deciso dal decreto aiuti bis. Cosa significa? Tenendo conto dell'inflazione, il governo Draghi ha individuato una percentuale parziale e provvisoria del 2% da applicare sugli assegni nell'ultimo trimestre dell'anno, quindi da ottobre a dicembre 2022.

Gli aumenti delle pensioni da ottobre

Si tratta di una misura inserita dal governo "in via eccezionale" nel decreto aiuti bis dell'agosto scorso, per "contrastare gli effetti negativi dell'inflazione per l'anno 2022 e sostenere il potere di acquisto delle prestazioni pensionistiche", come si legge nell'articolo 21 del provvedimento in questione. La misura è stata anticipata rispetto al mese di gennaio 2023. È soltanto transitoria: vale per il trattamento pensionistico lordo complessivo in pagamento per ciascuna delle mensilità di ottobre, novembre e dicembre 2022, inclusa la tredicesima. E interessa solo le pensioni con un importo annuo non superiore a 35mila euro, quindi con un importo mensile lordo inferiore a 2.692 euro.

Per chi rispetta questo requisito, il cedolino verrà aumentato del 2%. Per esempio, una pensione di 1.000 euro riceverà un aumento lordo di 20 euro, una di 1.500 euro avrà circa 30 euro in più, 40 euro spetteranno a chi percepisce 2.000 euro, mentre con 2.500 euro l'incremento sarà di circa 50 euro (sempre lordi e al mese). Un aumento dell'assegno mensile è sempre una buona notizia per i pensionati, certo, ma in questo caso gli importi saranno contenuti, soprattutto per chi percepisce poche centinaia di euro e specialmente se confrontati con la crescita generalizzata dei prezzi e il caro energia.

Il decreto aiuti bis, inoltre, ha deciso di anticipare al mese novembre il conguaglio della rivalutazione attuata il 1° gennaio 2022. In sostanza, l'Inps ha aumentato le pensioni per un tasso provvisorio dell'1,7%, ma in realtà quello definitivo è stato dell'1,9%. Pertanto il conguaglio per il calcolo della perequazione delle pensioni è stabilito nello 0,2%. Una pensione da 1.000 euro, per esempio, godrà dello 0,2% in più pari a circa due euro, che sommati agli arretrati da gennaio ad ottobre portano un aumento di circa 20 euro. Sempre a novembre, il nuovo decreto aiuti ter ha introdotto un bonus una tantum da 150 euro netti. L'indennità è stata prevista, anche in questo caso, tenendo conto dell'aumento dei prezzi dovuto all'inflazione. Spetterà però solo a coloro che hanno un reddito entro i 20mila euro lordi annui nel 2021 (reddito Irpef al netto di contributi previdenziali e assistenziali).

La tredicesima più alta a dicembre

A dicembre 2022, poi, arriva la tredicesima, ma quest'anno l'importo sarà più alto perché vi si aggiungerà l'anticipo della rivalutazione scattato a ottobre. Significa che chi ha una pensione fino a 2.692 euro lordi avrà un aumento del 2% dell'importo della tredicesima. Nei casi in cui l'assegno è inferiore al trattamento minimo annuo pari a 6.816,55 euro, alla tredicesima si aggiungerà un bonus da 154,94 euro. L'incentivo spetterà, in misura parziale, anche a coloro che hanno un reddito compreso tra 6.816,55 euro e lo stesso maggiorato dell'importo del bonus, quindi 6.971,49 euro. In base all'ammontare del reddito, il bonus corrisponderà alla cifra mancante per arrivare a 6.971,49 euro.

La rivalutazione delle pensioni a gennaio 2023

A gennaio 2023, infine, arriverà la maxi rivalutazione che tiene conto del tasso d'inflazione accertato dall'Inps. Secondo le stime, la quota dovrebbe superare di poco l'8%. La rivalutazione di inizio anno nuovo riguarderà tutti i pensionati, a prescindere dall'ammontare dell'importo dell'assegno: saranno interessati anche coloro che ricevono un cedolino superiore a 2.692 euro. La rivalutazione, però, sarà solo parziale al di sopra di un certo importo. Il 100% spetterà solo a chi percepisce una pensione fino a quattro volte il trattamento minimo, quindi 2.097 euro.

Chi riceve un assegno tra le quattro e le cinque volte il trattamento minimo, fino a un massimo di circa 2.621 euro, avrà un ricalcolo del 90%. Sopra le cinque volte, invece, la rivalutazione sarà pari al 75% del tasso rilevato. Dagli assegni che hanno goduto dell'anticipo della rivalutazione, si sottrarrà il 2% applicato nel mese di ottobre. Facciamo un esempio. Posto che l'Istat rilevi un tasso di rivalutazione dell'8%, l'assegno da gennaio 2023 subirà un ricalcolo con un incremento del 6%. Significa che una pensione di 1.000 euro, già aumentata di circa 20 euro a ottobre, salirà di ulteriori 60 euro.
 

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