Mercoledì, 14 Aprile 2021
Pensioni

Pensioni, Quota 100 e aumenti alle minime: il contratto di governo alla prova dei numeri

Secondo Itinerari Previdenziali la pensione di cittadinanza tanto cara ai 5 Stelle avrebbe costi proibitivi per le casse dello Stato: ben 16 miliardi di euro. Più abbordabile invece la Quota 100. Ma le incognite sono ancora tante

Foto d'archivio

I tagli alle pensioni sopra i 4mila euro? Porterebbero in dote alla casse dello Stato dai 200 ai 380 milioni di euro lordi (fonte: centro studi Itinerari Previdenziali) una cifra esigua e certamente insufficiente a finanziare l’aumento delle pensioni minime, altra proposta cara ai 5 Stelle che difatti hanno convinto la Lega a inserirla nel contratto di governo.

Già, ma quanto costerebbe portare le pensioni minime a 780 euro al mese per tutti? Il M5s non ha mai fornito stime al riguardo, ma secondo i calcoli di Itinerari Previdenziali, il conto potrebbe essere molto salato: oltre i 16 miliardi di euro. Aumentare le minime a 1000 euro, come promesso da Berlusconi in campagna elettorale, avrebbe addirittura un costo di 42 miliardi di euro contro i 7 stimati da Forza Italia. Ma quest’ultima è una proposta ormai passata in cavalleria vista l’irrilevanza di Fi nel panorama politico attuale.

Pensioni, la proposta del M5s è irrealizzabile?

Concentriamoci invece sulla proposta del M5s. Al di là del costo elevato, secondo Itinerari Previdenziali, la riforma avrebbe altri punti deboli: "Deve essere chiaro a tutti – si legge nello studio - che prevedere un importo netto di 780 € al mese per 13 mensilità, produrrebbe una elusione o evasione contributiva enorme e indurrebbe chi può a non versare i contributi essendo tale pensione relativa a una retribuzione lorda mensile di circa 1.500 €, pari cioè al reddito medio dichiarato ai fini Irpef e i redditi fino a 25 mila euro lordi l’anno rappresentano una parte considerevole delle dichiarazioni fiscali".

In sostanza, "chi può cercherà di versare il meno possibile tanto arriverà sempre un benefattore che aumenterà la pensione a chi non ha mai pagato né tasse né contributi".

È pur vero che secondo altre stime portare le pensioni minime a 780 euro al mese comporterebbe una spesa quantificabile in circa 10 miliardi di euro. Ma le cose non cambierebbero granché: si tratta comunque di una cifra che, sommatata a quella necessaria alla Quota 100, metterebbe in pericolo la tenuta generale del sistema previdenziale.

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(Credit: Centro Studi Itinerari Previdenziali)

I costi della Quota 100

Per quanto riguarda la Quota 100 (36 anni di contributi e 64 di età) le cose stanno in maniera diversa. Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon della Lega ha di recente stimato in 8 miliardi la spesa per abbassare l’età pensionabile. Il presidente di Itinerari previdenziali Alberto Brambilla, esperto di previdenza in quota Lega (sebbene non abbia incarichi nel Carroccio) sostiene invece che basterebbero 3-3,3 miliardi. "Si tenga inoltre conto – ha detto oggi Brambilla in un’intervista al Corriere della Sera - che non ci sarebbe più l’Ape sociale, costata 1,8 miliardi di euro".

Ma in tal modo, come ha fatto notare Cesare Damiano del Pd, la riforma rischierebbe di diventare un boomerang per chi ad esempio svolge attività gravose o intende usufruire dell’anticipo pensionistico.  Ad ogni modo i costi sembrano più abbordabili rispetto a quelli necessari per la pensione di cittadinanza. E di sicuro, sia nei piani della Lega che in quelli dei 5 Stelle, l’introduzione della Quota 100 ha priorità assoluta.

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Pensioni, le ultime notizie sui tagli agli assegni alti

Brambilla boccia invece senza appello la sforbiciata alle pensioni sopra i 4mila euro sostenuta dai 5 Stelle. Al Corriere Brambilla ribadisce che il progetto di legge presentato da Lega e M5s non prevede un ricalcolo col sistema contributivo, bensì  "un taglio in rapporto a età di pensionamento fittizie applicate ex post. Per esempio: uno è andato in pensione legittimamente a 58 anni, ma la proposta dice che in base a una tabella non si sa costruita come, doveva andarci a 63 anni e quindi l’assegno viene tagliato".

Non solo. Nello studio di Itinerari Previdenziali si legge: "In pratica tutta l’operazione è basata esclusivamente sulle età di pensionamento con forti penalizzazioni per le pensioni di anzianità e quelle con 40 anni di contributi. Tutto ciò implica una rimodulazione delle 'regole' in modo retroattivo ed è quindi una operazione che può presentare una lesione della certezza del diritto e profili di incostituzionalità".

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