rotate-mobile
Mercoledì, 8 Febbraio 2023
Cosa succede

Pensioni, beffa dietro l'angolo: per chi l'assegno aumenta meno del previsto

Da una parte la rivalutazione meno generosa di quanto sembrasse certo a inizio autunno. Dall'altra l'aumento delle pensioni minime che, probabilmente, sarà rimandato a un momento successivo della legislatura, senza certezze. Cosa succederà dal 1º gennaio 2023

Le pensioni tornano al centro del dibattito. Da una parte la rivalutazione meno generosa di quanto sembrasse certo a inizio autunno. Dall'altra l'aumento delle pensioni minime che, probabilmente, sarà rimandato a un momento successivo della legislatura, senza certezze. Non si passerà subito da 574 a 600 euro, a quanto pare. Partiamo proprio dall'aumento delle pensioni "più povere". I margini per modificare la legge di bilancio sono stretti e nel centrodestra la tensione è palpabile. La polemica sulle pensioni minime è aspra. Il sottosegretario al Lavoro della Lega Claudio Durigon sostiene che adesso gli assegni non si possano alzare: "Non subito, lo faremo durante la legislatura". Invece Forza Italia non ci sta, insiste e vuole portarle dai circa 570 a 600 euro. La mediazione proposta potrebbe premiare solo alcune categorie di over 70, ma l'applicazione sarebbe complicata e contestabile da più parti. Il vicepresidente della Camera e deputato di Forza Italia, Giorgio Mulè, è fiducioso: "Arriveremo a 600 euro al mese come chiede Berlusconi". Ma quando?

Forza Italia spingerà fino all'ultimo per l'aumento già da gennaio 2023. "Non si può dire una cosa nella riunione di maggioranza e poi un'altra fuori", protestano dal partito di Silvio Berlusconi, secondo cui nel vertice di due giorni fa a Palazzo Chigi sulla manovra ci sarebbe stata un'apertura a un piccolo incremento, con il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti che avrebbe spiegato la necessità di calcolare l'entità e l'età di partenza, dai 75 o dagli 80 anni. Il problema è di risorse e le tensioni sulle pensioni rischiano di influenzare i primi passi della manovra alla Camera, dove nei prossimi giorni si sfoltiranno gli oltre tremila emendamenti.

Tutte le notizie di oggi

Rivalutazione pensioni: chi ci guadagna e chi è beffato

E poi c'è la rivalutazione, non uguale per tutti. Secondo i calcoli dello Spi Cgil, il meccanismo di perequazione (rivalutazione) delle pensioni farebbe perdere in media 1.200 euro l'anno a pensionato. Se da una parte infatti è vero che alle pensioni minime sarà riconosciuto un aumento addirittura più alto del previsto (120%), e se è anche vero che fino a 4 volte il minimo verrà riconosciuto il recupero pieno dell'inflazione del 2022 pari al 7,3%, se si va oltre la soglia dei 2.100 euro lordi al mese (1.700 euro netti circa), la rivalutazione cala molto rapidamente all'aumentare degli importi degli assegni. Saranno destinatari di una rivalutazione meno corposa di quanto si pensasse nelle ultime settimane pure pensionati che percepiscono assegni medi e medio-alti, non solo quelli etichettati come "ricchi".

Il nuovo meccanismo biennale di indicizzazione è su sei fasce, con rivalutazione maggiorata per gli assegni al minimo (che saliranno oltre i 570 euro il prossimo anno e a circa 580 euro quello successivo e una stretta progressiva per quelli superiori ai 2.100 euro (quattro volte il minimo). Fino a questa soglia la perequazione sarà piena. Per gli importi superiori gli adeguamenti, a seconda delle fasce, si riducono all’80%, al 55%, al 50%, al 40% e al 35% (per quelli superiori dieci volte il minimo Inps).

Il taglio è in effetti consistente nel passaggio da tre fasce a sei. C'è chi sorride: le pensioni "minime" pur non arrivando a quei 600 euro a cui puntava Fratelli d'Italia (tantomeno ai mille euro "promessi" da Silvio Berlusconi in campagna elettorale), saliranno però a circa 570 euro. A 2,5 milioni di soggetti andranno circa 8 euro in più del previsto. A loro, infatti, andrà un aumento pari all'8,8% anziché del 7,3% come stabilito nei giorni scorsi dal ministero dell'Economia per tutti gli assegni Inps. Nel 2023 avranno una maggiorazione di 1,5 punti che poi nel 2024 salirà di altri 2,7 punti. I pensionati i cui assegni arrivano sino a 4 volte l'assegno sociale (ovvero 2.100 euro) avranno il 100% di recupero dell'inflazione.

E poi c'è chi sorride un po' meno. Fino a 5 volte il minimo (2.620 euro lordi) si recupera infatti solo l'80%, che vale un aumento degli assegni del 5,84% e sino a sei volte il minimo (3.144 euro) si ottiene il 55%, ovvero il 4,01% in più. Oltre questa fascia, il taglio si fa più pesante: con gli assegni che arrivano a 4.192 euro (8 volte il minimo) l'aumento sarà dimezzato (+3,65%), dai 4.193 a 5.240 si otterrà il 2,92% in più (40% dell'inflazione prevista), mentre sopra quota 5.240 euro (dieci volte il minimo sociale) il recupero si fermerà al 35% ed assicurerà un aumento del 2,55%. La rivalutazione fino a oggi è basata su tre soglie: 100% di indicizzazioine sino a 4 volte l'assegno minimo, 90% per la fascia compresa tra 4 e 5 volte e 75% per tutti i trattamenti superiore a 5 volte il minimo. Il prossimo anno si torna alle "fasce di Letta" abbandonando i più favorevoli "scaglioni di Prodi", che erano stati ripristinati dal governo Draghi.

In pratica il sistema di calcolo non è progressivo, non è per scaglioni, come con l'Irpef (dove a ogni porzione di reddito, scatta un'aliquota diversa), ma a fascia, dunque un'aliquota unica applicata a tutto l’importo. In pratica una pensione da 5 mila euro lordi sarà rivalutata del 2,6% anziché del 7,3%, recuperando poco più di un terzo dell'inflazione: 130 euro lordi al mese anziché 318 euro, 1.690 euro nel 2023 al posto di 4.134: non spiccioli, è quasi il 60% in meno. La nuova formula permette al governo Meloni di risparmiare alcuni miliardi (più di 2 in base alle stime) dai 23 miliardi di euro originariamente previsti per questa operazione sul bilancio del 2023.

La riforma delle pensioni

Sul fronte della riforma all'orizzonte, l’obiettivo del governo è quello di definire un piano per superare la legge Fornero entro il prossimo autunno, in tempo utile per inserire le eventuali novità nella manovra e avviare nel 2024 la riforma per giungere al suo completamento prima della fine della legislatura. L'obiettivo sbandierato dalla maggioranza è arrivare a Quota 41 secca, senza dunque limiti di età anagrafica, magari al termine di un breve percorso di qualche anno segnato da quote flessibili. 

Intanto l'impennata della spesa pensionistica è imponente: trainata dalla corsa dell’inflazione, il prossimo anno è prevista in crescita dell’8,1% (contro il 3,9% del 2022) e quello successivo del 7,5%. Crescerà dagli attuali 297,3 miliardi a 321,3 e poi a 345,3 miliardi.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Pensioni, beffa dietro l'angolo: per chi l'assegno aumenta meno del previsto

Today è in caricamento