Mercoledì, 19 Maggio 2021
La riforma che verrà

Pensioni, chi potrà uscire dal lavoro per primo e il bonus contributivo per tre categorie

Secondo le indiscrezioni con Quota 102 ci sarà una sorta di sconto sui contributi per caregivers, madri lavoratrici e precoci. Ma per adesso il cantiere previdenziale è in alto mare

Foto di repertorio

A otto mesi dalla scadenza di Quota 100 la riforma delle pensioni è ancora in alto mare. Di concreto sul tavolo del governo per adesso c'è ben poco, ad eccezione delle richieste dei sindacati che tuttavia difficilmente saranno accolte così come sono state formulate. Il confronto si annuncia lungo e delicato. E se si esclude qualche dirichiarazione di rito e un paio di incontri con le parti sociali, il cantiere previdenziale, di fatto, non è ancora partito. Del resto il governo è già impegnato su molti fronti, tutti decisamente caldi: la lotta alla pandemia, la campagna vaccinale, i decreti sui ristori, la roadmap per programmare la ripartenza delle attività sono solo alcuni dei dossier che in queste ore sono sulla scrivania dell'esecutivo guidato da Mario Draghi, senza dimenticare ovviamente il Recovery Fund che andrà presentato entro il 30 aprile. Insomma per ora la riforma delle pensioni può attendere, e del resto parlare ora di previdenza non farebbe altro che esacerbare le tensioni già evidenti nella maggioranza con la Lega impegnata nel doppio ruolo di forza di governo e talvolta, perlomeno nei toni, anche di opposizione.

Che succederà allora? Una soluzione giocoforza bisognerà trovarla. Il rischio è evidente: senza un'armonizzazione del sistema pensionistico gli esclusi da quota 100 si troveranno di fronte ad un aumento secco di 5-6 anni dei requisiti di pensionamento a partire da gennaio 2022. Uno scalone superiore a quello della vecchia riforma Maroni del 2004 che introdusse una differenza di 3 anni lavorativi tra il 31 dicembre 2007 e 1° gennaio 2008. Ecco un caso limite: Mario e Giovanni hanno lavorato 38 anni nella stessa azienda solo che il primo è nato nel dicembre del 1959 e il secondo nel gennaio del 1960. Mario andrà in pensione (se lo vorrà) a 62 anni, mentre Giovanni dovrà optare tra un pensionamento anticipato con 42 anni e 10 mesi nel 2026 o il pensionamento di vecchiaia con 67 anni e nove mesi, addirittura nel 2029. Un problema prima di tutto di equità.

Pensioni, chi potrà uscire dal lavoro "per primo"

Per questo nelle ultime settimane si è parlato con insistenza di Quota 102: una soluzione di compromesso che permetterebbe di andare in pensione a 64 anni di età anagrafica (indicizzata alla aspettativa di vita) con un minimo di 38 anni di contributi di cui non più di 2 anni figurativi (esclusi dal computo maternità, servizio militare, riscatti volontari). Questa è tuttora l'ipotesi che viene data da molte fonti come più probabile sebbene l'esecutivo non si sia mai espresso con parole chiare. Per farla breve parliamo ancora di ipotesi e di speculazioni. Quota 102 dovrebbe contemplare anche dei canali privilegiati, una sorta di bonus contributivo che stando alle indiscrezioni spetterebbe alle madri lavoratrici, ai caregiver e ai precoci. Nella fattispecie:

  • Per le donne l'ipotesi è di concedere uno sconto di 8 mesi per ogni figlio avuto fino ad un massimo di 24 mesi;
  • Caregiver: alle persone che assistono da almeno 5 anni un familiare con handicap grave ci sarebbe la riduzione contributiva di un anno;
  • Maggiorazione del 25% sugli anni di lavoro prestati tra i 17 ed i 19 anni (si tratta di una possibilità che sarebbe riservata solo ai lavoratori precoci, ovvero a coloro che hanno maturato almeno 12 mesi di contributi prima dei 19 anni). 

Pensioni, l'ipotesi di Quota 92 per chi svolge lavori usuranti

E poi c'è il tema dei lavori gravosi. Il Pd non ha mai fatto mistero di voler riservare un "trattamento" meno rigido a chi svolge mestieri usuranti. Una proposta c’è già e e prevede una riduzione degli anni di contribuzione tenendo conto delle difficoltà del mercato del lavoro e consentendo di uscire a 62 anni con 30 anni di contributi. In poche parole per queste categorie di lavoratori verrebbe introdotta una sorta di Quota 92. Resta sullo sfondo per ora Quota 41,  l'ipotesi più apprezzata dai sindacati, che prevederebbe la possibilità di pensionamento una volta raggiunti i 41 anni di contributi, per tutti i tipi di lavori. Difficile che una simile proposta possa andare in porto, specie in un periodo post-pandemico e di crisi come quello che stiamo vivendo.

Tornando all'ipotesi di Quota 102, rimarrebbe poi da stabilire con la massima chiarezza l’importo dell’assegno: si è parlato di un meccanismo di penalizzazione per chi sceglie di lasciare il lavoro prima dei fatidici 67 anni, ma è difficile ad oggi quantificare l'entità degli eventuali tagli. 

Pensioni, Cazzola: "Meglio lasciare che le cose si sistemino da sé"

Sul tema delle pensioni è di recente intervenuto anche Giuliano Cazzola, giuslavorista ed esperto di materia previdenziale che non esclude neppure uno scenario molto diverso da quello finora tracciato. "Mario Draghi, il suo governo e la sua maggioranza sembrano aver archiviato, almeno temporaneamente, la parola pensioni" ha spiegato l’esperto solo pochi giorni fa ricordato che . il governo al momento ha un solo obiettivo, "quello di vaccinare i pensionati, poi si vedrà".

"Ma si tratta di una tregua armata", osserva Cazzola, "perché nell’attuale legislatura si sono liberati troppi avvoltoi in attesa del fatidico superamento definitivo della riforma Fornero". L'esperto ha una tesi ben precisa: "Col precedente governo erano circolate delle proposte, non solo di parte sindacale ma anche all’interno di tutti i partiti, tutte più o meno rivolte a superare all’indietro (a prima del 2011) la riforma Fornero. Draghi sa benissimo che quelle proposte sono insostenibili e che l’Unione raccomanda il ritorno alle regole introdotte nel 2011".

In altre parole anche Quota 102 rischia di non vedere la luce. "Più ci penso e più mi convinco che sia opportuno lasciare che le cose si sistemino da sé" dice ancora Giuliano Cazzola. "Mi spiego: alla fine dell’anno viene a scadere Quota 100 (salvo la possibilità di avvalersi del diritto anche successivamente per chi lo matura entro quella data). Non c’è un salto nel buio", avverte Cazzola. "Rimarrebbero infatti due possibilità di andare in quiescenza per tutti quelli che sono nel sistema misto: la vecchiaia (67 anni e 20 di contributi); la vecchiaia anticipata (42 anni e 10 mesi e un anno in meno per le donne) almeno fino a tutto il 2026. Resterebbe appeso fino ad allora il 'che fare' dell’adeguamento automatico all’attesa di vita. Ma ci sarebbe il tempo per pensarci visti anche gli effetti della pandemia sui tassi di mortalità". 

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