Pensioni, c'è una buona notizia sull'età di vecchiaia

Pensioni, il limite anagrafico dei 67 anni è stato confermato con un decreto ministeriale sulla base della speranza di vita accertata a consuntivo dall'Istat. E a gennaio 2020 cambia l'importo dell'assegno per 2,8 milioni di pensionati: gli aumenti saranno davvero minimi

Pensioni, l'età di vecchiaia a 67 anni rimane ferma per altri tre anni. Foto di repertorio Ansa

C'è una buona notizia, una notizia concreta e certa, in tema pensioni, e riguarda tutti coloro che puntano al pensionamento con i requisiti ordinari della vecchiaia. L'età di 67 anni valida da quest'anno resterà infatti la stessa per altri tre anni, fino alla fine del 2022. Come spiega ilSole24Ore, questo limite anagrafico è stato confermato con un decreto ministeriale sulla base della speranza di vita accertata a consuntivo dall'Istat per l'intero biennio 2017-2018. Il limite di 67 anni resta valido fino a tutto il 2022 anche per accedere all'assegno sociale.

Pensioni, l'età di vecchiaia a 67 anni rimane ferma per altri tre anni

Si tratta di una variazione risultata inferiore a un mese. Questo adeguamento rappresenta la prima applicazione della norma prevista dalla riforma del 2011 che adegua il limite alla speranza di vita e varrà per il biennio 2021-2022. A partire dal 2023, invece, il requisito dell'età di vecchiaia per andare in pensione potrebbe aumentare di tre mesi (secondo le stime della Ragioneria generale dello Stato). Ricordiamo che per accedere alla pensione di vecchiaia è necessario un requisito contributivo minimo di venti anni. Spiega ilSole:

L'adeguamento del requisito di pensionamento alla variazione della speranza di vita è stato invece congelato fino al 2026 per i pensionamenti anticipati con 42 anni e 10 mesi di contributi (41 e dieci mesi per le donne) a prescindere dall'età. 

A gennaio 2020 cambia l'importo dell'assegno per 2,8 milioni di pensionati. Nella bozza della legge di Bilancio c’è infatti anche la rivalutazione al 100% delle pensioni fino a quattro volte il minimo (ovvero 2029 euro lordi). In realtà però si tratta di correzioni davvero minime, dal momento che già oggi per questi trattamenti la rivalutazione è del 97%. Anche chi percepisce fino a quattro volte l’assegno minimo avrà dunque diritto all’adeguamento pieno degli assegni all'inflazione. Gli aumenti sono davvero minimi. La rivalutazione sarà scaglionata con sei aliquote. Salvo sorprese i criteri saranno i seguenti:

  • 100% per gli importi fino a 4 volte il trattamento minimo;
  • 77% per gli importi compresi tra 4 e 5 volte il trattamento minimo;
  • 52% per gli importi compresi tra 5 e 6 volte il trattamento minimo;
  • 47% per gli importi compresi tra 6 e 8 volte il trattamento minimo;
  • 45% per gli importi compresi tra 8 e 9 volte il trattamento minimo;
  • 40% per gli importi superiori a 9 volte il trattamento minimo.

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