Venerdì, 14 Maggio 2021
La domanda (ancora) senza risposta

Pensioni, cosa succederà dopo Quota 100?

La misura andrà in scadenza il prossimo 31 dicembre, ma sul futuro rimane un grande punto interrogativo. Il ministro del Lavoro Orlando: ''Le risorse sono limitate. Discuteremo come affrontare questo passaggio''

Foto di repertorio Ansa

Quota 100 ha una data di scadenza: il 31 dicembre 2021. Un termine che appare improrogabile, ma oltre il quale si vede soltanto un grande punto interrogativo. Dopo aver presentato il decreto Sostegni il Governo sembra intenzionato a ricorrere ad un nuovo extra deficit, ma questo non dovrebbe cambiare i piani per il futuro di Quota 100.

La conferma arriva direttamente dal ministro del Lavoro Andrea Orlando, intervistato da Radio 24: ''Le risorse sono limitate, i governi lavorano sull'extra deficit ma a fine anno scadrà Quota 100 e noi discuteremo su come affrontare questo passaggio". "Adesso -evidenzia il ministro- dobbiamo concentrarci su due obiettivi fondamentali che sono la riforma degli ammortizzatori sociali e un piano d'accordo con le regioni per il lavoro, poi rifletteremo e ci confronteremo sul resto. Non troppo in là ma sicuramente non subito.

Come anticipato ad inizio articolo la fine del 2021 vedrà anche la scadenza di Quota 100, la misura che per tre anni avrà consentito di anticipare la pensione a 62 anni di età con 38 di contributi. Ma cosa succederà dopo? Senza alcun intervento, nel 2022 si tornerebbe alle regole precedentemente in vigore. C'è però da dirimere una questione: Quota 100, da sempre indigesta all'Europa, non verrà prorogata, ma allo stesso tempo sarà necessario trovare una nuova misura per impedire il ''salto'' ai 67 anni di età per accedere il pensionamento. Una nuova idea lanciata dall'ex ministro Graziano Delrio è Quota 92: "Per un Italia più giusta. Allo scadere di Quota 100, introduciamo Quota 92 (30 anni di contributi e 62 d’età) che aiuti donne e lavoratori impegnati in lavori usuranti. Diamo maggiori garanzie ai giovani. Anche così si esce dalla crisi".

La proposta, che prevedeva un taglio dell'importo dell'assegno, non è stata ripresa, così sembra farsi strada una versione 'unisex' di Opzione Donna, che porterebbe a un'uscita anticipata a 63-64 anni con un trattamento sul rateo interamente contributivo. Si ipotizza poi lo stacco dell'anzianità contributiva da quello legato all'aspettativa di vita con due finestre secche per l'uscita: 41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini. Tanti spunti, ma per adesso non si smuove quasi nulla.  Secondo l’ipotesi di riforma più accreditata poi la nuova flessibilità in uscita si baserebbe su una misura che potremmo definire Quota 102, con un criterio anagrafico peggiorativo rispetto a oggi. Si passerebbe infatti dai 62 ai 64 anni di età, mentre resterebbe fermo il parametro contributivo dei 38 anni.

Intanto, la scadenza del 31 dicembre si fa sempre più vicina e le ipotesi sul dopo-Quota 100 rimangono ancora nel campo delle supposizioni. Un grande punto interrogativo a cui servirà una risposta al più presto.

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