Pensioni, il futuro è un'incognita: cosa possiamo aspettarci

L'emergenza sanitaria ha provocato una crisi economica senza precedenti, che potrebbe avere conseguenze anche sul sistema previdenziale: da Quota 100 a Opzione Donna, cosa potrebbe succedere nel prossimo futuro

Foto di repertorio

Ormai è un dato di fatto: l'epidemia di coronavirus ha avuto e sta avendo un impatto drammatico sul nostro sistema socioeconomico, con le ripercussioni future che potrebbero andare ad influenzare, anche in modo molto profondo, diversi aspetti legati ai servizi sociali, come ad esempio le pensioni. 

I temi previdenziali sul tavolo del Governo sono molti, dall'addio a Quota 100 agli altri scivoli pensionistici, passando per il mantenimento del blocco del requisito contributivo fino al 2026. Il tutto in un quadro reso ancor più complesso dalle conseguenze dell'emergenza Covid: come confermato dalle stime dell'Istat, nel 2020 assisteremo ad una recessione, con una contrazione del Pil del -8,3%. Considerando anche l'invecchiamento della popolazione e il conseguente calo dell'occupazione, la Banca d'Italia ha stimato una possibile diminuzione di 3 milioni di persone nella fascia 15/64 anni entro il 2035. Alla luce di una situazione così complessa, vediamo cosa possiamo aspettarci per l'immediato futuro.

Pensioni, Quota 100 in scadenza: atteso un boom nel 2021

I principali argomenti sul banco sono senza dubbio Quota 100, Opzione Donna e il blocco del requisito contributivo. Partendo dal programma sperimentale introdotto con la legge di Bilancio 2019, a cui si può accedere dopo aver maturato almeno 38 anni di contributi e avere un'età anagrafica minima di 62 anni, con una posizione di lavoratore dipendente o autonomo, le previsioni sono legate alla sua conclusione. Considerando che Quota 100 smetterà di essere operativa il 31 dicembre 2021, è atteso un boom di richieste entro quella data, anzi, già nel 2020 la misura è stata utilizzata come ammortizzatore sociale per tutte le persone a rischio licenziamento a causa della crisi economica provocata dal Covid-19. Ad oggi il sistema ha penalizzato soprattutto chi non è riuscito a raggiungere l'anzianità contributiva, con maggiori richieste da parte dei lavoratori con un'età compresa tra 63 e 66 anni.

Pensioni e coronavirus, Opzione Donna e blocco del requisito contributivo

Ma l'esecutivo non deve fare i conti soltanto con l'impatto sulle casse dello Stato di Quota 100, infatti esiste un altro provvedimento che rimarrà in vigore fino al 2026, il blocco del requisito contributivo, il quale potrebbe incidere in modo ancora più ingente sulla sostenibilità dei conti pubblici. La misura prevede il congelamento dell'anzianità contributiva, fissata a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni 1 10 mesi per le donne. Un aiuto importante per arginare le conseguenze della situazione post Covid arriva anche da Opzione Donna, il programma con il quale le lavoratrici donna possono andare in pensione con 35 anni di contributi e un'età anagrafica di 58 anni se dipendenti oppure 59 se autonome. I requisiti devono essere stati maturati entro il 31 dicembre 2019, ma rischiano di penalizzare chi accetterà questa misura, in quanto il calcolo dell'assegno pensionistico viene realizzato interamente con il sistema contributivo. 

Pensioni e recessione, cosa succede con calo del Pil

Un'altro fattore preoccupante sul versante pensioni è il calo del Pil. Dall'inizio della crisi sanitaria di coronavirus sono aumentate in modo esponenziale le domande per la cassa integrazione, arrivate a maggio a 849,2 milioni di ore secondo l'Osservatorio statistico dell'Inps, in linea con i dati di aprile per un totale di 1,68 miliardi di ore in due mesi. 

La fine delle cassa integrazione prevista per l'autunno preoccupa il governo, infatti potrebbe arrivare un boom di richieste di pensionamento anticipato in grado di mettere in difficoltà le casse dell'Istituto di Previdenza social. Il problema è soprattutto la previsione del calo del Pil per il 2020, con un clima di incertezza legato a un possibile aumento dei contagi in inverno e al ripristino di misure di lockdown, i quali potrebbero aggravare ancora di più le prestazioni economiche del nostro Paese specialmente per l'anno in corso. L'Inps ha previsto l'arrivo di 150mila concessioni per la pensione tramite Quota 100 nel 2020, un numero in linea con le domande inviate e accolte nel 2019. Tuttavia il vero punto critico sono le altre agevolazioni per il pensionamento, come Opzione Donna, l'Ape sociale e le pensioni anticipate. Una crescita eccessiva delle richieste, con una simultanea riduzione dei versamenti contributivi a causa della crisi economica, potrebbe mettere a dura prova la sostenibilità del nostro sistema pensionistico e dei conti pubblici.

Uno degli effetti nefasti di questa situazione potrebbe essere la riduzione dell'importo degli assegni pensionistici dal 2021, oltre alla possibilità di un innalzamento dell'età pensionabile, tuttavia bisogna fare i conti anche con la pensione dei giovani, che rischia di essere in futuro ben al di sotto degli standard minimi, oltre al reddito dei pensionati, tutti temi al centro della nuova riforma in arrivo con la Legge di Bilancio 2021. 

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