Venerdì, 5 Marzo 2021

Pensioni di garanzia per i giovani: una buona notizia (ma c'è il nodo risorse)

Il governo apre all'ipotesi di costruire una pensione contributiva di garanzia per i giovani con carriere discontinue e precarie avanzata dai sindacati. L'obiettivo è quello di garantire a chi è entrato nel mondo del lavoro dopo il 1996 un assegno commisurato ai contributi versati ma integrato. Le ipotesi sul tavolo e il nodo delle coperture

Cos'è la pensione di garanzia per i giovani e perché se ne parla. Foto archivio Ansa

Il tema delle pensioni di garanzia torna (finalmente) all'ordine del giorno, col governo che ha aperto all'ipotesi di costruire una pensione contributiva di garanzia per i giovani con carriere discontinue e precarie avanzata dai sindacati. L'annuncio oggi arriva da Cgil, Cisl e Uil, al termine del primo round tecnico al ministero del Lavoro in vista di una più generale riforma delle pensioni post legge Fornero a cui si lavorerà in vista della prossima legge di Bilancio. 

Pensioni di garanzia per i giovani: qual è la buona notizia

Un risultato politico importante, commentano i sindacati all’unisono. "Il governo ha riconosciuto la richiesta unitaria circa la necessità di una pensione contributiva di garanzia", dice il segretario generale aggiunto Cisl, Luigi Sbarra. Soddisfatta anche la Uil: "E’ importante che il governo condivida la nostra richiesta che fino ad oggi non aveva mai avuto una risposta ufficiale", spiega il segretario generale aggiunto, Pierpaolo Bombardieri. C'è "apprezzamento" anche da parte Cgil: "Siamo soddisfatti del fatto che il governo non si sa presentato con un testo 'prendere o lasciare' - dice il segretario Roberto Ghiselli - ma si sia impegnato a valutare le nostre idee e sia disponibile al confronto".

Il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo concorda con i sindacati sulla necessità di un intervento. "Il governo è pronto ad aprire tavoli con i sindacati per una riforma generale delle pensioni", aveva spiegato, precisando che il confronto anche affronterà i temi della pensione di garanzia per i giovani, dei lavori gravosi e della separazione tra assistenza e previdenza. Di cosa parliamo nello specifico? L'obiettivo è quello di garantire ad un giovane entrato nel mondo del lavoro dopo il 1996 (dunque con un regime totalmente contributivo), un assegno commisurato ai contributi versati ma integrato da una contribuzione figurativa che valorizzi non solo i periodi di discontinuità lavorativa, ma anche quelli dedicati alla formazione e al lavoro di cura familiare, oltre a riconoscere valore anche ai periodi di basse retribuzioni.

Cos'è la pensione di garanzia per i giovani e perché se ne parla

Oggi chi è stato assunto dopo il 1996 rischia di maturare assegni del tutto inadeguati, se non inesistenti. La pensione contributiva di garanzia, legata agli anni di contributi e all'età di uscita, ha l'obiettivo di garantire l'adeguatezza delle pensioni dei giovani lavoratori (o comunque per gli assunti dal 1996) con redditi bassi e discontinui, a carico della fiscalità generale. In altre parole, si tratterebbe di incrementare il fondo previdenziale integrativo pubblico per assicurare alle nuove generazioni con carriere discontinue una copertura previdenziale adeguata.

Malgrado l'apertura del governo di oggi e l'ottimismo dei sindacati, una proposta concreta non è stata ancora presentata e tutti i dettagli sono da mettere a punto: l'idea, come detto, è che l'assegno pensionistico venga calcolato interamente con il sistema contributivo e poi integrato. I destinatari sono soprattutto i nati dopo il 1970 che in molti casi stanno svolgendo lavori precari, discontinui, che difficilmente potrebbero andare in pensione con 20 anni di contributi e prima di aver compiuto 70 anni. Pesano i possibili periodi di vuoto contributivo che incidono sull’importo della futura pensione.

C'è poi il nodo risorse: da dove arriveranno le coperture per le pensioni di garanzia per i giovani? Il tavolo governo-sindacati prosegue in questi primi giorni di febbraio. Le ipotesi elaborate ai tavoli di confronto e le simulazioni concrete sugli assegni dovranno superare il vaglio della Commissione di esperti a cui il ministro Nunzia Catalfo ha attribuito anche l'individuazione delle linee di indirizzo e di interventi di riforma del sistema pensionistico a più ampio raggio.

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