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Sabato, 28 Maggio 2022
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Pensioni di garanzia per giovani e precari: cosa cambierà

Il presidente dell'Inps Tridico: "E' il problema dei bassi salari ad obbligarci a pensare ad una pensione di garanzia per il loro futuro". Se ne parla da tempo, ecco quali sono le ipotesi più concrete

Si torna a parlare di pensione di garanzia per giovani e precari. "Ai giovani dovremmo dare un lavoro e più salario perché è il problema dei bassi salari ad obbligarci a pensare ad una pensione di garanzia per il loro futuro". Così il presidente Inps, Pasquale Tridico, nel corso della tavola rotonda al convegno Inapp spiega come il sistema contributivo sostanzialmente si avviti intorno ai bassi salari.

"In un modello contributivo la pensione di garanzia è quasi un ossimoro visto che con il sistema scelto nel '96 la contribuzione dovrebbe essere sufficiente a pagare le future pensioni. E se non lo è, e abbiamo giustamente il problema di creare una pensione di garanzia, è perchè i contributi di quelle pensioni sono legati alla retribuzioni che se sono basse creano un problema contributivo insufficienti a pagarti la pensione e ti obbliga a inventarti la pensione di garanzia", spiega. E ribadisce: "il problema dunque sono i bassi salari che ci costringono a ideare una pensione di garanzia. Ma ai giovani invece dovremmo dare un salario e un lavoro". "I bassi salari sono il principale problema del mercato del lavoro. E senza un salario minimo la contrattazione non sarà più in grado di tutelare i lavoratori dalla povertà", dice. "Lo è non meno del 15% dei lavoratori", dice ribadendo i numeri di un mercato asfittico: "circa 4,5 milioni e mezzo guadagnano meno di 9 euro lordi l'ora: una cifra impressionante se si considera che comunque siamo in presenza di una contrattazione anche se in alcuni casi piratesca". Lavoratori, prosegue che peraltro lavorano anche molto poco: il 46% è part time involontario che non è sufficiente a coprire un salario minimo dignitoso. Non solo. "Il salario continua a essere una leva di competizione; i bassi salari continuano ad essere una strategia di incentivazione per investimenti labour intensive contro quelli, auspicabili, capital intensive che dovremmo sollecitare", conclude.

La pensione di garanzia per i giovani

Il leader della Cisl, Luigi Sbarra, al termine di una riunione al ministero del Lavoro, un paio di mesi fa, assicurava che il tema delle pensioni future dei giovani sarebbe stato davvero al centro della riforma all'orizzonre. Perché bisogna pensare a tutti quei giovani lavoratori che "subiscono il combinato disposto di carriere lavorative frammentate, atipiche e flessibili con il sistema contributivo puro - diceva Sbarra - per costruire una pensione di garanzia sia per i giovani che per le donne, riconoscendo periodi di disoccupazione, formazione e attività legata all'assistenza e alla cura dei familiari. Partiamo il 20 gennaio con questo primo tavolo tecnico cui ne seguiranno altri due per discutere di previdenza complementare e flessibilità in uscita".

Il piano della pensione di garanzia nasce dal fatto che molti lavoratori, con carriere discontinue nonostante la lunghezza, potrebbero avere in futuro pensioni di importo veramente limitato, al punto da necessitare interventi di assistenza. Che cosa si può fare? La proposta che circola da molto tempo, mai presa in considerazione da alcun governo, è quella di un fisso di circa 1000 euro lordi al mese di pensione a partire dai 65 anni anagrafici, con 40 anni di lavoro (ma lavoro inteso con tutti gli anni compresi, anche quelli con buchi contributivi). Nessuno anticipo pensionistico, con il vantaggio per le casse dello Stato di spostare la spesa in avanti, senza dover riempire direttamente i buchi contributivi dei precari ora.

L'obiettivo dei sindacati oggi come oggi è "cambiare e trasformare il sistema pensionistico, conferendo maggiore sostenibilità sociale, tanta inclusività soprattutto per giovani e donne, più flessibilità e stabilità - ha detto il numero uno della Cisl - dobbiamo superare le rigidità ragionieristiche della legge Fornero e uscire anche dalla logica delle quote che hanno penalizzato le fasce deboli e precarie. Bisogna assicurare assegni dignitosi a ragazze e ragazzi incastrati in percorsi lavorativi frammentati, ma anche riconoscere a chi ha dato il proprio contributo la libertà di uscire prima dal circuito produttivo, partendo dal presupposto che i lavori non sono tutti uguali. Le nostre proposte sono sul tavolo. Chiediamo pensioni di garanzia per i giovani, incentivi alle madri lavoratrici, con un uno sconto di almeno un anno di contributi per figlio, riconoscimento previdenziale del lavoro di cura, sostegno alla previdenza complementare, estensione e conferma strutturale dell'Ape sociale. Per tutti, poi, bisogna riconoscere la libertà di uscire dal mercato del lavoro a partire da 62 anni o 41 di contributi. Quanto agli assegni pensionistici in essere, rivendichiamo l'allargamento della platea della 14esima e l`adeguamento per i prossimi anni anche alla luce dei rincari di prezzi e tariffe. Sono questi i punti di una riforma che definisca una staffetta tra generazioni, dando dignità alla terza età e promuovendo il turnover nei luoghi di lavoro".

Pensione "dignitosa" per tutti: un piano c'è

La proposta di un fisso di circa 1000 euro (lordi) al mese di pensione a partire dai 65 anni presenta, come detto,  il vantaggio per le casse dello Stato di spostare la spesa in avanti, senza dover riempire direttamente i buchi subito. "Intervenendo ‘ex post’ al momento del pensionamento - spiegava qualche tempo fa sul Manifesto  Michele Raitano, professore di Politica economia alla Sapienza di Roma - la misura destinerebbe poi la spesa unicamente a quelli effettivamente con problemi di inadeguatezza della pensione; non riguarderebbe infatti coloro, che dopo anni di precariato, hanno fatto una carriera stabile. Infine incentiva ad impegnarsi a lavorare, dato che la garanzia cresce con l’attività o l’età di ritiro".

Oggi di pensione di garanzia per i giovani si torna a parlare. Quando si andrà in pensione per intero col sistema contributivo, incassando cioè solo i contributi versati e rivalutati? Succederà dal 2035 per coloro che hanno iniziato a lavorare dal 1996. Le vie d’uscita saranno quattro e tutte impegnative perché i loro requisiti sono mobili e crescono con la speranza di vita: ci sarà una pensione anticipata che si può stimare a 66 anni (dai 64 di oggi) con 20 di contributi, ma solo se la pensione è 2,8 volte l’assegno sociale (oggi circa 1.300 euro). Una pensione di vecchiaia a 69 anni (oggi 67) con 20 di contributi, ma solo se pari a 1,5 volte l’assegno sociale (oggi circa 700 euro). Una pensione di vecchiaia a 73 anni con almeno 5 anni di contribuzione. E una pensione anticipata con 44-45 anni di contributi, a prescindere dall’età (oggi siamo a 41-42 anni e 10 mesi).

In soldoni, chi lavora a intermittenza, con stipendi bassi, rischia grosso: "I vincoli d’accesso - 2,8 e 1,5 volte l’assegno sociale - rischiano di tenere fuori molti che pur avendo età e contributi non hanno maturato assegni abbastanza 'ricchi'". Non è tutto: per i giovani e meno giovani di oggi, totalmente contributivi, non esiste integrazione al minimo (oggi 515 euro). La pensione di garanzia è una necessità per tutelare chi avrebbe assegni "da povertà assoluta".

Integrare tutte le pensioni future che non arrivano a una soglia tipo

Sul tavolo del confronto sindacati-governo ci sarà quindi la proposta basata in larga parte sui suggerimenti di Raitano, ovvero integrare tutte le pensioni future che non arrivano a una soglia tipo o benchmark, elaborata secondo alcune ipotesi (ad esempio a partire dal 60% di un reddito medio). L’integrazione - a carico dei conti pubblici - scatterebbe solo al raggiungimento dei requisiti di legge per uscire (età più contributi o solo contributi). Ma le soglie di accesso (2,8 e 1,5 volte l’assegno sociale) fino a quando non saranno cambiate spingeranno molti a poter chiedere la pensione di garanzia solo da over 70 o con molti contributi accumulati (44-45 anni) da redditi poveri, come per i tanti part-time involontari delle donne o per una vita di lavoretti.

Si ragionerà anche su una valorizzazione contributiva per una parte dei “buchi” accumulati nel tempo causa studio, maternità, congedi per cura, e buchi tra un contratto a tempo e un altro. La pensione di garanzia non è un sussidio, non è un regalo, non deve andare a tutti, ma solo a chi ne ha bisogno: un modo per incentivare chi lavora a stare in regola e per avere un domani dignitoso. La strada per la riforma in ogni caso è ancora molto lunga.

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