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Martedì, 25 Gennaio 2022
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Pensioni di garanzia per precari e giovani: cosa cambia con la riforma

Tra governo e sindacati il confronto si svilupperà al ministero del Lavoro e sarà Orlando a comunicare il calendario dei prossimi mesi, non Draghi: nessun dubbio sulla necessità di una pensione di garanzia per chi ha carriere discontinue

I tavoli tecnici sulle pensioni non saranno guidati dal premier. Tre sono i temi sui quali si focalizzerà questo percorso: flessibilità in uscita, pensioni complementari e precarietà giovanile. Non sarà però Palazzo Chigi a ospitare i tavoli tecnici sulle pensioni. Il confronto tra governo e parti sociali si svilupperà al ministero del Lavoro con il ministro Andrea Orlando. Nessun ruolo centrale della Presidenza del consiglio per la riforma delle pensioni dunque, con parziale sopresa dei sindacati. Coordinamento politico del "cantiere" affidato ai ministri Daniele Franco, Renato Brunetta e Orlando, mentre la parte tecnica sarà gestita direttamente dal sottosegretario alla Presidenza Roberto Garofoli, e dal capo del Dipe, Marco Leonardi.

Pensioni: i primi passi verso la riforma

Sulla pensione di garanzia per i giovani Orlando è da tempo favorevole alla realizzazione di una misura di garanzia per chi ha carriere discontinue: è una priorità anche per Cgil, Cisl e Uil. Nessuno pare inoltre intenzionato a porre ostacoli all'ampliamento sostanziale dell’Ape sociale. Infatti il nodo da sciogliere resta quello dei pensionamenti anticipati. Le parti sociali per ora non si smuovono dalle flessibilità in uscita da 62 anni o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica. Ma Draghi è stato chiaro: qualsiasi intervento correttivo della legge Fornero dovrà rimanere nel solco del sistema contributivo.

Dal 2022 si andrà in pensione con Quota 102 (64 anni di età e 38 di contributi), e dal 2023 torna la legge Fornero La piattaforma sindacale chiede flessibilità in uscita per tutti a partire dai 62 anni di età o 41 anni di contributi. I paletti di Draghi per il futuro sono flessibilità in cambio del ricalcolo contributivo: pensione in base a quanto si è versato dunque. Il problema è che con il ricalcolo contributivo l'assegno per molti lavoratori con carriere discontinue, periodi di cassa integrazione, precariato, basso salario è destinato a essere al limite della soglia di povertà.

Pensione di garanzia per giovani e precari nel 2023

L'idea della pensione di garanzia nasce dal fatto che molti lavoratori, con carriere discontinue, si ritroveranno in futuro pensioni di importo veramente limitato, al punto da necessitare interventi di assistenza. Che fare dunque? La proposta che circola da molto tempo, mai presa in considerazione da alcun governo, è quella di un fisso di circa 1000 euro lordi al mese di pensione a partire dai 65 anni anagrafici, con 40 anni di lavoro (ma lavoro inteso con tutti gli anni compres, anche quelli con buchi contributivi).

In sintesi: nessuno anticipo pensionistico con il vantaggio per le casse dello Stato di spostare la spesa in avanti, senza dover riempire direttamente i buchi contributivi dei precari da subito. Da quando si andrà in pensione per intero col sistema contributivo, incassando cioè solo i contributi versati e rivalutati? Succederà dal 2035 per coloro che hanno iniziato a lavorare dal 1996. Le vie d’uscita saranno quattro e tutte impegnative perché i loro requisiti sono mobili e crescono con la speranza di vita:  una pensione anticipata che si può stimare a 66 anni (dai 64 di oggi) con 20 di contributi, ma solo se la pensione è 2,8 volte l’assegno sociale (oggi circa 1.300 euro). Una pensione di vecchiaia a 69 anni (oggi 67) con 20 di contributi, ma solo se pari a 1,5 volte l’assegno sociale (oggi circa 700 euro). Una pensione di vecchiaia a 73 anni con almeno 5 anni di contribuzione. E una pensione anticipata con 44-45 anni di contributi, a prescindere dall’età (oggi siamo a 41-42 anni e 10 mesi). Lo scenario attuale è questo.

Chi lavora a chiamata o con contratti a tempo, con stipendi bassi, rischia assegni bassi. Non è tutto: per i giovani e meno giovani di oggi, totalmente contributivi, non esiste integrazione al minimo (oggi 515 euro). La pensione di garanzia è una necessità per tutelare chi avrebbe assegni "da povertà assoluta".

Una proposta è quella di integrare tutte le pensioni future che non arrivano a una soglia tipo o benchmark, elaborata secondo alcune ipotesi (ad esempio a partire dal 60% di un reddito medio). L’integrazione - a carico dei conti pubblici - scatterebbe solo al raggiungimento dei requisiti di legge per uscire (età più contributi o solo contributi). Ma le soglie di accesso (2,8 e 1,5 volte l’assegno sociale) fino a quando non saranno cambiate spingeranno molti a poter chiedere la pensione di garanzia solo da over 70 o con molti contributi accumulati (44-45 anni) da redditi poveri, come per i tanti part-time involontari delle donne o per una vita di lavoretti. Sul tavolo anche una valorizzazione contributiva per una parte dei “buchi” accumulati nel tempo causa studio, maternità, congedi per cura, e buchi tra un contratto a tempo e un altro.

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