Venerdì, 23 Aprile 2021
Pensioni

Altro che quota 100, la verità dell'Ocse sulle pensioni ai giovani

Secondo il report "Pensions at a Glance 2019" l'Italia è uno dei quattro Paesi Ocse in cui chi ha iniziato a lavorare nel 2018 andrà in pensione più tardi. Oggi però l'età effettiva di pensionamento è inferiore alla media

Foto di repertorio

Altro che quota 100. Per i giovani italiani la pensione è un vero e proprio miraggio. Nel rapporto "Pensions at a Glance 2019" pubblicato oggi, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico sottolinea che l’Italia è tra i Paesi che garantiranno nel futuro un’età di uscita dal lavoro più alta tra i Paesi del gruppo Ocse.

Nel dettaglio, un giovane che ha iniziato a lavorare nel 2018 andrà in pensione solo a 71 anni, stessa soglia anche in Olanda ed Estonia. Peggio di noi fa solo la Danimarca (74 anni), mentre la media del gruppo Ocse è di appena 66,1 anni. Eppure - si legge ancora nel report - in Italia la spesa pensionistica pubblica (pari ad oltre il 16% del Pil) è la seconda più elevata dell’Ocse.

Pensioni, l'uscita effettiva dal lavoro è di 62 anni

Ma c’è un altro dato che fa riflettere. Nel nostro Paese – spiega ancora il report - l'uscita media dal lavoro effettiva è di 62 anni, inferiore di 2 anni rispetto alla media nei paesi dell'Ocse e di 5 rispetto alla pensione di vecchiaia. Insomma, se oggi l’Italia è piuttosto generosa verso chi lascia il lavoro, in futuro lo sarà molto meno.

"Aumentare l'età effettiva del ritiro dal lavoro"

L’Ocse sottolinea che prima di Quota 100, l’età contributiva richiesta per andare in pensione aveva raggiunto la soglia record di 42,8 anni per gli uomini e 41,8 anni per le donne. Tuttavia la priorità per il nostro Paese  dovrebbe essere "aumentare l'età effettiva di ritiro dal lavoro", limitando il ricorso al pensionamento anticipato. 

Incognita part-time e autonomi

Il nostro sistema presenta poi altre storture. "Il lavoro part-time, che di solito implica bassi guadagni, in Italia è più diffuso che nella maggior parte dei Paesi Ocse", si legge nel report. In tal modo, il rischio è che le pensioni future siano eccessivamente basse. Discorso analogo si potrebbe fare anche per i lavoratori autonomi che, rileva l’Ocse, "hanno spesso aliquote contributive più basse" che si traducono in trattamenti di importo inferiore. Secondo l’Ocse la sfida per l’Italia sarà quella di "mantenere adeguate prestazioni di vecchiaia limitando la pressione fiscale a breve, medio e lungo termine", ma concentandosi allo stesso tempo "sull’aumento del tasso di occupazione" che nel nostro Paese è ancora troppo basso.

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