Sabato, 15 Maggio 2021

Pensioni da incubo: uno studio getta un'ombra sulla tenuta del welfare italiano

L'economia non cresce, gli italiani invecchiano con contratti atipici e senza fare figli. Nel prossimo futuro il 15% della forza lavoro sarà sostituita da robot o intelligenza artificiale, ma chi finanzierà il welfare? Tra 5 anni il sistema andrà in crisi

In Italia nel 2050 vi saranno non solo più pensionati che lavoratori, ma anche 7 milioni di persone in più a totale carico del welfare tra anziani non autosufficienti e nuovi poveri rispetto ad oggi. Sono dati allarmanti quelli presentati nel Rapporto Think Tank "Welfare, Italia" sviluppato da Unipol Gruppo con la fondazione Ambrosetti.

Secondo quanto redatto da esponenti delle istituzioni ed esperti del settore, già nel 2025 il sistema di protezione sociale potrebbe andare in crisi senza correttivi che appaiono sempre più necessari visto i correnti trend demografici che vedono una continua contrazione delle nascite che "svuotano" i comparti produttivi.

L'Italia rischia di perdere oltre due milioni di occupati, forza lavoro che non solo dovrebbe portare avanti l'economia del paese, ma assicurare le necessarie risorse al sistema di welfare. Infatti al pari dell'aumento della speranza di vita (+1,7 anni dal 2008 al 2018) il tasso di natalità si è ridotto del 25%.

Altro tema non da poco è la trasformazione del mercato del lavoro che se da una parte incoraggia una maggiore diffusione delle forme "non standard" con contratti a termine, interi settori sono investiti dal rischio di automazione: secondo gli estensori del rapporto nei prossimi 20 anni il 15% dei lavoratori potranno essere sostituiti da robot o apparati di intelligenza artificiale. 

Trend che fotografano una vera e propria bomba ad orologeria. Secondo gli estensori dello studio occorrerebbe parlare di un "Welfare New Deal" non solo a livello italiano ma europeo, incentivando l’adesione ai fondi pensione integrativi e sostenendo programmi che vedano i lavoratori over 55 farsi facilitatori nell'ingresso nel mondo del lavoro delle nuove generazioni.

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Tra i correttivi "raccomandati" un maggior ricorso al meccanismo pubblico?privato della previdenza integrativa.

A fine 2018 sono censiti 7,9 milioni di aderenti a forme di previdenza complementare (circa il 30% della forza lavoro) e 1,7 milioni di lavoratori beneficiano dei servizi di welfare aziendali offerti dalle imprese. Complessivamente, il segmento della sanità integrativa coinvolge 12,6 milioni di beneficiari nel 2018 (la spesa sanitaria privata ammonta a 40 miliardi di Euro), mentre gli aderenti a forme di previdenza complementare sono circa 7,9 milioni, pari al 30% della forza lavoro.

Il think tank identifica sei sfide che saranno essenziali nella riforma del sistema previdenziale:

  1. Sostenere la crescita sociale attraverso l’evoluzione del sistema di welfare: il 16,4% del PIL è assorbito dalla spesa previdenziale (pensioni e assistenza), mentre quella legata a servizi (assegni familiari, supporto per asili, congedo di maternità e paternità, supporto alle famiglie monogenitoriali, ecc.) pesa solo per il 3,8% del PIL. Si pensi che in Europa pesano invece in media per il 4,7% e nei Paesi nordici intorno al 7,0%;
  2. Mettere a sistema le nuove forme di protezione e inclusione sociale (sostegno al reddito, formazione continua, lotta alla povertà);
  3. Riorientare il supporto sociale alla mutata struttura familiare che presenta una maggior incidenza delle famiglie monocomponenti rispetto al passato (tra il 2010 e il 2018 sono passate dal 28% a oltre il 33% del totale)
  4. Sfruttare le opportunità del progresso scientifico e tecnologico per migliorare i servizi di prevenzione, la gestione delle cronicità e le prestazioni assistenziali;
  5. Sostenere l’integrazione tra welfare pubblico e privato individuando le aree in cui il sistema privato può contribuire ulteriormente: il 52% dei contratti collettivi depositati presso il Ministero del Lavoro prevede misure di welfare aziendale; il 30% della forza lavoro (7,9 milioni di lavoratori) aderisce a forme di previdenza complementare; il 9% dei circa €40 mld della spesa sanitaria privata è intermediata da forme integrative e la restante parte finanziata dalle famiglie;
  6. Sostenere ed integrare il carattere universalistico della protezione sanitaria e previdenziale, sancito dalla Costituzione, anche attraverso l’intervento privato e l'ampliamento del welfare aziendale all'interno del tessuto produttivo nazionale.

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