Pensioni, caos liquidazione per 230mila dipendenti pubblici

A causa della crisi di governo lo sblocco dell'anticipo del trattamento di fine servizio potrebbe arrivare non prima dell’autunno

In pensione in anticipo contando su una liquidazione che potrebbe non arrivare, almeno non prima dell'autunno. La crisi di governo getta nel caos lo sblocco dell'anticipo del trattamento di fine servizio per circa 170mila dipendenti pubblici in uscita quest'anno e altri 60mila andati in quiescenza lo scorso anno.

Nei primi giorni di agosto il Garante della Privacy e l’Antitrust hanno elevato due pareri segnalando alcune modifiche necessari al regolamento scritto dal Governo tre mesi fa. Nel documento vidimato dall'esecutivo era previsto che l’erogazione dell’anticipo dovesse essere effettuato entro 75 giorni dalla presentazione della domanda. Ma i tempi potrebbero allungarsi.

Come cita Il Messaggero la scadenza più impellente rigarda circa 8 mila statali usciti tra luglio e agosto grazie a Quota 100. A costoro seguiranno altre migliaia di dipendenti pubblici in uscita nel 2019 attraverso l’anticipo pensionistico o le regole ordinarie della Fornero

Al dicastero della Funzione pubblica i dirigenti sono stati fatti rientrare in anticipo proprio per inserire le correzioni delle due authority, ma dopo l'aggiornamento bisogna spedire il nuovo testo al ministero del Lavoro e a quello dell’Economia. E qui sorgono i primi problemi, perché al Mef hanno una posizione diversa su come regolare il fondo da 75 milioni da costituire all'Inps, per pagare ai lavori in uscita gli interessi sul prestito calmierato, tanto da chiedere un’ulteriore relazione tecnica sull’utilizzo del fondo.

Pensioni, caos statali: a rischio l'anticipo delle liquidazioni

Chiuso questo passaggio, il regolamento dovrebbe essere poi inviato al Consiglio di Stato per l’ultimo parere e alla Corte dei Conti per il controllo di legittimità. Solo allora, tra altri due o tre mesi, il regolamento potrà essere sottoposto alla firma del ministro e al passaggio in consiglio dei ministri. Ma di quale governo?

Il regolamento è contenuto nel decretone di quota 100 che modificava i tempi canonici per l'ergozione del Tfs per i dipendenti pubblici, che prevedono un’erogazione a tranche entro due anni dall’uscita.

Il ministro Bongiorno era riuscita ad ottenere una riduzione dei tempi per la liquidazione di parte del Tfs (fino a 45mila euro) grazie all'istituzione di una convenzione con l'associazione bancaria italiana - per un prestito a tasso calmierato (intorno al 2,5 per cento) - e l'Inps - per la gestione del fondo da 75 milioni di euro a garanzia.

L'avvio della misura è stata rallentata dai ritardi nella pubblicazione del decreto attuativo e ora rischia di non vedere mai l'approvazione definitiva.

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