Sabato, 16 Ottobre 2021
Economia

Pensioni, la botta: quanto si perde con la mancata rivalutazione

La proroga di un anno della stretta, presente in una bozza della manovra, è scomparsa nell'ultima versione. Ma in ogni caso fino al 2022 cambierà poco

Non è ancora chiaro se con la legge di bilancio verrà prorogato anche il blocco alla rivalutazione delle pensioni. Secondo la Spi-Cgil (che prima di tutti aveva paventato questa possibilità) la proroga di un anno della stretta sulla rivalutazione (fino a fine 2022) presente in una bozza della manovra è scomparsa nell'ultima lasciando quindi la fine della stretta al 2021, ma è rimasta nella Relazione illustrativa. "L'ultimo testo della legge di bilancio - sottolinea il Sindacato pensionati della Cgil - al momento prevede solo il recepimento della sentenza della Corte costituzionale sul contributo di solidarietà per le pensioni sopra i 100mila euro lordi annui e non fa alcun riferimento alla proroga del blocco. Riferimento che invece è contenuto nella relazione illustrativa, non fugando quindi il dubbio che si intenda intervenire in questa direzione". "Ci fidiamo ancora poco - continua lo Spi-Cgil - e per questo riteniamo che serva un atto esplicito da parte del Governo e che di questo se ne debba discutere nell'incontro che si terrà oggi pomeriggio con i Sindacati".

Ma di cosa stiamo parlando? In sostanza, stanto alle leggi attuali, dall'1 gennaio del 2022 era previsto il ritorno a regime del meccanismo che garantisce l'adeguamento pieno degli assegni all'inflazione per evitare la perdita di potere d'acquisto dei pensionati. Secondo la Spi Cgil, nella bozza della manovra era presente però un articolo (il 61) che prevedeva "lo slittamento al 2023 del sistema di rivalutazione in vigore prima dei molteplici blocchi messi ripetutamente in atto dal 2011". A quanto pare quella norma ora non compare più bella bozza della manovra, ma solo nella relazione illustrativa.

Se così fosse dal 1° gennaio 2022 dunque dovrebbe scattare un nuovo meccanismo che prevede solo tre fasce con il 100% della rivalutazione per le pensioni fino a 4 volte il minimo, il 90% per i trattamenti tra 4 e 5 volte il minimo e 75% per le altre pensioni.  

La mancata rivalutazione costa caro ai pensionati

Certo è che il danno - in termini economici - non è poi così marginale. Secondo quanto calcolato tempo fa della Uil,  considerato il periodo dal 2011 al 2019, per un pensionato che percepisce più di 1.568 euro lordi mensili il mancato adeguamento ha comportato una perdita pari nel corso degli otto anni pari a circa 960 euro lordi annui. Per chi ha un assegno di circa 1.960 euro lordi mensili (tra 4 e 5 volte il minimo) l'importo sale invece a 1.490 euro lordi annui. 

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