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Martedì, 21 Maggio 2024
Il mercante previdenziale

La grande fuffa delle pensioni minime a mille euro

La proposta di Berlusconi porterebbe al collasso dell'Inps. Ma anche alla rottura del patto intergenerazionale. Facciamo chiarezza con i conti del centro studi Itinerari Previdenziali

"Tutti coloro che sperano di andare in pensione tra 20/30 anni dovrebbero urlare contro la proposta di Berlusconi e di Forza Italia di portare le pensioni a mille euro al mese". Lo dice a chiare lettere Alberto Brambilla, già consigliere del ministero del Lavoro e esperto di previdenza. "Una prospettiva aggravata ulteriormente dalla richiesta di azzerare la contribuzione previdenziale per tutte le nuove assunzioni" chiosa il presidente del centro studi itinerari previdenziali.

Ma cosa c'è di tanto allarmante per la tenuta dei conti pubblici? Secondo Brambilla se il governo seguisse le proposte di Forza Italia l'Inps fallirebbe in pochi anni. Una tesi sostenuta da alcuni semplici constatazioni.

  • Oggi più di 1.816.799 pensionati hanno già raggiunto e superato i 600 euro (625.886 pensioni integrate al minimo con maggiorazione sociali; 721.281 pensioni/assegni sociali; 325.692 pensioni agli invalidi civili); servirebbero 9,282 miliardi di euro per portare questi pensionati a mille euro al mese.
  • I pensionati con pensioni e assegni sociali senza maggiorazioni sono 86.824; serviranno 145 milioni l'anno per portarle a 600 euro, 597 milioni per portarle a mille euro.
  • Altri 5,441 miliardi servirebbero per portare 676.635 pensioni di invalidità civile senza maggiorazione fino a mille euro, e quasi 2 miliardi per portare l'assegno a 600 euro.
  • Per integrare le pensioni di due milioni di over 65 che hanno meno di 15 anni di contributi versati ( e assegni che senza integrazioni ammonterebbero a 300 euro) servirebbero 12,46 miliardi o 2 miliardi per portarli a 600 euro. 

A conti fatti una spesa strutturale di quasi 30 miliardi l'anno e che aumenterà ogni anno per nuovi pensionamenti, aumento della speranza di vita e inflazione. A questi conti che già così ammontano ad una intera finanziaria vanno poi aggiunti i costi di integrazioni assistenziali e decontribuzioni, per una spesa che di fatto è improbonibile. "A fronte di questi enormi costi, Berlusconi, non contento, vorrebbe anche la decontribuzione che costerebbe per il primo anno 2,4 miliardi, quasi 5 nel secondo e 7,6 nel terzo, decretando così in pochi anni il fallimento del nostro sistema pensionistico senza alcuna separazione con la spesa assistenziale, che oggi costa come le pensioni al netto dell’IRPEF" spiega ancora Brambilla che inoltre sottolinea come oltre ai costi spropostitati si tratterebbe di una rottura del patto generazionale.

Il che, in prospettiva, creerebbe un buco contributivo ancora maggiore, da sommare al costo dell’aumento di queste pensioni. "Già il governo Meloni - rincara Brambilla - ha premiato i percettori di assegni sociali e pensioni minime, per la gran parte ex lavoratori in nero, evasori ed elusori, quando non malavitosi, con una generosa rivalutazione del 8,8% e portando le rendite a 600 euro per gli over 75, facendo pagare però il conto ai pensionati onesti". 

"Con la certezza di prendere mille euro netti al mese aumenteranno gli elusori e pagheranno quelli che lavorano onestamente e hanno il prelievo alla fonte. Perché pagare tasse e contributi tutta la vita per prendere una pensione che, tassata, arriva a poco più di 1.000 euro se, non versando nulla, ne posso prendere mille netti esentasse?" chiosa.

È evidente, se non fosse altrimenti chiaro, che la proposta di Berlusconi e degli azzurri non ha alcun senso logico e probabilmente arriva da chi non hanno mai ne visto né fatto una busta paga.

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