Sabato, 18 Settembre 2021
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Pensioni, chi potrà andarci prima dal 2022: dopo Quota 100 c'è il "mix"

Salvini spinge per una proroga di Quota 100, ma non ci sarà più nessuna quota "fissa" tipo 41, 92 o 102. Si andrà invece verso un mix di misure e scivoli diversificati. Tiene banco l'ipotesi Boeri-Perotti della pensione da 63 anni con riduzione attuariale, ma anche l'allargamento dell'Ape Sociale potrebbe risultare decisiva

Dopo Quota 100 non ci sarà una nuova quota fissa (niente Quota 102 o Quota 41) , bensì un sistema flessibile con uscite anticipate a partire dai 63 anni. Quota 100 scade tra tre mesi e non saranno più ammessi i pensionamenti anticipati con almeno 62 anni d’età e 38 di contributi. Non è nota la strategia del governo Draghi sul tema pensioni. Il silenzio preoccupa i sindacati. Salvini spinge per una proroga di Quota 100, ma non ci sarà. Si andrà verso un mix di misure e scivoli per la pensione anticipata.

Pensioni, cosa cambia dal 31 dicembre 

Il rischio scalone c'è ed è concreto. Lo scalone comporterebbe un aumento dei requisiti per il pensionamento di ben sei anni nella notte fra il 31 dicembre 2021 e il 1 gennaio 2022, come quello introdotto nel 2011 dal governo Monti. Ma al momento non vi è una emergenza economica paragonabile a quella del 2011 per giustificare in qualche modo una disparità di trattamento immediata e pesante. Dal 1 gennaio il pensionamento sarebbe accessibile solo a partire dai 67 anni di età senza un’eventuale armonizzazione: per gli esclusi ci sarà un aumento secco di cinque o sei anni dei requisiti di pensionamento. Facciamo l'esempio di un caso limite: Mario e Giovanni hanno lavorato 38 anni nella stessa azienda solo che il primo è nato nel dicembre del 1959 e il secondo nel gennaio del 1960. Mario andrà in pensione (se lo vorrà) a 62 anni, mentre Giovanni dovrà optare tra un pensionamento anticipato con 42 anni e 10 mesi nel 2026 o il pensionamento di vecchiaia con 67 anni e nove mesi, addirittura nel 2029. Tale scalone andrebbe persino oltre quello della vecchia riforma Maroni (legge 243/2004), quando fu introdotta una differenza di tre anni lavorativi tra chi avrebbe maturato il diritto alla pensione il 31 dicembre del 2007 e chi lo avrebbe fatto il primo gennaio dell'anno seguente.

"Noi pensiamo che dopo 62 anni di età o dopo aver lavorato 41 anni ci siano le condizioni per poter andare in pensione - ha detto di recente Ghiselli della Cgil - Il contributivo, in cui ormai siamo nella maggior parte dei casi, rende anche sostenibile economicamente un sistema di questo tipo. Poi proponiamo interventi che riconoscano la diversità dei lavori, chi fa lavori più pesanti e gravosi deve avere trattamenti migliori; il riconoscimento del lavoro di cura e delle donne; un discorso che riguarda la previdenza dei più giovani, soprattutto di coloro che hanno lavori discontinui, precari, che rischiano di non avere una prospettiva previdenziale, pensiamo a una pensione contributiva di garanzia; infine il rafforzamento delle pensioni in essere, quindi ampliamento e consolidamento della quattordicesima e meno tasse sulle pensioni". La flessibilità a partire dai 62-63 anni con un insieme di misure e scivoli a seconda della situazione del singolo lavoratore e della sua mansione: è questo lo scenario più credibile dal 1 gennaio 2022.

Pensioni da 63 anni con riduzione attuariale

Si parla tantissimo dell'idea che arriva dagli economisti Tito Boeri e Roberto Perotti, in vista del superamento di Quota 100. Esiste "un modo per riconciliare una maggiore flessibilità nell'età di pensionamento con la sostenibilità del sistema: si può andare in pensione quando si vuole, a partire da 63 anni, ma accettando una riduzione attuariale, che oggi si applica alla sola quota contributiva, sull'intero importo della pensione, cosi come proposto dall'Inps 6 anni fa", ragionano i due esperti. Oggi questo "significherebbe - spiegano gli economisti - una riduzione media di un punto e mezzo per ogni anno di anticipo rispetto alla pensione offerta da quota 100; in futuro ancora meno dato che le generazioni che andranno in pensione nei prossimi anni avranno una quota contributiva più alta su cui la riduzione è già comunque applicata in caso di pensione anticipata".

"Non è mai una buona idea - è la premessa di Boeri e Perotti - cambiare radicalmente le regole del sistema pensionistico all'ultimo momento, perché chi è vicino alla pensione si vede stravolgere i programmi di una vita e non ha tempo per porvi rimedio. Eppure anche questa volta si arriva all'ultimo minuto a decidere che fare di 'Quota 100', cioè i pensionamenti anticipati con almeno 62 anni d'età e 38 di contributi". L'idea lanciata da Boeri e Perotti punterebbe a "ridurre le disparità di trattamento fra le pensioni contributive e le pensioni 'miste0, perché permetterebbe anche ai titolari di quest'ultime di andare in pensione prima, purché abbiano almeno 20 anni di contributi e una pensione superiore ad una soglia minima (attualmente circa 1.450 euro al mese) per non rischiare di finire in condizioni di indigenza, soprattutto quando incoraggiati fortemente dall'impresa a lasciare". La soglia a 1.450 euro "è nettamente al di sopra della soglia di povertà Istat. Si potrebbe abbassarla a mille euro, circa 2 volte la pensione minima, rendendo più ampia la platea potenzialmente interessata alla pensione anticipata".

I lavori gravosi per la pensione anticipata

Per adesso le domande per accedere a Quota 100 accolte sono state circa 334 mila, visto che chi ha fatto domanda potrà continuare a uscire in anticipo anche scavallando il 2021, si potrà sfiorare forse i 400mila. Il responsabile economico del Pd Antonio Misiani fa il punto: bisogna "evitare di tornare puramente e semplicemente alla Fornero", ma va anche studiato un sistema "più flessibile ma più equo", e sostenibile per le casse pubbliche, che tenga conto dei lavori "gravosi e usuranti, delle donne con carichi familiari". 

La commissione ad hoc istituita da Orlando, e presieduta dall’ex ministro Cesare Damiano, sta completando i suoi lavori (che incrociano dati e studi Inail, Istat e Inps). Si attendono gli esiti entro due settimane. Si proporrà di fatto la nuova "graduatoria" dei lavori gravosi. Per la Lega però sarebbe un intervento troppo limitato e che non risponderebbe all’esigenza (perenne) di "accompagnare e favorire la ristrutturazione delle aziende". L'ex sottosegretario al Mef Claudio Durigon (il "papà" di Quota 100), suggerisce di pensare a un fondo ad hoc per consentire l’uscita anticipata - da valutare con quali requisiti - che andrebbe collegato ad altri meccanismi, come i contratti di espansione, e alla riforma degli ammortizzatori.

L'allargamento dell'Ape sociale

Altra ipotesi forte è una Ape sociale "allargata" e strutturale. L'Anticipo pensionistico sociale esiste dal 2017 in forma sperimentale. Detto in parole semplici, è un sussidio interamente a carico dello Stato erogato dall’Inps, è stato prorogato più volte rispetto alla scadenza originaria di fine 2018. L’ultimo prolungamento a tutto il 2021 è scattato con la legge di bilancio approvata dal parlamento alla fine del 2020.

L’Ape sociale per ora è destinata ai disoccupati di lungo corso, a chi assiste familiari o persone in estrema difficoltà, a una quindicina di categorie di lavoratori impegnati in attività considerate usuranti. Una platea che potrebbe essere significativamente estesa dalla prossima manovra (anche per questo la gratuatoria della commissione ad hoc istituita da Orlando è attesissima). Decisivi saranno i risultati della commissione che analizza la gravosità dei lavori. Non solo: in sede tecnica si sta anche valutando la possibilità di rendere strutturale l'Ape sociale facendolo uscire dalla fase sperimentale. Insomma, l'Ape sociale è arrivata per restare.

Secondo il Sole 24 Ore, sempre molto informato sugli scenari previdenziali, il governo punterebbe a un’idea abbastanza precisa: concedere solo a chi svolge lavori gravosi la possibilità di uscire dal lavoro a 62 anni (o 63), mentre per gli altri si parla di una soglia di uscita di 64 anni e 37 (o 38) anni di contributi.  Attualmente grazie all’Ape sociale i lavoratori gravosi possono godere di un’indennità a partire dai 63 anni di età: con 30 (o 36) anni di contributi, c'è uno scivolo fino alla pensione di vecchiaia. Con Opzione donna le lavoratrici possono uscire dal mondo del lavoro a 35 anni netti di contribuzione e 58 anni di età anagrafica, per le subordinate, 59 anni per le lavoratrici autonome. Sarà quasi certamente rinnovata anche nel 2022.

Un mix di misure ad hoc e scivoli per la pensione anticipata, non una Quota unica e fissa: la strada sembra definita.

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