Lunedì, 21 Giugno 2021
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Si potrà andare in pensione a 62-63 anni?

Tridico (Inps): "Dopo Quota 100 non c'è la fine del mondo, ma misure di flessibilità da ampliare: l'Ape sociale, i precoci, gli usuranti". La proposta è quella di andare in pensione dai 62-63 anni solo con la quota che si è maturata dal punto di vista contributivo. Il lavoratore uscirebbe dunque con l'assegno calcolato con il contributivo e aspetterebbe i 67 anni per la quota retributiva. I sindacati hanno altre idee

Pensioni, tema sempre attuale. E nei prossimi mesi lo sarà sempre di più, perché entro il 31 dicembre un intervento per riformare almeno parzialmente il sistema è inevitabile. "Che il Recovery non si occupi di pensioni non deve stupire e Quota 100 ha un pilota automatico che si autodistrugge. È una riforma sperimentale, durava tre anni e finisce al 31 dicembre, non c'è nulla da aggiungere" dice oggi in un'intervista alla 'Stampa' il presidente dell'Inps Pasquale Tridico che a proposito dello spostamento dal 2022 dell'uscita da 62 a 67 anni osserva come "non è corretto portare sempre il discorso sullo scalone. Dopo Quota 100 non c'è la fine del mondo, ci sono diverse misure di flessibilità da ampliare: l'Ape sociale, i precoci, gli usuranti".

In pensione a 62-63 anni ma solo con la quota contributiva

Tridico in pratica, come vi abbiamo già raccontato, ha in tasca da qualche giorno una "sua" proposta. Uno spunto messo sul tavolo del lungo dibattito che ci si appresta a iniziare. La proposta di Tridico è quella di andare in pensione dai 62-63 anni solo con la quota che si è maturata dal punto di vista contributivo. Il lavoratore uscirebbe dunque con l'assegno calcolato con il contributivo e aspetterebbe i 67 anni per ottenere l'altra quota, che è quella retributiva. Parallelamente sarebbero confermati o introdotti in caso di necessità strumenti ad hoc per tutelare i fragili, come gli oncologici e gli immunodepressi, che nella fase post Covid devono poter andare in pensione prima".

Trovare una convergenza tra governo, Inps e parti sociali non sarà semplicissimo. I sindacati non si smuovono per ora da due numeri: ovvero la possibilità di andare in pensione a 62 anni a prescindere dai contributi. Ma per le sigle sindacali anche quando un lavoratore arriva a 41 anni di contributi, a prescindere dall'età, deve avere la possibilità di andare in pensione. La proposta dei sindacati di fatto è quasi esclusivamente incentrata sulla flessibilità, lasciando i lavoratori liberi di decidere quando è il momento giusto per uscire dal lavoro a partire dai 62 anni di età.

"Se pagassimo subito tutta la pensione, indipendentemente dai contributi, a 62-63 anni, verrebbe meno la sostenibilità finanziaria - avverte Tridico - La mia è una proposta aperta ad altri innesti, che il ministro Orlando sta valutando, come la staffetta generazionale o le uscite parziali con il part-time. Ma non possiamo tornare indietro rispetto al modello contributivo. Il sistema previdenziale italiano è stato scolpito da due grandi riforme: la Dini del '95 e la Fornero nel 2011. È quello il nostro impianto ed è proprio qui dentro che dobbiamo incrementare i livelli di flessibilità, tenendo presente che abbiamo bisogno di equità e sostenibilità".

Capone (Ugl): "Più garanzie soprattutto per chi svolge lavori più usuranti"

"La riforma dell'attuale sistema pensionistico è un tema che va posto al centro dell'agenda politica del Governo e sul quale auspico un ampio coinvolgimento delle parti sociali. L'Ugl accoglie positivamente l'apertura del Ministro Orlando, tuttavia sia chiaro che ci opporremo a qualsiasi ipotesi di arretramento delle tutele". Lo ha dichiarato Paolo Capone, Segretario Generale dell'Ugl, in merito alla riforma delle pensioni.

"Al netto delle critiche strumentali - aggiunge - frutto di un approccio meramente ideologico, ribadiamo l'importanza di un provvedimento come 'Quota 100' che ha favorito il turnover e l'impiego dei giovani. E' fondamentale, quindi, adottare strumenti che sostengano la flessibilità accompagnando i lavoratori nel percorso di uscita dal mondo del lavoro. Occorre implementare le garanzie soprattutto a favore di chi svolge lavori più usuranti. La salvaguardia della vita e della sicurezza dei lavoratori si basa sul riconoscimento della loro dignità, pertanto sarebbe inammissibile tagliare i diritti acquisiti e ritornare al sistema disciplinato dalla legge Fornero fondata sulla logica miope dell'austerity e rivelatasi ormai fallimentare".

Cos'è lo scalone delle pensioni

L'unica certezza è che Quota 100 è ai titoli di coda (e scompare qualsiasi riferimento dalla bozza del Recovery plan). Gli scenari per il futuro sono tanti: dalla Quota 41 per cui spinge Salvini alla Quota 102, passando per la Quota 92. I sindacati puntano da tempo all'uscita flessibile dai 62 anni in avanti. Ma c'è anche chi chiede il pensionamento a 60 anni o con 40 anni di contributi. Da evitare lo scalone. Ricordiamo in poche parole di che cosa si tratta. La pensione di vecchiaia (Legge Fornero) prevede il ritiro dal lavoro a 67 anni e un'anzianità contributiva minima di anni 20. Quota 100 consente di anticipare la pensione a 62 anni di età con 38 di contributi fino al 31 dicembre 2021, dal primo gennaio si tornerebbe alle regole di prima e quindi allo "scalone" di cinque anni di età. Di colpo il pensionamento sarebbe accessibile solo a partire dai 67 anni di età (con pensioni dai 62 anni di età solo per le mansioni logoranti).

Lo scontro sarà inevitabile, perché spesso i governi vengo o ricordati, nel bene e nel male, per quello che fanno sul fronte pensioni. Adesso nel governo sembra esserci una tregua su questo punto, ma il problema si porrà dopo l’estate quando si comincerà a ragionare nel concreto su come superare Quota 100. Intanto per favorire la cosiddetta staffetta generazionale e anche per offrire maggiori possibilità di uscita nella gestione delle crisi aziendali il governo sta valutando l’ipotesi di rafforzare i contratti d'espansione. Consentono di mandare in pensione fino a 5 anni prima della soglia di vecchiaia (67 anni) i lavoratori anziani, ma solo con contemporanea assunzione di giovani. Tale strumento potrebbe diventare utilizzabile anche dalle imprese di piccole dimensioni. E potrebbe essere affiancato da un’isopensione (esodo dei lavoratori anziani) con meno vincoli per le aziende.

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