Lunedì, 20 Settembre 2021
Economia

Pensioni, chi rischia la beffa con quota 100: e come stanno davvero le cose sugli "aumenti"

L'intervento del governo sulle pensioni dovrebbe essere messo nero su bianco solo intorno al prossimo 10 gennaio, con un decreto ad hoc. Fino ad allora, le certezze sono poche: ma sull'importo degli assegni si può già fare chiarezza

L'intervento del governo sulle pensioni dovrebbe essere messo nero su bianco solo intorno al prossimo 10 gennaio, con un decreto ad hoc. I due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini ripongono molta fiducia a parole nel piano-pensioni: "In sei mesi aumentiamo le pensioni minime e quelle d'invalidità, parte il reddito di cittadinanza che rivoluzionerà il mercato del lavoro, eliminiamo la legge Fornero" annuncia Di Maio.  Secondo Salvini "nel 2019 i pensionati prenderanno di più rispetto al 2018, ci saranno tanti sequestrati dalla legge Fornero che riconquisteranno vita e pensione. E quindi tanti giovani troveranno un lavoro per andare a occupare quei posti che verranno liberati da chi potrà fruire del superamento della legge Fornero. Col reddito di cittadinanza tante pensioni minime verranno aumentate". Ma non tutti sono d'accordo, e molte delle affermazioni che abbiamo appena riportato non sembrano essere ad oggi suffragate dai fatti.

"Quota 100 retroattiva o peggioramento per molti"

Quota 100, come è stata rinominata l'opzione che sarà inserita nel decreto annunciato per gennaio, potrebbe penalizzare determinate categorie. "Il governo ci ha propinato una legge di Bilancio fantasma nella quale si stanziano le risorse per le 'bandierine elettorali' di Lega e 5 Stelle, cioè previdenza e Reddito di cittadinanza, ma si rimandano i 'dettagli' a un Decreto legge che dovrebbe essere approvato tra il 10 e il 12 gennaio". Lo dichiara Cesare Damiano, dirigente del Partito democratico ed ex ministro del Lavoro. "Intanto - continua - scade al 31 dicembre l'Ape sociale, scattano dal 1° gennaio i nuovi requisiti di età per la pensione di anzianità (43 anni e 3 mesi di contributi per gli uomini e un anno in meno per le donne) e di vecchiaia (57 anni di età), e non si sa ancora nulla della nona salvaguardia degli esodati. E potrei continuare".

"Occorre vigilare su questa situazione - aggiunge - bisogna richiedere la retroattività del futuro decreto dal primo gennaio 2019 perché Quota 100, da sola, può peggiorare la situazione per molti lavoratori. Per chi svolge lavori gravosi e che, pur avendo 62-63 anni di età, non ha totalizzato 38 anni di contributi: soprattutto le donne. Questi lavoratori possono andare in pensione con l'Ape sociale con 36 anni di contributi per le 15 categorie di lavori gravosi e con 30 anni per i disoccupati. Non a caso per accedere all'Ape ci sono state 76.049 domande, delle quali 57.572 relative a disoccupati (75,7%)". "La battaglia per le pensioni deve continuare, a partire dal ripristino della loro indicizzazione fortemente penalizzata dalle scelte del governo, adottando nuovamente il sistema di rivalutazione ante 2012. Il Pd deve schierarsi al fianco dei sindacati e sostenere le mobilitazioni indette a sostegno di una equa riforma previdenziale", conclude.

Pensioni e tasse, cosa accadrà nel 2019

Indicizzazione delle pensioni: come stanno le cose

Sull'indicizzazione delle pensioni al costo della vita, la spiegazione è semplice. La rivalutazione degli assegni all’inflazione è un tema annoso: lo "stallo" è presente da anni, dai tempi della riforma firmata da Elsa Fornero (governo Monti). Dal primo gennaio 2019 sarebbe dovuto tornare in vigore il sistema senza tagli, ma per frenare la spesa pensionistica è probabilissimo a questo punto un intervento.

Pensioni, aumenti per tutti (almeno secondo i conti di Salvini)

Vero è quello che dice Salvini, ovvero che nessuna pensione nel 2019 diminuirà d'importo rispetto al 2018. Vero è anche che le pensioni diminuiscono rispetto a quanto previsto per il 2019 prima dell'intervento presente in manovra. 

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