Martedì, 11 Maggio 2021
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Pensioni, cosa rischia di succedere tra 9 mesi e gli scenari post-Quota 100 con Draghi e Orlando

Il governo sta ragionando sulle criticità legate alla previdenza. Quota 100 è ai titoli di coda: nessuna proroga, nessun rinnovo. Corsa quindi alla pensione anticipata entro il 31 dicembre. Le pensioni di aprile 2021 vengono pagate da oggi, venerdì 26 marzo

Cosa succederà sul fronte pensioni dopo la scadenza di Quota 100 a dicembre 2021? Non c'è nessuno che al momento sia in grado di dare una risposta. Il governo sta ragionando sulle criticità legate alla previdenza. Quota 100 dovrebbe comunque essere ai titoli di coda: nessuna proroga, nessun rinnovo secondo i beninformati.

Pensioni: cosa succederà dopo Quota 100

Oggi come oggi la pensione di vecchiaia prevede il ritiro dal lavoro a 67 anni e un’anzianità contributiva minima di anni 20, e la pensione anticipata senza il vincolo dell’età anagrafica ma con solo il requisito contributivo a 42 anni e 10 mesi per i lavoratori e per le lavoratrici 41 anni e 10 mesi. Il 31 dicembre "scade" Quota 100 che consente di anticipare la pensione a 62 anni di età con 38 di contributi fino al 31 dicembre 2021.

Se dal primo gennaio si torna alle regole di prima c'è uno "scalone" di cinque anni di età: il pensionamento sarebbe di colpo accessibile solo a partire dai 67 anni di età. Lo scalone è un problema vero, concreto, da affrontare: un aumento secco di cinque o sei anni dei requisiti di pensionamento non è proponibile.

Facciamo l'esempio di un caso limite: Mario e Giovanni hanno lavorato 38 anni nella stessa azienda solo che il primo è nato nel dicembre del 1959 e il secondo nel gennaio del 1960. Mario andrà in pensione (se lo vorrà) a 62 anni, mentre Giovanni dovrà optare tra un pensionamento anticipato con 42 anni e 10 mesi nel 2026 o il pensionamento di vecchiaia con 67 anni e nove mesi, addirittura nel 2029. Insomma così non va, è evidente. Si tratterebbe di uno scalone persino "peggiore" di quello della vecchia riforma Maroni (legge 243/2004), quando fu introdotta una differenza di tre anni lavorativi tra chi avrebbe maturato il diritto alla pensione il 31 dicembre del 2007 e chi lo avrebbe fatto il primo gennaio del 2008. All'epoca per evitare che a circa 130mila lavoratori venisse impedito di andare in pensione subito si approvò la riforma Damiano, con un aumento della spesa pensionistica di 65 miliardi nel decennio successivo. Erano altri tempi.

Oggi la prima reazione di molti contribuenti è percorrere tutte le strade disponibili per la pensione anticipata. I numeri diffusi il 25 marzo dall’Inps danno l'idea di come chi sia in possesso dei requisiti minimi per accedere al beneficio (62 anni di età e 38 di contributi,) non si sta facendo sfuggire l’opportunità. Nel 2020 l’Inps ha erogato infatti oltre 234.000 pensioni anticipate a fronte di 195.000 assegni di vecchiaia e 1.387 prepensionamenti. Nel settore privato è confermato il massiccio utilizzo di canali per andare in pensione anticipata rispetto ai 67 anni previsti per la vecchiaia come ad esempio Quota 100.

Pensioni da Quota 92 a Quota 102: le ipotesi post-Quota 100

Sul fronte pensioni circola una ipotesi in queste settimane, ovvero quella di estendere quanto previsto dalla legge Dini per chi ha la pensione calcolata con il regime contributivo, quindi solo chi ha cominciato a lavorare dal 1996 in poi, includendo i lavoratori più anziani che rientrano nel regime misto. Ovvero retributivo fino al 1995 e contributivo dopo. Il sistema contributivo consente il pensionamento a partire da 64 anni ma la pensione maturata deve essere di importo pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale (circa 1.288 euro al mese). Staremo a vedere.

Quota 92 potrebbe essere la naturale prosecuzione di Quota 100? E' una proposta avanzata da Graziano Delrio. La misura Quota 92 sarebbe riservata ai lavoratori usuranti, che potrebbero andare in pensione con un minimo di 30 anni di contributi e 62 anni di età. L’introduzione della misura Quota 92 comporterebbe però un taglio di almeno il 3% (forse di più), sull'assegno, con conseguente perdita di denaro da parte dei lavoratori. In quanti accetterebbero?

Quota 102 potrebbe essere un'altra strada percorribile: andare in pensione a 64 anni di età, mantenendo i 38 anni di contributi previsti dalla Quota 100. Potenzialmente interesserebbe una platea di circa 150.000 persone all’anno, che potrebbero lasciare in anticipo il mercato del lavoro, rinunciando però al 5% del trattamento previdenziale "completo" che riceverebbero se restassero al lavoro fino ai 67 anni. Il 5% non è affatto poco. Chi accetterebbe?

Qualcuno ritiene che Draghi e il suo governo potrebbero avere nei prossimi mesi un tale sostegno della maggioranza da poter pensare addirittura di mettere le basi per una vera riforma strutturale, da amalgamare alla legge Fornero, con l’obiettivo di garantire solidità e sostenibilità anche nel medio periodo a tutto il sistema pensionistico. Ma non c'è molto tempo: il 31 dicembre è lontano solo 9 mesi. Pochi, per imbastire da zero una riforma del genere.

Oggi in Italia l'età media dei pensionati è di 74,1 anni con una differenza tra i due generi di 4,7 anni (71,5 anni per gli uomini e 76,2 anni per le donne). E' quanto emerge dall'Osservatorio sulle pensioni erogate dall'Inps. Riguardo le pensioni della categoria vecchiaia, si osserva che il 25,1% delle pensioni è erogato a persone di età inferiore a 70 anni; tale percentuale si alza fino al 27,8% per i pensionati di vecchiaia di sesso maschile. Ciò è giustificato dall'elevato numero di pensioni di anzianità liquidate negli anni passati.

Il 59,6% delle pensioni in Italia ha un importo inferiore a 750,00 euro. Questa percentuale, che per le donne raggiunge il 72,6%, costituisce solo una misura indicativa della "povertà", per il fatto che molti pensionati sono titolari di più prestazioni pensionistiche o comunque di altri redditi.  Si evidenzia che delle 10.608.976 pensioni con importo inferiore a 750 euro, solo il 43% (4.009.862) beneficia di prestazioni legate a requisiti reddituali bassi, quali integrazione al minimo, maggiorazioni sociali, pensioni e assegni sociali e pensioni di invalidità civile.

L'appello sulle pensioni dei sindacati al ministro del Lavoro Orlando

"Sarebbe importante che il Ministro Orlando convocasse Cgil, Cisl e Uil per riaprire il confronto sulla previdenza, rispondendo alla richiesta che da diversi giorni gli abbiamo rivolto". È quanto dichiara il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli. "Vorremmo capire dal nuovo Governo - prosegue - se condivide l'idea di un intervento complessivo sulla previdenza che affermi la flessibilità in uscita, per noi dopo 62 anni o con 41 anni di contributi, che affronti il tema della prospettiva previdenziale dei giovani, la possibilità di andare in pensione in anticipo per chi ha fatto lavori gravosi e di cura, per le donne, e la tutela del potere d'acquisto delle pensioni. Se questi sono i temi da affrontare siamo già in ritardo e non c'è altro tempo da perdere".

Ghiselli sostiene inoltre che "vanno immediatamente riattivati il tavolo sindacale e le due commissioni per arrivare a definire un organico intervento normativo che possa decorrere dal 2022, alla scadenza di Quota 100". "Se invece si stesse pensando a qualcosa di diverso, ad esempio a un ulteriore ritocco a questo o quell`aspetto della normativa vigente, saremmo alle solite toppe che in questi anni sono state messe sulla previdenza, lasciando le persone nell`incertezza. Una prospettiva - conclude Ghiselli - che non potremmo accettare".

Pensioni aprile 2021: pagamenti da oggi, il calendario e le date

Le pensioni di aprile 2021 vengono pagate da oggi, venerdì 26 marzo, come stabilisce il calendario di Poste Italiane. Secondo le ultime news verranno accreditate a partire da venerdì 26 marzo per i titolari di un Libretto di Risparmio, di un Conto BancoPosta o di una Postepay Evolution. I titolari di carta Postamat, Carta Libretto o di Postepay Evolution potranno prelevare i contanti da oltre 7.000 Atm Postamat, senza bisogno di recarsi allo sportello. Coloro che non possano evitare di ritirare la pensione in contanti in un Ufficio Postale, spiega la nota, "dovranno presentarsi agli sportelli rispettando la turnazione alfabetica prevista dal seguente calendario che potrà variare a seconda del numero di giorni di apertura dell’ufficio postale di riferimento: i cognomi dalla A alla B venerdì 26 marzo; dalla C alla D sabato mattina 27 marzo; dalla E alla K lunedì 29 marzo; dalla L alla O martedì 30 marzo; dalla P alla R mercoledì 31 marzo; dalla S alla Z giovedì 1° aprile.

Attenzione: Poste Italiane ricorda inoltre che i cittadini di età pari o superiore a 75 anni che percepiscono prestazioni previdenziali presso gli Uffici Postali, che riscuotono normalmente la pensione in contanti e che non hanno già delegato altri soggetti al ritiro della pensione, possono chiedere di ricevere gratuitamente le somme in denaro presso il loro domicilio, delegando al ritiro i Carabinieri. Le nuove modalità di pagamento delle pensioni hanno carattere precauzionale e sono state introdotte con l’obiettivo prioritario di garantire la fornitura di un servizio essenziale tutelando la salute dei lavoratori e dei clienti di Poste Italiane nell’attuale fase di emergenza sanitaria. Ciascuno è invitato ad indossare la mascherina protettiva, ad entrare in ufficio solo all’uscita dei clienti precedenti, a tenere la distanza di almeno un metro, sia in attesa all’esterno degli uffici che nelle sale aperte al pubblico. Per ulteriori informazioni, è possibile consultare il sito www.poste.it o contattare il numero verde 800 00 33 22.

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