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Domenica, 25 Settembre 2022
Economia

Pensioni, opzione donna tra luci e ombre: che cosa succede nel 2020

La misura prevede la possibilità per le donne di andare in pensione una volta raggiunti i 35 anni di contributi e un'età anagrafica di 58 anni. L'età sale a 59 anni nel caso si tratti di lavoratrici autonome: ma l'assegno è più basso e il primo pagamento arriva dopo un anno

E' una delle conferme per l'anno appena iniziato sul fronte pensioni: stiamo parlando di Opzione donna. La misura prevede la possibilità per le donne che lavorano di andare in pensione una volta raggiunti i 35 anni di contributi e un'età anagrafica di 58 anni. L'età sale a 59 anni nel caso si tratti di lavoratrici autonome. Tuttavia "non è tutto oro quel che luccica". Infatti la condizione per ottenere questa modalità di pensionamento è che l'importo della pensione venga interamente ricalcolato con il sistema contributivo, ovvero in base ai contributi effettivamente versati nelle casse previdenziali nel corso degli anni lavorativi: il rischio è di percepire un importo più basso quindi.

Pensioni Opzione Donna: quali sono i vantaggi e gli svantaggi

Opzione donna ha però il vantaggio di anticipare i tempi della pensione per le lavoratrici che rientrano nei requisiti. Opzione donna era già in vigore, e la legge di Bilancio 2020  ha esteso la possibilità di aderirvi per le donne che hanno compiuto, al 31 dicembre 2019, 58 anni di età se dipendenti e 59 anni di età se autonome e che siano in possesso di 35 anni di contributi versati.

Il lato negativo è l'importo dell'assegno. Le lavoratrici che hanno i requisiti anagrafici e contributivi e scelgono di anticipare i tempi della pensione con Opzione donna subiscono in linea generale, secondo i calcoli più attendibili (ogni caso fa storia a sé ovviamente) una riduzione di circa il 30 per cento dell’assegno pensionistico. Anche per quel che riguarda i tempi è bene sapere che il primo assegno pensionistico a chi sceglie Opzione donna verrà corrisposto esattamente un anno dopo il raggiungimento del diritto se dipendenti e 18 mesi se autonome. Non tutti possono permettersi di passare 12 mesi senza un'entrata fissa mensile. 

Pensioni, che cosa succede nei prossimi mesi

"Con l'intervista del sottosegretario Baretta sul Corriere della Sera (di qualche giorno fa, ndr), che sopisce ogni dubbio sul futuro di quota 100 fissando l'orizzonte temporale alla sua scadenza naturale, ci auguriamo che l'attacco giornaliero contro la predetta misura pensionistica, all'interno della stessa maggioranza di governo, venga a finire". Lo dichiara in una nota il segretario  confederale della Cisl, Ignazio Ganga. "Lo diciamo convinti che quando si mette anticipatamente in discussione quota 100, in realtà, si compie un attacco contro i lavoratori e le lavoratrici, perché si crea incertezza e confusione aumentando, paradossalmente, la voglia di andare in pensione anche in quelli che non ci pensano", ricorda.

"Le economie realizzate dalla misura previdenziale - spiega - continuamente sotto attacco, inoltre, certificano appieno la sua sostenibilità, se mai quel che non va bene è che i risparmi non vengano reinvestiti nella previdenza per realizzare un progetto che restituisca ai lavoratori flessibilità in uscita dal mercato del lavoro ed ai pensionati l'attesa rivalutazione dei trattamenti. Così come riteniamo che si debba superare l'attuale 'solfa' per cui andare in pensione con 38 anni di contributi e 62 anni di età, a cui bisogna aggiungere alcuni mesi di 'finestre' che spostano avanti nel tempo il momento in cui si riscuote la prima mensilita` di pensione, sia un privilegio. Lo diciamo anche perché nel dibattito in corso sfugge che l'età media di quelli che hanno utilizzato Quota 100 è ben superiore ai  62 anni".

"L'auspicio - dice - è che venga aperto fin dal mese di gennaio il confronto sul tema delle nuove regole nell'accesso alla pensione così come prefigurato dal sottosegretario, tema molto delicato che non può essere banalizzato anche in considerazione della notevole differenza  fra i lavori, molti dei quali usuranti e gravosi, ma non riconosciuti tali". Anche per questo, avverte, "bisogna da subito far partire le commissioni di studio sui lavori gravosi e sulla separazione tra previdenza ed assistenza, realizzando immediatamente quelle misure capaci di restituire equità al sistema e in particolare alle donne ed ai giovani, rispetto ai quali l'attuale modello pensionistico e` oggettivamente avaro. Sovente riaffiora, inoltre, la contrapposizione fra quota 100 e il futuro dei giovani: ragionamento non corretto. Le prospettive per i giovani sono legate al lavoro e alle possibilità di occupazione che possono generarsi solo all'interno di una vera e convinta strategia di sviluppo economico del Paese, aspetto che  sovente passa in secondo piano nei dibattiti in corso".

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