rotate-mobile
Sabato, 4 Febbraio 2023
Pensioni

Perché si torna a parlare di Opzione donna e cosa può cambiare subito

Per il 2023 l'ultima legge di bilancio ha introdotto un intervento restrittivo legato al criterio dei figli e non solo. Le promesse di Fratelli d'Italia e Lega erano diverse. C'è chi spera in un intervento ad hoc già nei prossimi mesi per tornare alla vecchia versione

Fumata nera, come ampiamente previsto da tutti gli interessati. Il prossimo incontro tra governi e parti sociali per impostare il discorso relativo alla riforma delle pensioni è fissato per l'8 febbraio. Il focus sarà su Opzione donna e sui giovani. Obiettivo è superare gradualmente la legge Fornero, prima dell'estate magari anticipandone le linee guida nel Def di aprile, come chiedono i sindacati. La legge Fornero di anni per accedere alla pensione ne prevede 67 e dal 2024, se non ci sarà un intervento organico in materia.

Pensioni: il caso Opzione donna

Nel 2023 l'ultima legge di bilancio ha introdotto un intervento restrittivo legato al criterio dei figli per Opzione donna. Le lavoratrici, dipendenti o autonome che hanno maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2022 potranno accedervi a condizione di essere "caregiver", invalide non inferiore al 74% oppure licenziate o dipendenti da aziende in crisi. Cambiano anche i requisiti anagrafici: 60 anni e 35 anni di contributi perfezionati entro il 31 dicembre 2022 con uno sconto di un anno per ogni figlio entro un massimo di due anni. Per le licenziate o dipendenti di aziende in crisi i requisiti, invece, saranno diversi: 58 anni e 35 anni di contributi (sempre perfezionati entro il 31 dicembre 2022). Una stretta notevole.

La revisione dei criteri di accesso al prepensionamento con Opzione Donna è uno dei provvedimenti del governo Meloni più impopolari. La "promessa" era quella della proroga della misura così com'era, un rinnovo. La Lega scriveva nel suo programma elettorale di voler rendere il trattamento pensionistico Opzione donna strutturale. Le cose sono andate diversamente. Il ministro del lavoro, Marina Calderone ieri sera ha nuovamente sottoposto all’attenzione del Consiglio dei ministri la questione dell’allentamento della stretta su Opzione donna prevista dalla manovra: "Alcuni interventi non hanno portato consenso, come Opzione donna, ma vi è il massimo impegno per trovare misure con cui rivedere alcuni passaggi della norma". Può cambiare qualcosa già nel 2023 dunque per quel che riguarda Opzione donna? Difficile dirlo. La "variabile figli", prevista dal testo originario della manovra varato da palazzo Chigi, è poi rimasta nella versione finale perché il ministero dell'Economia evidenziava la mancanza delle risorse necessarie per tornare allo schema di Opzione donna in vigore fino al mese scorso. 

Può cambiare qualcosa subito?

In base alle dichiarazioni di dicembre del sottosegretario leghista al Lavoro, Claudio Durigon, la partita per far scattare una proroga della versione 2022 (uscite con 58 anni, che diventano 59 per le lavoratrici autonome, e 35 anni di contributi) sarebbe potuta proseguire con provvedimenti ad hoc nel 2023. Si era parlato di una proroga per 6 o 12 mesi con i vecchi requisiti, ma non se n'è più fatto nulla anche perché sarebbe stato evidentemente penalizzante un requisito anagrafico del genere: a seconda del mese di nascita si sarebbe potuto accedere o meno alla pensione. Il tema è stato riproposto ieri nell'incontro tra governo e sindacati e le parole di Calderone fanno pensare che la strada non sia chiusa del tutto. "Dopo l’incontro dell’8 febbraio prossimo gli incontri si terranno a cadenza settimanale" ha detto il ministro del Lavoro, Marina Calderone, fissando il timing dei prossimi tavoli tecnici di confronto sulla riforma delle pensioni.

"Va fatto un passo indietro su Opzione donna, con il ritorno al requisito dei 58 anni senza i vincoli introdotti in manovra. Ci sono poi da riconoscere forti incentivi alle madri lavoratrici, con uno sconto di almeno un anno di contributi per figlio" dicono dalla Cisl, senza però entrare nei dettagli. Ieri c'è stato il presidio di un gruppo di lavoratrici del Comitato OpzioneDonna davanti al ministero del Lavoro. "Siamo qui perché vogliamo che Opzione Donna venga rinnovata ai medesimi requisiti che ci sono stati fino al 2021, ossia 35 anni di contributi e 58 anni di età per le dipendenti, 59 per le autonome", ha detto una lavoratrice del Comitato che fa la badante. "Noi donne siamo stanche fisicamente. Poi dobbiamo pulire, cucinare, stirare, accudire la famiglia e lavorare. A 60 anni non ce la facciamo più", spiegava un'infermiera.

La nuova Opzione donna dispone, in sintesi, una profonda revisione dello "scivolo". Secondo alcune stime, meno di 5mila lavoratrici in tutto potranno utilizzarla così com'è adesso. E considerando che Opzione donna riduce l'assegno fino al 30%, non è nemmeno detto che decidano di farlo davvero. A meno di novità all'orizzonte. "Vi è il massimo impegno per trovare misure con cui rivedere alcuni passaggi della norma", assicura il ministro. I punti di domanda sono le eventuali tempistiche e le modalità con cui introdurre modifiche alla norma attuale. Staremo a vedere. L'8 febbraio nel prossimo incontro tra parti sociali e ministro il tema sarà al centro dell'attenzione.

Francia in piazza contro l'innalzamento dell'età pensionabile: "Non ci fermeremo" 

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Perché si torna a parlare di Opzione donna e cosa può cambiare subito

Today è in caricamento