Domenica, 7 Marzo 2021

Pensioni d'oro, come si calcola il taglio e chi riguarda

Secondo la proposta di legge presentata da Lega e M5S, le pensioni non potranno superare i 90mila euro lordi annui, pari a 4.500 euro netti al mese: ecco come avverrà la rimodulazione degli assegni per i pensionati che superano questa soglia

Foto archivio Ansa

La proposta di legge sul taglio delle pensioni d'oro presentata da Movimento 5 Stelle e Lega ha posto un tetto massimo di 90mila euro lordi all'anno, pari a 4.500 euro netti al mese. Oltre queste soglie scatta il ricalcolo dell’assegno previdenziale con sistema contributivo, con i risparmi che ne deriveranno che andranno a finire in un fondo presso il Ministero del Lavoro, che verrà istituito con un apposito decreto, che servirà per finanziare l'aumento delle pensioni minime, altro cavallo di battaglia che il governo intende inserire nella legge di Bilancio. Vediamo nel dettaglio come avverrà il calcolo del taglio e chi potrebbe subirlo.

Pensioni d'oro: come viene applicato il taglio

Va ricordato che la rimodulazione della pensione riguarda soltanto i trattamenti Inps per lavoratori dipendenti e autonomi,  e le forme sostitutive ed esonerative. Inoltre il ricalcolo ha valore retroattivo e quindi riguarda le pensioni in essere. Il taglio si applica anche ai pensionati che percepiscono più di un trattamento previdenziale, sempre per le quote che superano la soglia dei 4.500 euro netti al mese. In ogni caso la decurtazione non può abbassare la pensione al di sotto dei 4.500 euro mensili. Il ricalcolo dell'assegno non viene invece applicato ai trattamenti di invalidità, alle pensioni di reversibilità e alle vittime del dovere o del terrorismo.

Perché sui tagli alle pensioni d'oro l'Ue sta con il M5s

Pensioni d'oro: come avviene il ricalcolo

Come avverrà questo ricalcolo? La rimodulazione degli assegni che superano i 4.500 euro netti al mese dipenderà dall’età in cui il pensionato si è ritirato, andando a colpire maggiormente chi è andato in pensione con forte anticipo rispetto al requisito di vecchiaia. Il taglio sarà quindi applicato soltanto alle quote retributive della pensione. Vediamo nel dettaglio come dovrebbe avvenire.

La quota retributiva dell'assegno pensionistico verrà ridotta in base al rapporto fra il coefficiente di trasformazione applicato al momento del pensionamento e quello relativo alla pensione di vecchiaia. Il calcolo terrà conto di una tabella inserita nel progetto di legge, che 'libera' il calcolo dagli aumenti delle aspettative di vita, così da non penalizzare i pensionati che si sono ritirati prima degli scatti. Considerando che il coefficiente di trasformazione non potrà mai essere inferiore a 57 anni, le decurtazioni potranno essere massimo del 20%.

Il ricalcolo verrà applicato alle pensioni in essere dopo l'entrata in vigore della nuova norma, ma nessun pensionato sarà tenuto a restituire somme arretrate. Se la proposta dovesse passare, dal 2019 i pensionati potranno superare i 90mila euro lordi all'anno soltanto per i trattamenti calcolati interamente col sistema contributivo. Per quanto riguarda invece le quote retributive, entrerà in gioco la rimodulazione soltanto per gli assegni superiori ai 4.500 euro mensili, ma il taglio non potrà portare la pensione al di sotto di questa soglia.

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