Giovedì, 15 Aprile 2021

Pensioni, quando conviene (e quanto costa) la pace contributiva

Tra le novità del 2019 in tema di previdenza c'è la pace contributiva: ecco cos'è e come funziona

Foto di repertorio

Quota 100 è stata senza dubbio la riforma in tema di pensioni che ha avuto più risalto, ma non si tratta dell'unica novità contenuta nel decreto 4/2019. Oltre alla misura che permette di uscire dal lavoro con minimo 62 anni e 38 di contributi, ci sono anche la pace contributiva e il riscatto agevolato della laurea, due differenti misure che aiutano i lavoratori a maturare contributi per la pensione. Ma cos'è la pace contributiva? Quando conviene realmente? Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Cos'è la pace contributiva

La pace contributiva permette di riscattare ai fini pensionistici i periodi non lavorati, che però devono per forza essere compresi tra due periodi lavorativi, per un massimo di cinque anni. Come avviene per il riscatto della laurea agevolato c'è un onere da pagare, ma se per il titolo di studio si tratta di una quota fissa, per la pace contributiva la somma da erogare cambia in base all'ultima retribuzione percepita dal lavoratore in questione. Come si calcola? Va preso in considerazione l'ultimo stipendio annuo per poi moltiplicarlo per l’aliquota IVS del 33%. Ovviamente, più sarà alta la retribuzione e più bisognerà pagare per il riscatto di un anno in cui non si è lavorato. 

Pace contributiva, quali sono le condizioni

Tutti possono accedere alla pace contributiva? Non proprio. Esistono infatti delle condizioni da soddisfare per potervi ricorrere. In primis si tratta di una misura riservata soltanto ai lavoratori che rientrano interamente sotto il calcolo della pensione con sistema contributivo, ossia quelli che hanno iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio del 1996. I periodi di 'non lavoro', che non possono superare i 5 anni, non devono essere già coperti da contribuzione figurativa né tanto meno accreditata ad altro titolo. 

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Pace contributiva, quando conviene

Considerando che la pace contributiva, a meno di proroghe, scadrà il 31 dicembre 2021, non c'è molto tempo per decidere se usufruirne o no. La prima domanda da porsi è: mi conviene o no? Tale misura, permettendo di riscattare fino ad un massimo di cinque anni di contributi, contribuisce a rinforzare la propria situazione contributiva, permettendo al lavoratore in questione di arrivare più rapidamente alla pensione. Considerando che esistono diverse forme per accedere alla pensione, come quota 41, quota 100 o la pensione anticipata, aumentare il numero di anni di contributi, includendo periodi in cui non si è lavorato, può essere una strada agevole per uscire dal lavoro. L'unico possibile intoppo potrebbe essere quello economico: infatti, se il costo da pagare dovrebbe rivelarsi molto alto, usufruire della pace contributiva potrebbe rivelarsi anche una pratica non proprio vantaggiosa. Non va però dimenticato che aumentare la propria età contributiva influisce anche sull'importo della pensione futura, che risulta più alto con più anni di contributi. 

Quanto costa la pace contributiva

Come accennato in precedenza, a differenza del riscatto della laurea, per cui c'è da pagare una quota fissa, il 'prezzo' della pace contributiva varia in base all'ultimo stipendio annuo percepito. Calcolare l'onere è molto semplice: basta moltiplicare l'ultima retribuzione annua per l’aliquota IVS del 33%, come si fa per il riscatto della laurea ordinario. Esistono però delle agevolazioni di cui si può usufruire per rendere meno pesante il costo da pagare. Per il riscatto è possibile usufruire di una detrazione Irpef del 50% con una ripartizione in cinque quote annuali. Inoltre, la somma da pagare può essere erogata anche in rate, con un massimo di 120, pari a 10 anni. L'importo di ogni rata non potrà però essere inferiore ai 30 euro

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