Giovedì, 25 Febbraio 2021
Italia

Pensioni, stranieri necessari ma non basta: il rapporto che smonta molti luoghi comuni

Tra soli 30 anni la richiesta di welfare aumenterà del 47% e dovrà essere soddisfatta da una popolazione in età lavorativa inferiore del 18% rispetto ad oggi. Risulta evidente l'esplosione del sistema che già oggi si mantiene in equilibrio precario

Manifestanti in piazza per le pensioni anche in Spagna. FOTO ANSA

Si fa presto a dire prima gli italiani ma oltre agli slogan dei partiti politici il tema dell'immigrazione andrebbe valutato secondo dati che molto spesso vengono dimenticati: la situazione demografica nel nostro Paese, pur essendo negativa da molto tempo, non compare nelle priorità dell’agenda politica dettate dall'ormai noto Def e dall'annunciata manovra finaziaria che si preannucia più attenta alle esigenze della popolazione anziana.

Pensioni, la riforma spiegata bene

Come sottolineanto più volte negli ultimi giorni, riformare la legge Fornero metterebbe a rischio i conti del nostro paese: lo dice Bankitalia, lo sottolinea il Fondo monetario internazionale, ma per rendersi veramente conto dello stato di salute dell'economia dell'Italia occorre leggere con attenzione il rapporto annuale della Fondazione Moressa sull'economia dell'immigrazione.

Lo scenario alla base dello studio guarda al 2050 quando l’Italia avrà un popolazione di 59 milioni di abitanti (-3% rispetto ad oggi), ma sarà anche più anziana e peserà sempre di più sui conti dello Stato

I dati Eurostat assegnano già oggi all’Italia la maglia nera in Europa nel bilancio demografico: la natalità è al di sotto di 2 figli per donna dal 1976 e il saldo naturale, ovvero differenza tra nati e morti, segna un tragico -191mila. A questo ritmo nel 2050 gli anziani saranno oltre un terzo della popolazione

È un fenomeno strutturale e che l'immigrazione tamponerà solo in parte questa situazione. Riprendendo il tanto citato mantra del presidente dell'Inps Tito Boeri che spiegava come l'immigrazione fosse necessaria per pagare le pensioni a conti fatti finisce per essere una condizione necessaria ma non sufficiente. 

Secondo lo scenario elaborato dalla Fondazione Moressa appare evidente che il nostro Paese non può fare a meno del contributo della popolazione migrante che contribuisce attivamente al gettito fiscale e contributivo. L’importante sarebbe cominciare, per la prima volta in trent’anni, a pianificare le politiche migratorie anziché subirle.

L'ottava edizione del Rapporto annuale sull'economia dell'immigrazione della Fondazione Leone Moressa offre in questo senso un utile documento percjé si concentra sull'invecchiamento demografico in corso in Italia e sui cambiamenti in atto.

Tra soli 30 anni la richiesta di welfare aumenterà del 47% e dovrà essere soddisfatta da una popolazione in età lavorativa inferiore del 18% rispetto ad oggi. Risulta evidente che lo scenario implica un'esplosione del sistema che già oggi si mantiene in equilibrio precario. 

Il Rapporto, realizzato con il contributo della Cgia di Mestre e con il patrocinio del Ministero per gli affari esteri e la cooperazione internazionale pone l'accento anche sulla crescita degli ultimi anni della popolazione immigrata smontando alcuni luoghi comuni.

  1. Già oggi i 5 milioni di stranieri regolari in Italia producono quasi il 9% del Pil e immettono nelle casse previdenziali 11,9 miliardi di euro.
  2. Nonostante negli ultimi anni l’immigrazione sia stata percepita come un’emergenza, gli ingressi di immigrati in Italia sono progressivamente diminuiti rispetto a prima della crisi. I permessi di soggiorno (primo rilascio) per motivi di lavoro sono infatti scesi da 350 mila nel 2010 a 125 mila nel 2011 e addirittura 13 mila nel 2016.

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Il parallelo aumento dei permessi per motivi umanitari (78 mila nel 2016) non giustifica la percezione negativa dell’opinione pubblica. Parallelamente, la diminuzione dei nati stranieri e l’aumento delle emigrazioni (che coinvolgono italiani, stranieri e stranieri naturalizzati), hanno fatto sì che l’immigrazione non riesca più a compensare il calo demografico. La conseguenza è che la popolazione italiana sta già calando e continuerà a farlo nei prossimi anni. Si tratta di una realtà che fa poco clamore, ma che avrà ripercussioni concrete a livello sociale ed economico, al punto da configurare, questa sì, una vera e propria emergenza, in una prospettiva di breve-medio termine

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Italia 2050, sempre meno abitanti e sempre più anziani

Come abbiamo già sottolineato il problema reale per la sostenibilità economica del paese è che a diminuire sarà la popolazione dai 15 ai 64 anni che subirà una contrazione di 7 milioni di unità, mentre la popolazione con almeno 65 anni aumenterà di 6 milioni.

Senza la Fornero ci sarebbe la Troika: perché la riforma delle pensioni è così importante 

Mantenendo lo stesso livello occupazionale del 2017 gli occupati diminuirebbero di quasi 4 milioni, mentre aumenterebbero i pensionati arrivando allo stesso numero degli occupati. A questo trend preoccupante va aggiunto il numero sempre crescente di italiani che stanno lasciando il paese; dal 2011 al 2017 il saldo migratorio è negativo e pari a -391 mila e si tratta nella maggior parte di potenziali lavoratori che esportiamo all'estero; giovani ed istruiti.

In 6 anni 400mila giovani hanno lasciato l'Italia

Sempre dal 2011 al 2017 nel nostro paese la popolazione straniera è cresciuta di oltre un milione di unità senza contare le oltre 800mila naturalizzazioni. Rispetto agli italiani gli stranieri sono più giovani ed il loro saldo naturale è positivo e per questo incidono sulla spesa pubblica solo con il 2,1%.

Nel 2011 gli occupati stranieri erano pari al 9%, nel 2017 hanno raggiunto quota 10,5. Questi 2,4 milioni di occupati producono un valore aggiunto pari a 131 miliardi (8,7% del valore aggiunto nazionale). Si tratta prevalentemente di occupazione "complementare": la maggior parte degli occupati stranieri svolge lavori poco qualificati (e quindi faticosi e poco retribuiti), mentre gli occupati italiani si collocano nelle professioni piu' qualificate. Non e' da sottovalutare nemmeno l'apporto degli imprenditori stranieri che rappresentano il 9,2% del totale imprenditori, dato in crescita negli ultimi cinque anni del 16,3% in controtendenza con la diminuzione degli italiani (-6,4). L'impatto fiscale. I lavoratori stranieri dichiarano 27,2 miliardi di euro (stima) e versano 3,3 miliardi di euro di Irpef. Inoltre il loro contributo previdenziale e' pari a 11,9 miliardi di euro che aiuta a finanziare il nostro sistema di protezione sociale.

Redditi ed imposte sono inferiori alla media italiana in quanto provengono da lavori poco qualificati. Un aumento della mobilita' sociale degli stranieri inciderebbe in modo positivo sull'impatto fiscale italiano. Prospettive future. Le previsioni demografiche non sono positive per tutta l'Europa e per l'Italia in particolare, la fascia piu' anziana pesera' sempre di piu' e l'immigrazione tamponera' solo in parte l'invecchiamento della popolazione.

La vera sfida: rilanciare la natalità e sostenere la popolazione che invecchia

La situazione non riguarda solo l’Italia: tutta Europa vive un progressivo invecchiamento demografico, tuttavia appare una netta frattura tra paesi come Francia e Regno Unito (a saldo positivo) e i Paesi dell’Europa meridionale: la situazione più critica si registra in Italia (saldo -191.000) e Germania (saldo -148.000).

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Da qui al 2050 solo Irlanda, Francia, Regno Unito e Svezia registreranno un aumento della popolazione e complessivamente l'itera Europa a 28 registrerà una diminuzione della popolazione pari al 7,3% rispetto al 2015. E come in Italia in tutta Europa avremmo un aumento della quota di over 65 che diventeranno più di un quarto dell'intera popolazione con un'ovvia ripercussione sulla forza lavoro e sui conti pubblici. Anche in questo caso a stare peggio saranno i Paesi del sud: in Spagna, Grecia, Italia e Portogallo gli anziani saliranno a oltre un terzo della popolazione totale, mentre oggi sono circa un quinto).

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È chiaro che una simile dinamica non si contrasta con il solo ricorso all’immigrazione magari con l'apertura dei canali legali per l'ingresso di lavoratori da paesi extracomunitari, né si può affrontare in pochi anni. Servono nuove politiche per aumentare la partecipazione di donne e giovani al mercato del lavoro.

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