Domenica, 28 Febbraio 2021

Tra paradiso fiscale al Sud e "guerra" sugli assegni d'oro: è rebus pensioni

Esenzione fiscale totale sulla pensione per 10 anni per chi si trasferisce in tre regioni del Meridione: i sindacati bocciano la proposta della Lega. Botta e risposta tra gli alleati di governo sui tagli alle pensioni d'oro

Cosa farà il governo M5s-Lega sulle pensioni? La legge Fornero sarà superata? E se sì, quando? C'è ancora molta incertezza sulle tempistiche e sulle coperture per la riforma promessa e sottoscritta nel "contratto di governo" da Di Maio e Salvini. Mentre i grillini sono impegnati nella crociata che molto probabilmente porterà ad un taglio sull'assegno delle pensioni d'oro, la Lega studia invece un piano per concedere sgravi fiscali ai pensionati che si trasferiranno nei paesi spopolati di Sardegna, Sicilia e Calabria.

Paradiso fiscale al Sud per i pensionati: la proposta della Lega

Di cosa parliamo? L'obiettivo è quello di favorire la ripresa e l'occupazione in alcune realtà del Meridione, da tempo afflitte dallo spopolamento. Il "premio" per coloro che decideranno di trasferire la residenza fiscale e vivranno almeno sei mesi e un giorno in una tre regioni è allettante: l'esenzione fiscale totale sulla pensione per dieci anni. I requisiti ipotizzati da Alberto Brambilla, consigliere di Matteo Salvini e ideatore del progetto, sono tuttavia abbastanza stringenti. Innanzitutto, i Comuni che potranno aderire dovranno avere meno di 4mila abitanti e dimostrare uno spopolamento del 20% nel corso degli ultimi dieci anni. In più, andranno garantiti una serie di servizi ritenuti imprescindibili per l'inserimento nel programma, come la raccolta differenziata e un livello sanitario "in linea quelli di Emilia Romagna, Veneto e Lombardia", scrive Repubblica, che ha descritto l’ipotesi allo studio della Lega.

"In Italia troppe tasse, con la pensione da 1.630 euro vivo tranquillo a Tenerife" 

Gli scopi del progetto sarebbero molteplici, a partire da una funzione deterrente sulla migrazione dei pensionati italiani verso Paesi come il Portogallo, che offrono trattamenti di favore fiscale per i pensionati che vi si trasferiscono per la maggior parte dell'anno. "L'esenzione totale dalle imposte per i primi dieci anni - ha dichiarato Brambilla - vale sia per i paesi che hanno già siglato accordi bilaterali con Portogallo e Canarie, come Germania, Gran Bretagna, Svezia, sia per altri che verranno sollecitati dal nostro ministero degli Esteri". Il piano, nelle intenzioni della Lega, andrebbe a favorire l'economia locale: "Calcoliamo in 600mila le presenze aggiuntive in 3-4 anni nelle tre regioni per effetto dello sgravio. E un impatto quasi di uno a uno sull'occupazione locale".

Pensioni, ultime notizie: le proposte dei sindacati sui "veri problemi dei pensionati"

Fattibile? No, secondo la Uil Pensionati della Basilicata che boccia in toto la proposta di Salvini. E capiamo perché. Anche in Basilicata si assiste al fenomeno di pensionati, soli o in coppia, che decidono di trasferire la residenza all'estero perché il tenore di vita è più vantaggioso e la pensione ha un maggiore potere d'acquisto. Sono già alcune decine soltanto quest'anno. In tutta Italia negli ultimi anni il fenomeno inizia a raggiungere quote importanti, soprattutto verso Paesi dell'Est Europa, in Portogallo, alle isole Canarie (Spagna). "Davvero fantasiosa la proposta del ministro Matteo Salvini che punta a detassare le pensioni di chi si trasferisce al Sud: zero tasse per 10 anni", dice il segretario generale della Uil Pensionati, Vincenzo Tortorelli. "Dai dati in nostro possesso sarebbero già alcune decine i pensionati e le coppie di pensionati lucani che solo nel corso dell'anno hanno scelto la residenza all'estero", sottolinea Tortorelli, mentre complessivamente per l'Italia si parla di 400mila persone negli ultimi anni, in base ai dati dell'organizzazione sindacale.

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"Invece di pensare ai veri problemi degli attuali pensionati (soprattutto meridionali) e delle loro famiglie e di quanti tra qualche tempo andranno in pensione - aggiunge - si vorrebbe tentare in questo modo di stoppare la fuga in alcuni Paesi esteri degli italiani in pensione, perché più vantaggiosi nel settore previdenziale. Per riportare l'attenzione sulle questioni prioritarie delle persone anziane è il caso di ricordare i tre temi più urgenti che come sindacati dei pensionati continuiamo a sostenere in ogni sede istituzionale, da quella del governo, alla Regione e ai Comuni. Si tratta del diritto di cura per tutti poiché cresce il rischio concreto di povertà sanitaria per molti anziani, soprattutto in caso di malattie gravi o degenze croniche, della riduzione delle liste di attesa e della necessità di una legge sulla non autosufficienza". "Curarsi costa troppo e un anziano su tre ci rinuncia: cresce la povertà sanitaria", sottolinea Tortorelli che ribadisce i punti della piattaforma sindacale unitaria. Vale a dire la ricostruzione del montante come base di calcolo per chi ha subìto il blocco negli anni 2012-2013, lo studio di un nuovo paniere Istat più rappresentativo dei consumi dei pensionati, la separazione tra previdenza dell'assistenza, il ripristino di un meccanismo di rivalutazione delle pensioni più equo.

"Iniqui e arbitrari": chi dice no al disegno di legge sui tagli alle pensioni d'oro

E sempre in tema pensioni, arriva da uno studio di Itinerari previdenziali, diretto proprio da Alberto Brambilla, il "no" della Lega al taglio delle pensioni d'oro previsto nel disegno di legge depositato alla Camera il 6 agosto dal Carroccio e dai 5 Stelle. Secondo lo studio, anticipato da Repubblica, "il ricalcolo contributivo delle pensioni d'oro sopra i 4mila euro netti al mese, 80mila euro lordi all'anno, è iniquo, retroattivo e arbitrario, dunque incostituzionale e soprattutto irrealizzabile". Secondo lo studio, è meglio procedere differentemente: "È meglio procedere chiedendo ai pensionati italiani un contributo straordinario di solidarietà di tre anni per sostenere la non autosufficienza e l'occupazione di giovani, over 50 e donne. Anziché procedere con un taglio secco e permanente che "assolutamente non è un ricalcolo", come invece ripete il ministro Luigi Di Maio". C'è però anche un risvolto politico nei timori della Lega: il fatto che il 70% dei tagli interesserebbe il Nord, dove prevalgono gli assegni di anzianità. "Questo potrebbe causare qualche problema all'elettorato della Lega perché ci sarebbe un trasferimento di risorse Nord-Sud, visto che la maggioranza delle pensioni assistite è al Sud", viene evidenziato nel documento. Altro problema: il ricalcolo contributivo, come già messo in evidenza dall'Inps, non è attuabile perché mancano gli estratti conto dei versamenti contributivi degli statali, con eccezione degli ultimi 5-10 anni. "E stimiamo un buco anche nel settore privato nel 20-30% dei casi", si legge ancora.

Pensioni d'oro, botta e risposta M5s-Lega

Sul punto, è arrivata la risposta piccata di Luigi Di Maio, intervenuto in conferenza stampa nel corso della sua visita in Egitto: "Non voglio entrare in uno scontro con chi chiede di rallentare sui tagli alle pensioni, ma nel contratto di governo abbiamo scritto che vogliamo tagliare le pensioni d'oro: se qualcuno vuol dire che il contratto non si deve attuare lo dica chiaramente, altrimenti si va avanti". "Sia chiaro - ha aggiunto - che agiamo su persone che prendono dai 4mila euro netti in su, se non hanno versato i contributi relativi agli assegni, eppure si stanno trattando queste persone come disperati che adesso dobbiamo andare a salvare". "Non mi risulta ci sia nessuno contrario al taglio delle pensioni da 5mila euro, come previsto dal contratto di governo ". Lo dice all'AdnKronos Claudio Borghi, deputato della Lega e presidente della Commissione Bilancio della Camera, commentando le parole del vicepremier Luigi Di Maio, che sul tema del taglio delle pensioni d'oro ha lanciato l'allarme, sottolineando che "se qualcuno vuol dire che il contratto non si deve attuare lo dica chiaramente, altrimenti si va avanti". Per l'economista della Lega "sulle pensioni la posizione mi risulta essere sempre la stessa: per i trattamenti sopra i 5mila e non coperti da contributi l'obiettivo è riportarli al montante contributivo, come previsto". "Smentisco chi parla di tassazione a partire dai 2mila euro, come sostiene Brambilla: è una cosa che non è prevista da nessuna parte", conclude Borghi.

Pensioni, uscita a 67 anni bloccata fino al 2022

Intanto la Ragioneria generale dello Stato ha aggiornato il suo rapporto sulle tendenze del sistema pensionistico. In attesa delle decisioni del governo sul tema pensioni, che dovrebbero essere contenute nella legge di bilancio, lo scenario racconta che il prossimo gennaio scatterà il gradino di cinque mesi per andare in pensione, portando l'età per la vecchiaia a 67 anni. Poi i requisiti resteranno bloccati fino al 2022.

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