Domenica, 11 Aprile 2021

Pensioni più basse dal prossimo anno, ora è ufficiale: chi viene penalizzato

Chi lascerà il lavoro a partire dal 1° gennaio 2021 subirà dei "mini-tagli" sulla quota contributiva dell'assegno. Il meccanismo (automatico) si applica solo alle pensioni future e non a quelle in essere. Ecco come funziona

La sede Inps di via dell'Amba Aradam a Roma, 15 aprile 2020. ANSA/CLAUDIO PERI

Pensioni più basse per chi lascia il lavoro a partire dal 1° gennaio 2021. Ora è ufficiale: è stato infatti pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del ministero del lavoro che fissa i nuovi coefficienti di trasformazione del montante contributivo validi per il prossimo biennio. Si tratta in sostanza di coefficienti usati per calcolare la quota contributiva della pensione sulla base dei contributi versati. Come spiega ItaliaOggi, è la quinta revisione dal 2009 e finora sono state tutte negative. 

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Il meccanismo è complicato, ma la ratio è semplice: più il coefficiente è elevato e maggiore sarà la pensione a cui avrà diritto il lavoratore. Nei prossimi due anni il valore del coefficiente è più basso rispetto agli anni precedenti. Il Sole 24 Ore scrive se in precedenza questo valore oscillava da 4,20% in corrispondenza dei 57 anni a 6,513% per chi lascia il lavoro a 71 anni, ora si è abbassato a 4,186% e 6,466% (vedi tabella in basso). 

I coefficienti di trasformazione delle pensioni, tabella

Pensioni, si abbassa la parte contributiva dell'assegno

In soldoni si abbassa la quota contributiva dell'assegno, cioè quella maturata a partire dal 1° gennaio 1996 o dal 1° gennaio 2012 per chi aveva maturato già 18 anni di contribuzione a far data dal 31 dicembre 1995. Dal momento che la materia è complessa forse tornerà utile un esempio. Sempre Il Sole stima che una dipendente del pubblico che esce dal lavoro a 67 anni di età, con quota contributiva calcolata a partire dal '96, vedrà scende il suo assegno di circa 300 euro annui. Non un salasso, ma certamente un "taglio" che non farà piacere ai futuri pensionati. 

Chi viene penalizzato

Va da sé che ad essere penalizzati di più (non è certo una novità) saranno quei lavoratori con una quota contributiva di pensione più elevata. Chi ad esempio ha la quota contributiva calcolata a partire dal 2012 risentirà di meno della variazione dei coefficienti. Va altresì sottolineato che il meccanismo appena descritto non si applica alle pensioni in essere, ma solo a quelle con decorrenza dal 1° gennaio del prossimo anno. 

Pensioni (1)-3

Pensioni, la Uil: "Rivedere il meccanismo dei coefficienti"

Sul caso è intervenuta anche la Uil per chiedere una revisione dei coefficienti di trasformazione del sistema pensionistico che suddivida i soggetti per coorti di età. Lo afferma il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti, in una nota. "La Uil da tempo chiede la revisione dei criteri dei coefficienti di trasformazione del sistema pensionistico", sottolinea il sindacalista.

Quelli attuali, secondo Proietti, "penalizzano i futuri pensionati e disincentivano chi potrebbe restare al lavoro: un doppio danno sia per l'equilibrio dei conti che per i lavoratori. La Uil propone di assegnare un coefficiente per coorti di età. Questo sistema, in vigore in molti paesi europei, garantirebbe sia l'equità che la sostenibilità del sistema previdenziale". 

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