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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Rebus previdenza

Perché le pensioni sono un problema per i più giovani

In pensione a 71 anni: lo scenario dipinto dall'Ocse dovrebbe mettere i ''brividi'' alle nuove generazioni. L'ex presidente dell'Inps Mastrapasqua: ''I numeri non fanno che ribadire l'orizzonte dell'invecchiamento della popolazione italiana e l'onere eccessivo che è stato caricato sulla spesa previdenziale, 

La pensione d'anzianità può essere un problema per i giovani? Per quanto i due elementi sembrino così distanti, la domanda è legittima e non solo, ha anche una risposta più che affermativa. Infatti, per quanto la pensione sia un sussidio che si riceve dopo l'uscita dal lavoro, quindi in un'età che si presume avanzata o quantomeno ''non più giovane'', il problema previdenziale esiste soprattutto per chi in pensione ci andrà tra qualche anno. 

"Il problema delle pensioni riguarda i giovani"

Qual è il motivo? Ovviamente l'avanzare inesorabile dell'età pensionabile che, secondo le stime dell'Ocse, in Italia potrebbe arrivare nel futuro prossimo a 71 anni. Uno scenario che dovrebbe mettere i brividi ai giovani che in questo momento si stanno affacciando sul mondo del lavoro, un mondo che lasceranno (forse) dopo diverse decadi di attività. Un problema sì futuro, ma anche concreto, come sottolineato dall'ex presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua: "L'Ocse conferma che il problema delle pensioni riguarda i più giovani. Diventa ancora più difficile capire perché si voglia ritardare il ritorno nell'alveo della riforma Fornero". 

"I numeri proposti dall'Ocse non fanno che ribadire l'orizzonte dell'invecchiamento della popolazione italiana e l'onere eccessivo che è stato caricato sulla spesa previdenziale, utilizzando impropriamente la pensione come un ammortizzatore sociale -aggiunge Mastrapasqua-. Non c'è bisogno di apprendisti stregoni che utilizzano il tema previdenziale come clava per la politica, magari inventandosi nuove categorie di protezione come i lavori gravosi. Difficile che un lavoro non sia gravoso. Diverso è indicare quelli veramente usuranti che meritano qualche regola eccezionale ". 

''Il report dall'Ocse - dice l'ex presidente dell'Inps - piomba nel pieno del dibattito sulla legge di stabilità e sulla necessità di chiudere il capitolo di quota 100 senza doversi inventare altre quote o altre salvaguardie sulle pensioni, serve prudenza non solo previdenza. E solo favorendo il lavoro e l'accesso al lavoro dei giovani si potrà riportare il dibattito nel perimetro che lo riguarda veramente. Senza ascoltare le sirene di nuove protezioni o garanzie che non si giustificano se non in una inaccettabile prospettiva di perenne assistenzialismo".

Ocse: ''In Italia si andrà in pensione a 71 anni''

Ma cosa dicono le stime dell'Ocse? Secondo i dati contenuti nel rapporto Pensions at a glance 2021 ''la  generazione che accede adesso al mercato del lavoro in Italia andrà in pensione in media a 71 anni di età, mentre ora è possibile ritirarsi dalla vita attiva in media a 61,8 anni, grazie alle "diverse opzioni disponibili per andare in pensione in anticipo''.

L'Italia, spiega l'Ocse, "figura tra i sette Paesi dell'Ocse che collegano l'età pensionabile prevista per legge alla speranza di vita. In un regime Ndc (Notional Defined Contribution, in pratica il sistema contributivo, ndr) tale legame non è necessario per migliorare le finanze pensionistiche, ma mira a evitare che le persone vadano in pensione troppo presto con pensioni troppo basse e a promuovere l'occupazione in età più avanzata. In Italia, il requisito di futura età pensionabile 'normale' è tra i più elevati con 71 anni di età, come la Danimarca (74 anni), l'Estonia (71 anni) e i Paesi Bassi (71 anni), contro una media Ocse di 66 anni per la generazione che accede adesso al mercato del lavoro".  

"In Italia e in questi altri Paesi - continua l'Ocse - tutti i miglioramenti dell'aspettativa di vita vengono automaticamente integrati all'età pensionabile. In alternativa, la Finlandia e i Paesi Bassi trasmettono due terzi dei miglioramenti dell'aspettativa di vita all'età pensionabile". Per contro oggi "le diverse opzioni disponibili per andare in pensione prima dell'età pensionabile prevista dalla legge abbassano l'età media di uscita dal mercato del lavoro, pari mediamente a 61,8 anni contro i 63,1 anni della media Ocse". 

Il problema della ''spesa''

Oltre che sull'avanzamento dell'età pensionabile, il report dell'Ocse pone l'accento su un'altra problematica legata alle pensioni italiane: la spesa eccessiva. ''In Italia - spiega l'Ocse -  la concessione di benefici relativamente alti a pensionati giovani fa sì che la spesa pensionistica pubblica si collochi al secondo posto tra le più alte dei Paesi dell'Ocse, pari al 15,4% del Pil nel 2019". 

 Il fatto è, spiega l'Organizzazione, che  "le diverse opzioni disponibili per andare in pensione prima dell'età pensionabile prevista dalla legge abbassano l'età media di uscita dal mercato del lavoro, pari mediamente a 61,8 anni contro i 63,1 anni della media Ocse".  L'invecchiamento della popolazione, osserva l'Ocse, "sarà rapido e nel 2050 ci saranno 74 persone di età pari o superiore a 65 anni ogni 100 persone di età compresa tra i 20 e i 64 anni, il che equivale a uno dei rapporti più alti dell'Ocse. Negli ultimi 20 anni, la crescita dell'occupazione, anche attraverso carriere più lunghe, ha compensato più della metà della pressione dell'invecchiamento demografico sulla spesa pensionistica in Italia. Ciononostante, quest'ultima è aumentata del 2,2% del Pil tra il 2000 e il 2017. Per l'Italia l'incremento dell'occupazione continua a rivestire un'importanza cruciale, in particolare nelle fasce di età più avanzata". 

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