Giovedì, 22 Aprile 2021

Perché i pensionati scendono in piazza contro il governo

I sindacati Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil hanno indetto una manifestazione nazionale il prossimo 1 giugno a Roma: "Le politiche adottate finora dal governo hanno penalizzato ancora una volta milioni di persone anziane"

Foto di repertorio Ansa

Sabato 1 giugno 2019 i pensionati di tutta Italia scenderanno in piazza per protestare contro le decisioni prese dal Governo in tema previdenziale. La manifestazione nazionale indetta dai sindacati Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil si terrà a Roma in piazza San Giovanni, e non più in piazza del Popolo, proprio a causa delle altissime adesioni che si stanno registrando. La protesta del primo giugno arriverà dopo le tre grandi assemblee previste per giovedì 9 maggio a Roma, Padova e Napoli. 

Perché i pensionati scendono in piazza

Quali sono le motivazioni che hanno spinto i sindacati dei pensionati ad organizzare questa manifestazione? Quali decisioni prese dal governo in carica hanno svantaggiato questa particolare categoria? Come confermato dalla nota unitaria di Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil, sono diversi i punti critici, primo tra tutti una mancanza di attenzione da parte dell'esecutivo nei confronti dei pensionati. I sindacati puntano il dito contro il taglio della rivalutazione e contro i corposi conguagli che molti pensionati saranno costretti a restituire allo Stato. 

"La tanto sbandierata pensione di cittadinanza – aggiungono le sigle sindacali - invece finirà per riguardare un numero molto limitato di persone e non basterà ad affrontare il tema della povertà".

La decisione di cambiare location per la manifestazione, si legge in una nota congiunta, "descrive il clima di insofferenza e di insoddisfazione nei confronti delle politiche adottate finora dal governo, che hanno penalizzato ancora una volta milioni di persone anziane".

Pensione di cittadinanza, doppia beffa: cosa dice lo studio della Uil

"Nonostante i molteplici appelli rivolti alle forze politiche che governano il Paese - sottolineano Spi, Fnp e Uilp - con l'obiettivo di trovare insieme delle misure che potessero andare incontro alle esigenze dei pensionati, l'unica decisione adottata dal governo è stata quella del taglio della rivalutazione, alla quale si aggiungerà un corposo conguaglio che i pensionati dovranno restituire nei prossimi mesi".

"Avevamo chiesto - rilevano - di ridurre le tasse sulle pensioni che risultano essere le più alte d'Europa; ci siamo mobilitati per avere una sanità che rispondesse realmente alle esigenze dei pensionati, con interventi e risorse maggiori da destinare all'assistenza e alla non autosufficienza: il governo non ci ha voluti ascoltare, rimanendo indifferente di fronte a temi di straordinaria rilevanza per la vita delle persone anziane e delle loro famiglie".

Pensioni, cosa succede con rivalutazioni e conguagli

Con un messaggio dello scorso 22 marzo l'Inps ha ufficializzato che da aprile 2019 le pensioni sarebbero state ricalcolate con i criteri di rivalutazione previsti dalla legge di Bilancio 2019. Un 'taglio' che ha interessato circa 5,6 milioni di pensionati, che hanno ricevuto un assegno più basso, proprio a causa del blocco delle rivalutazioni. 

Le nuove percentuali per la rivalutazione delle pensioni sono state introdotte dalla Legge di Bilancio 2019. Con gli "aggiustamenti" voluti dal governo, per le pensioni superiori a tre volte il minimo e inferiori a quattro, la rivalutazione sarà del 97%, del 77% per gli importi tra quattro e cinque volte il minimo, del 52% tra cinque volte e sei volte il minimo, del 47% oltre sei volte, del 45 oltre otto volte e solo del 40% oltre nove volte il minimo. Ricordiamo che la rivalutazione è lo strumento con cui gli importi delle prestazioni sociali vengono adeguati all’aumento del costo della vita rilevato dall’Istat. Un meccanismo conosciuto con il nome di perequazione e che riguarda tutte le prestazioni sociali erogate dalla previdenza pubblica, sia quelle dirette (pensione di vecchiaia e di anzianità) che quelle indirette (pensione per i superstiti).

Come detto sopra, il ricalcolo sulle pensioni riguarda solamente gli assegni con importo superiore a tre volte il trattamento minimo, ossia con un lordo maggiore di 1.522,26€. Per gli assegni inferiori a questa soglia, infatti, la perequazione è piena, ossia per una percentuale dell’1,1%. Le pensioni che invece superano questo importo saranno rivalutate in maniera parziale, tenendo conto delle seguenti percentuali:

  • importo superiore a 3 volte, ma inferiore a 4 volte (2.029,68€): 97% del tasso di riferimento, ossia 1,067%;
  • importo superiore a 4 volte ma inferiore a 5 volte (2.537,10€): 77% del tasso di riferimento, ossia allo 0,847%;
  • importo superiore a 5 volte ma inferiore a 6 volte (3.044,52€): 52% del tasso di riferimento, ossia lo 0,572%;
  • importo superiore a 6 volte ma inferiore a 8 volte (4.059,36€): 47% del tasso di riferimento, ossia lo 0,517%;
  • importo superiore a 8 volte ma inferiore a 9 volte (4.566,78€): 45% del tasso di riferimento, ossia lo 0,495% per il 2019;
  • importo superiore a 9 volte il trattamento minimo: 40% del tasso di riferimento, lo 0,44%.

Come detto in precedenza, tra i nodi critici per cui i pensionati protestano ci sono anche i conguagli che scatteranno nei prossimi mesi. Probabilmente già dal cedolino di giugno 2019 l'Inps inizierà a recuperare le cifre erogate in modo più generoso in questi primi mesi dell'anno. In poche parole, il pensionato dovrà restituire all’Inps quanto accreditato in più nei mesi di gennaio, febbraio e marzo 2019. E questo avverrà sotto forma di trattenute sull’assegno di giugno.

A più di un pensionato su due l'Inps corrisponde un assegno minore di 750 euro

Pensionati in piazza, gli altri appuntamenti

La manifestazione del prossimo primo giugno sarà il traguardo finale di un percorso di mobilitazione che avrà inizio il 9 maggio attraverso tre grandi assemblee unitarie che si svolgeranno a partire dalle 10, in contemporanea a Padova al Gran Teatro Geox (introdotta dal Segretario Nazionale Fnp - Cisl Marco Colombo e conclusioni affidate a Ivan Pedretti, Segretario Generale Spi -Cgil); Roma, al Palazzo dei Congressi (introdotta dal Segretario Nazionale Uilp - Uil Emanuele Ronzoni, conclusioni affidate a Gigi Bonfanti, Segretario Generale Fnp - Cisl); Napoli, presso l'Hotel Ramada (introdotta dal Segretario Nazionale Spi - Cgil Raffaele Atti e conclusioni affidate a Carmelo Barbagallo, Segretario Generale Uil e Reggente Uilp -Uil).

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