Sabato, 6 Marzo 2021
Italia

Pensioni, tasse e reddito: riforme a rischio, troppi paletti dal ministro dell'economia

Le ipotesi più probabili vedono la possibilità di introdurre l’ormai arcinota Quota 100 con delle clausole per contenere i costi. D'altronde la coperta delle disponibilità finanziarie è corta e tutte le riforme rischiano di far saltare il banco

Quando si potrà andare in pensione? Che fine hanno fatto le riforme annunciate dal Governo? Tema spinoso quello della riforma della Legge Fornero con l'introduzione delle ormai bene note quote 100 e 41 (qui un ripasso per capire cosa significano davvero il sistema delle quote), su cui nei giorni scorsi si è innestato un cortocircuito tra le istituzioni, con il presidente dell’Inps Tito Boeri oggetto di attacchi da parte dei due vice premier Matteo Salvini,e Luigi Di Maio, che lo ha accusato di diffondere dati allarmistici.

Eppure il conflitto esploso tra governo e il presidente dell'istituto previdenziale potrebbe nascondere ben più forti incomprensioni tutte interne alla maggioranza: il ministro dell’Economia Giovanni Tria avrebbe infatti posto una sorta di freno alle velleità di M5s e Lega di far decollare le misure su cui hanno fondato la campagna elettorale, da una parte il reddito di cittadinanza, dall'altra la flat tax e, ancor più, il minimo comune denominatore, la riforma delle pensioni. In poche parole le risorse per fare tutto quanto non ci sono.

Per avere una prova delle reali difficoltà del governo occorrerà attendere settembre quando dovrà essere pubblicato l'aggiornamento del documento di economia e finanza e, ancor più, la legge di bilancio che dovrà essere presentata in autunno in Parlamento. 

Il ministro dell'economia ha sottolineato come avrebbe respinto ogni misure priva delle necessarie coperture e come detto, tolti i 16 miliardi di euro che dovranno essere impiegati per neutralizzare l’aumento automatico dell'IVA, resta una coperta delle disponibilità finanziarie è troppo corta. A meno di voler far schizzare ad oltre il 3% il rapporto deficit-Pil che, va ricordato, l'Europa chiede di ridurre (attualmente è al 1,8%, ndr) insieme al debito pubblico appena arrivato alla vetta record di 2.327,4 miliardi.

Pensioni, ultime notizie

Dopo la "manina" che avrebbe inserito le stime sugli 8mila posti di lavoro persi ogni anno a causa delle misure antiprecariato contenute nel Decreto Dignità, a finire sul tavolo della retorica politica potrebbe essere lo stesso ministro economico. Non sarebbe la prima volta che un governo accusa il titolare del dicastero di via XX Settembre di ostacolare la linea politica.

Pensioni, 42 anni di contributi o 64 di età: il punto

Le ipotesi più probabili vedono la possibilità di introdurre l’ormai arcinota Quota 100 (somma di età e contributi necessari per andare in pensione) ma con delle clausole per contenere i costi, in particolare il limite di 64 anni come età minima per andare in pensione. 

Non sarà dunque una Quota 100 pura: chi ha 63 anni di età e 37 di contributi dovrà ad esempio rassegnarsi a lavorare un altro anno. Al compimento dei 64 anni di età si potrà andare in pensione a patto però di avere almeno 36 anni di contributi. Ai 65enni basterà (si fa per dire) aver versato i contributi per 35 anni. E via dicendo.   

In pensione a prescindere dall'età

Per chi ha lavorato almeno 42 anni invece si profila l’ipotesi di andare in pensione a prescindere dall’età. Si tratta della così detta Quota 42. Per la verità sia Di Maio che Salvini hanno sempre parlato di Quota 41, ma per far tornare i conti il governo starebbe valutando la possibilità di innalzare di un anno il requisito. Inoltre nelle ultime settimane si è discusso di altre possibilità, ad esempio quella di destinare un superbonus del 30% a chi vorrà restare a lavorare. Un modo per evitare che quota 100 provochi un vero e proprio esodo pensionistico.

E la Flat tax e il reddito di cittadinanza?

Come annunciato dal ministro dell'Economia a partire dal primo gennaio 2019 la fatturazione elettronica costituirà un obbligo generalizzato anche nelle cessioni tra privati. Conseguentemente verrà abrogato lo Spesometro.

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E se di flat tax ancora si parla solo come di obiettivo di un percorso strutturale, anche il reddito di cittadinanza secondo il titolare del dicastero di via XX settembre sarà finanziato con ''strumenti di welfare già esistenti''. Ovvero si dovranno effettuare tagli su altre forme di assistenzialismo.

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