Mercoledì, 14 Aprile 2021

Pensioni, la strada per Quota 100 è segnata: quanti anni di età e contributi serviranno

Il governo lavora ormai in una direzione chiara: Quota 100 a 62 anni senza penalizzazione sull’assegno, per coloro che hanno 38 anni o più di contributi

Sul fronte pensioni, il governo lavora ormai in una direzione chiara: Quota 100 a 62 anni senza penalizzazione sull’assegno, per coloro che hanno 38 anni o più di contributi. In base alle ultime indiscrezioni infatti le altre ipotesi, che avrebbero potuto prevedere formule alternative, non vengono più prese in considerazione. 

Con il paletto dei 38 anni di contribuzione la platea dei lavoratori che potrebbero così andare in pensione si ridurrebbe rispetto alla quota 100 "integrale". E i conti tornerebbero. Pare inoltre confermato che non ci sarà nessun ricalcolo dei contributi a partite dai versamenti effettuati dopo il 1996 come si era paventato in un primo momento. E nessuna penalizzazione dell’1-1,5% sull’assegno. Detto in altre parole: non ci sarà nessun taglio dell’assegno anche se l’uscita con quota 100 avviene prima del compimento dell’età per la pensione di vecchiaia.

Pensioni, il confronto

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La "quota 100" per le pensioni in linea teorica piace al presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ma "la domanda che dobbiamo farci nell'interesse del Paese è se è sostenibile o meno per i conti pubblici". "La responsabilità degli industriali è avere come riferimento il bilancio - ha detto a Radio Capital - è evidente che se facciamo degli errori aumenta lo spread e lo pagano imprese, famiglie e Stato".

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Pensioni, bisogna attendere il decreto attuativo

Bisogna aspettare la Legge di Bilancio per capire quali saranno effettivamente le novità, ora come ora non c'è assolutamente nulla di certo. Per quanto riguarda i tempi, in caso di quota 100 con 62 anni di età e 38 anni di contributi senza penalizzazioni, vi si potrebbe accedere fin dalla pubblicazione del decreto attuativo che renderà noto come presentare domanda. Ma saranno ancora settimane di attesa e preoccupazione per le migliaia di persone che puntano ad andare in pensione in tempi ragionevoli.

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Continuano ad echeggiare i timori espressi da Titio Boeri: "Porsi l'obiettivo di aumentare il numero dei pensionati dando pensioni piene è un grande gesto di irresponsabilità e di profonda iniquità". Qualche giorno fa il presidente dell'Inps, Tito Boeri, intervenendo a un convegno sui 120 anni dell'istituto di previdenza, aveva lanciato quello che suona come un allarme vero e proprio. "Mettiamo pure che per ogni pensionato ci sia un nuovo lavoratore giovane - ha spiegato - ma bisogna tenere conto che chi va in pensione oggi in media ha una retribuzione di 36 mila euro lordi all'anno, mentre un giovane assunto con contratto a tempo indeterminato, oggi cosa molto rara, ha una retribuzione di 18 mila euro lordi, ci vorrebbe l'intera retribuzione di due giovani per pagare una pensione". "Si stanno toccando equilibri molto delicati, è un grande gesto di irresponsabilità".

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