Sabato, 15 Maggio 2021
Italia

Pensioni, l'idea del Governo: aumentare l'età minima per diminuire gli anni di contributi

Dare la pensione anche a chi ha "solo" 36 o 37 anni di contributi: così cambia anche la Quota 100 mentre continua l'assedio alle casse del ministero dell'economia per trovare i fondi per riformare la legge Fornero: il dossier appare tutt'altro che chiuso

Il premier Giuseppe Conte è intervenuto nel caso che si è aperto oggi in merito alle invettive lanciate dal suo portavoce verso i tecnici del Ministero dell'economia, confermando la fiducia in Rocco Casalino.

"Sono giorni molto intensi e stiamo lavorando tutti, con il sostegno delle strutture amministrative, per realizzare le riforme più idonee a rilanciare la crescita economica e lo sviluppo sostenibile del nostro Paese".

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Tre le misure che Movimento 5 stelle e Lega considerano imprendiscindibili: flat tax, reddito di cittadinanza e un'intervento sulle pensioni con l'introduzione di una pensione di cittadinanza e la riforma dell'età pensionabile cancellando quanto previsto dalla legge Fornero. E proprio in ambito di interventi sulla previdenza che il cantiere appare tutt'altro che chiuso. Secondo Bloomberg e Repubblica apprendono da ambienti vicini al dossier il governo, infatti, sarebbe sempre al lavoro su un'ipotesi di riforma delle pensioni con quota 100, ma da raggiungere con un minimo di 36-37 anni di contributi versati.

Pensioni, servirà una soglia minima di contributi

La nuova proposta andrebbe a ritoccare il modello finora sponsorizzato dalla Lega, che sulle pensioni prevede "quota 100" ma con 62 anni di età, quindi con contributi minimi previsti a 38 anni. Con minimo 36 anni di contributi uscirebbero nel 2019 450mila lavoratori in più rispetto alle regole attuali; con 37 anni di contributi l'uscita riguarderebbe 410 mila persone in più rispetto all'odierno sistema.

Per rispettare quota 100 si dovrà quindi spostare l'età di pensionamento a 63 o 64 anni. 

Restano da trovare i fondi per fare tutto ciò. La modifica potrebbe aumentare la platea dei beneficiari e i costi. Come abbiamo già visto è proprio la difficoltà nel trovare i miliardi di euro necessari ad attuare le promesse elettorali ad agitare il governo e mettere sotto pressione il ministero dell'Ecomia e il titolare del dicastero di via XX Settembre Giovanni Tria. 

Per trovare una via di uscita diversi esponenti del Governo e della maggioranza pentaleghista hanno ipotizzato uno sforamento del tetto del 2% nel defict tra debito pubblico e prodotto interno lordo, una ipotesi che allarma gli economisti poiché se il debito pubblico segna un continuo aumento, i dati economici sono tutt'altro che positivi. Una manovra che presenti interventi statali a deficit (ovvero ad alto impatto sui conti pubblici con la produzione di nuovo debito pubblico) potrebbe mettere l'Italia in un angolo. 

Come spiega il responsabile economico di Forza Italia, l'ex ministro Renato Brunetta, un rapporto deficit/Pil per il 2019 superiore alla soglia dell'1,6-1,8% è già pari a più del doppio di quella concordata precedentemente tra la Commissione Europea con il governo Gentiloni "ovvero lo 0,8%, un livello che permette di riportare i conti pubblici italiani, soprattutto il debito pubblico, sul sentiero della sostenibilità"

"Con una soglia come quella che il Tesoro vuole negoziare con Bruxelles, non c'è nessuna risorsa a disposizione per finanziare il reddito di cittadinanza, la controriforma Fornero, la riforma dei centri per l'impiego e la flat tax. Il maggior deficit eventualmente concesso dalla Commissione Europea verrebbe completamente assorbito dalle risorse necessarie per evitare l'aumento delle aliquote Iva, coprire le spese indifferibili, i maggiori oneri per interessi sul debito generati dall'aumento dei rendimenti d'emissione sui titoli di Stato e al buco di gettito che si crea per via del peggioramento della crescita del Pil".

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Se la Commissione Europea decidesse di impuntarsi nel mantenere gli accordi presi in precedenza di un deficit/Pil allo 0,8% scatterebbe l'aumento dell'Iva. Al contrario, nel caso il governo decidesse di sfidare apertamente Bruxelles fissando il rapporto deficit/Pil sopra al 2,0% i mercati finanziari potrebbero perdere fiducia nella capacità dell'Italia di ripagare i titoli di debito pubblico innescando una maxi svendita dei titoli di Stato e facendo lievitare ancora di più le spese per interessi sul debito, che dovrebbero ripagare gli italiani con le loro tasse.

Proprio su questo tema è intervenuto anche l'economista Carlo Cottarelli agitando lo spettro degli attacchi speculativi qual'ora il Governo volesse proseguire con le misure ipotizzate: "Lo spazio per le nuove misure le promesse elettorali non c'è - spiega Cottarelli -  un deficit troppo alto sarebbe preso male dai mercati finanziati e se lo spread aumenta troppo rapidamente si blocca l'intera economia".

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Cottarelli interviene anche sull'introduzione del sistema di tassazione ad aliquota piatta. "La Flat tax - spiega Cottarelli - è stata spesso introdotta in altri paesi con una forte semplificazione del sistema di tassazione. Se viene introdotta così semplificherebbe il sistema, ma costerebbe un sacco di soldi".

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"Anche con due aliquote costerebbe 50 miliardi. Una parte può venire dall'eliminazione di deduzioni e detrazioni. Ma l'altro problema grosso è a chi vanno questi soldi? Di questi 50 miliardi, 35 vanno al 20% più ricco dei contribuenti, il 20% più povero si prende un miliardo. Allora se abbiamo delle risorse da dare a qualcuno, le dobbiamo dare a chi sta al vertice? A me non sembra una grande idea".

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Cottarelli interviene anche sul cosiddetto Reddito di Cittadinanza:"In tutti i paesi europei c'è un reddito minimo garantito, però deve essere proporzionato al reddito pro-capito del paese, il rapporto italiano sarebbe il più alto in Europa. In Francia è intorno ai 550 euro contro i 780 euro italiani, ce lo possiamo permettere?"

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