Martedì, 9 Marzo 2021

Pensioni, con Quota 100 l'APE Social è in bilico: chi rischia di rimanere "fregato"

La "voce" (insistente) secondo cui per trovare i fondi necessari a lanciare la Quota 100 verrebbe cancellata l'APE Social preoccupa i sindacati: ecco perché

Quota 100 è la via più facile (da comunicare, in tempi in cui la politica è soprattutto comunicazione alla ricerca di consenso immediato), oggi come oggi, per superare la legge Fornero sulle pensioni. Nel contratto di governo c'è un riferimento specifico proprio a "Quota 100". Si legge infatti dell'impegno a "provvedere all’abolizione degli squilibri del sistema previdenziale introdotti dalla riforma delle pensioni cd. 'Fornero', stanziando 5 miliardi per agevolare l’uscita dal mercato del lavoro delle categorie ad oggi escluse". "Daremo fin da subito la possibilità di uscire dal lavoro - si legge nel testo - quando la somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore è almeno pari a 100, con l’obiettivo di consentire il raggiungimento dell’età pensionabile con 41 anni di anzianità contributiva, tenuto altresì conto dei lavoratori impegnati in mansioni usuranti".

I dubbi però sono tanti, a questo punto. Perché trovare le coperture per una Quota 100 senza paletti è escluso. Fantapolitica, conti alla mano. E inserire paletti, requisiti e differenziazioni tra categoria e categoria depotenzierebbe in toto l'efficacia e l'apprezzamento generale verso una misura del genere. Inoltre per fare spazio a Quota 100 potrebbero saltare alcune misure importanti come l'APE Social. La pensa così anche la deputata del Pd Chiara Gribaudo: "Quota 100 è una riforma che anticipa la pensione di chi sta meglio e la rimanda addirittura di 4 anni per chi è in difficoltà. La filosofia è la stessa della FlatTax: far aumentare le disuguaglianze". Ma come stanno davvero le cose?

Pensioni, Quota 100 e APE Social

La deputata dem prende lo spunto dalla "voce" (insistente) secondo cui per trovare i fondi necessari a lanciare la Quota 100 verrebbe cancellata l'APE Social. La cosiddetta APE Social è stata introdotta in via sperimentale dal primo maggio 2017 al 31 dicembre 2018. Con questa misura i governi precedenti avevano scelto di intervenire concretamente a favore di chi ha avuto un lavoro particolarmente faticoso o vive una situazione di difficoltà e per questo aveva introdotto la possibilità, per certe categorie di lavoratori (disoccupati, chi ha problemi di salute e chi ha in famiglia dei disabili, chi fa lavori gravosi,), di accedere ad una forma anticipata di pensionamento rispetto ai requisiti previsti dalla legge Fornero, correggendone di fatto uno degli aspetti più sbagliati e socialmente iniqui.

Quindi l’APE social permette di aumentare la flessibilità in uscita del nostro sistema pensionistico. Inoltre, in particolare, rafforza l’equità sociale del nostro sistema previdenziale, indirizzando le risorse e rendendo accessibile il pensionamento alle persone che vivono una situazione di bisogno. Nella legge di Bilancio è stato previsto un Fondo Speciale per l’APE per prorogarla sino al 31 dicembre 2019 (ma serve un provvedimento legislativo ad hoc).

Quota 100, cosa preoccupa i sindacati

I sindacati sono preoccupati: nel caso l'APE Social venisse sostituita dalla Quota 100: i lavoratori che già oggi sono in grave difficoltà vedrebbero peggiorata la loro situazione, secondo la Uil. Il ritardo di accesso alla pensione potrebbe arrivare fino a 4 anni, nel caso di disoccupati e di lavoratrici madri, che dovrebbero attendere la pensione di vecchiaia a 67 anni. 

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L'abolizione totale dell'APE social avrebbe un impatto pesante dal punto di vista sociale. In pratica intere platee di lavoratori in condizione di disagio (disoccupati, invalidi, caregivers e addetti alle mansioni gravose) sarebbero penalizzati dall'introduzione della Quota 100 con un minimo di 64 anni di età e 36 di contributi, potendo queste categorie lasciare oggi con un requisito anagrafico e contributivo inferiore, pari a 63 anni e 30 o 36 anni di contributi (le madri con più figli possono scendere anche a 28 o a 34 anni di contributi). “L'ipotesi annunciata di voler introdurre “Quota 100” per essere davvero utile ed efficace, non deve essere sostitutiva della conferma dell'APE social, misura che tutela i lavoratori in condizioni di grave difficoltà" dicono dalla Uil. 

Il rischio che "Quota 100" possa peggiorare la situazione di alcune categorie è effettivamente concreto. Il tema della previdenza è troppo complesso per le generalizzazioni, per gli slogan e per i tempia "da like e social network" della politica attuale. I conti vanno fatti con precisione assoluta. L'auspicio dei sindacati e dei lavoratori è che non vengano prese decisione avventate. 

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