Giovedì, 15 Aprile 2021
Pensioni

Pensioni, con quota 100 l'assegno è mini: ecco quanto si perderà al mese

Secondo l'Ufficio Parlamentare di Bilancio, chi anticiperà la pensione di oltre 4 anni potrebbe subire una decurtazione pari a quasi un terzo rispetto al regime attuale. E anche sul fronte dei costi i conti non tornano

Foto d'archivio

Quanto potrebbe perdere, in termini di importo dell'assegno, chi deciderà di andare in pensione con la così detta quota 100? L'analisi di Tabula per il Sole 20 Ore aveva stimato una riduzione compresa - a seconda dei casi - tra il 5% e il 21%, ma secondo le stime dell'Ufficio Parlamentare di Bilancio le cose potrebbero andare anche peggio. Chi dovesse optare per quota 100 - afferma l'Upb in una relazione alla Camera -  potrebbe infatti subire una riduzione della pensione lorda rispetto a quella corrispondente alla prima uscita utile con il regime attuale da circa il 5 per cento in caso di anticipo di un solo anno a oltre il 30 per cento se l'anticipo è di oltre 4 anni.

Quota 100, per accontentare tutta la platea ci vorrebbero 13 miliardi

Anche sul fronte dei costi i torni non tornano. Per la riforma delle pensioni, com'è noto, il governo ha stanziato 6,7 miliardi di euro per il 2019. Si tratta però di un fondo che per stessa ammissione del governo dovrà consentire "l'attuazione" degli interventi previsti e "nei limiti delle risorse" stabilite. Che significa? Molto semplicemente che non si potrà superare il budget stanziato. Per l'Ufficio Parlamentare di Bilancio però la cifra richiesta per accontentare l'intera platea dei beneficiari potrebbe essere di gran lunga più elevata.  Se l'intera platea (che corrisponde a circa 437mila contribuenti) utilizzasse il canale di uscita appena soddisfatti i requisiti, il costo di quota 100 potrebbe infatti lievitare fino a 13 miliardi nel 2019 per restare "sostanzialmente stabile negli anni successivi". 

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L'ufficio di bilancio però scrive anche "questa stima non è ovviamente direttamente confrontabile con le risorse stanziate nel Fondo per la revisione del sistema pensionistico per vari fattori: dal tasso di sostituzione dei potenziali pensionati con nuovi lavoratori attivi a valutazioni di carattere soggettivo (condizione di salute o penosità del lavoro) o oggettivo (tasso di sostituzione tra reddito e pensione, divieto di cumulo tra pensione e altri redditi, altre forme di penalizzazione)".

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Insomma, considerate le penalizzazioni in ballo (taglio dell'assegno, impossiblità di svolgere lavori extra dopo la pensione) gli effettivi beneficiari di quota 100 potrebbero essere molti meno. "E' ragionevole che con il blocco del cumulo solo il 60-70% degli interessati andrà in pensione, vuol dire che la misura costerà 2 miliardi in meno", aveva dichiarato tempo fa il sottosegretario al lavoro Durigon. Ma anche con percentuali del genere i soldi in cassa rischiano di non bastare. 

"Quota 100? Nessun taglio, ma il sistema è contributivo"

Oggi Duringon è tornato sull'argomento spiegando che "non ci sarà nessun taglio" per chi va in pensione, ma "è chiaro - ha ammesso il sottosegretario - che chi uscirà con quota 100 avrà una rata pensionistica basata sugli effettivi anni di contributi e non anche sugli anni non lavorati". Duringon ha poi affermato che "la spesa sarà circa la metà di quanto oggi ipotizzato dall'Upb ma apprendiamo invece con interesse che l'ufficio parlamentare di bilancio misuri il 50% dell'effettivo tiraggio di quota 100''.

Il sistema a finestre

Un altro aspetto negativo della nuova riforma è la reintroduzione del sistema a finestre che era stato abolito nel 2012. In sostanza, con questo meccanismo, la liquidazione dell’assegno viene rimandata ad un secondo momento rispetto a quello nel quale si maturano i requisiti. Nel documento inviato dal governo all'Unione europea si fa rifermento a quattro 'finestre' per ogni anno per i dipendenti del privato e a due per quelli pubblici. E vale a dire.

  • Per i lavoratori del settore privato ci sarà una finestra ogni tre mesi.
  • Per i dipendenti pubblici ci sarà una finestra ogni sei mesi.
  • Per il personale della scuola ci sarà solo una finestra all’anno.

Per quanto riguarda i lavoratori del settore privato, la prima finestra dovrebbe essere ad aprile 2019, la seconda a luglio, la terza ad ottobre e la quarta a gennaio 2020. 

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