Mercoledì, 14 Aprile 2021

Pensioni, finestre di uscita e liquidazione: chi teme la beffa

Secondo il sindacato Uil con la quota 100 i dipendenti pubblici potrebbero essere penalizzati rispetto a quelli del privato. Ma per ora non c'è nulla di certo

Foto di repertorio

Beffa in vista sulle pensioni? Per ora non c'è nulla di certo, ma i sospetti sono più che fondati. In atteso del decreto che dovrebbe introdurre l'ormai arcinota quota 100, il segretario confederale della Uil, Antonio Foccillo, va all'attacco del governo. Il motivo? Alcune indiscrezioni emerse nelle scorse settimane sui criteri di pensionamento per chi intende usufruire di quota 100. Una di queste riguarda le finestre di uscita: sebbene di fatto non ci sia ancora una legge, sembra ormai assodato che per contenere i costi della riforma verrà introdotto il meccanismo delle così dette finestre di uscita. 

Pensioni, quota 100: come funziona il sistema delle finestre di uscita

Già nel documento inviato tempo fa dal governo all'Unione europea si faceva rifermento a quattro 'finestre' per ogni anno per i dipendenti del privato e a due per quelli pubblici. Il meccanismo dovrebbe essere il seguente.

  • Per i lavoratori del settore privato ci sarà una finestra ogni tre mesi.
  • Per i dipendenti pubblici ci sarà una finestra ogni sei mesi.
  • Per il personale della scuola ci sarà solo una finestra all’anno.

In poche parole l'effettivo pensionamento avverebbe in un secondo momento rispetto alla data in cui si maturano i requisiti. Per la Uil si tratta di una discriminazione per chi lavora ne pubblico impiego, dal momento che in questo caso le finestre di uscita "sono previste solo dal mese di luglio invece che da aprile come nel settore privato". 

Pensioni, la liquidazione arriverà in ritardo?

Ma non è tutto. "Dalle indiscrezioni - spiega ancora Focillo - emerge un'ulteriore penalizzazione nei loro confronti: la liquidazione del Tfr o Tfs risulta possa essere incassata solo nel momento in cui saranno raggiunti i requisiti previsti dalla legge Fornero, ossia comunque i 67 anni o i 42 e 10 mesi di contribuzione, restando, inoltre, inalterati i criteri di liquidazione dei suddetti trattamenti di fine rapporto o servizio".

Da questo, osserva, "si può dedurre facilmente che il lavoratore pubblico che usufruirà del beneficio previsto con quota 100 riceverà l'ammontare complessivo della sua buonuscita, nel caso in cui questa superi i 100.000 euro, solo dopo ben 8 anni".

Quota 100, cosa potrebbe cambiare con il Tfr e Tfs

Si tratta di un argomento di cui avevamo già parlato in un altro articolo. Con la legge attuale, per il pagamento della liquidazione i dipendenti pubblici devono attendere generalemnte 24 mesi (più altri 3 mesi di tolleranza) nel caso in cui abbiano cessato il servizio per dimissioni volontarie o in caso di pensionamento anticipato. L'ipotesi è che per provare a far quadrare i conti, il governo voglia proporre di fare slittare i tempi per l'erogazione della liquidazione per coloro che andranno in pensione prima. E secondo la Uil il pagamento del Tfr o Tfs potrebbe arrivare addirittura solo dopo i 67 anni.

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"I dipendenti pubblici, insomma, devono scontare fino in fondo il fatto di essere tali, con continue differenze di trattamento rispetto a chi, invece, lavora nel settore privato", scrive la Uil. "Pertanto la risposta sarà immediata". Per avere qualche certezza comunque bisognerà attendere il testo del decreto che dovrebbe arrivare entro gennaio. 

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