Venerdì, 26 Febbraio 2021

Pensioni, brusco rinvio della quota 100 (e una nuova tegola sui costi)

La quota 100 non partirà prima di aprile 2019. E con la riforma delle pensioni ci sono altri costi per 8 miliardi oltre a quelli preventivati dal governo nel Def: facciamo il punto con le novità

Quota 100 e reddito di cittadinanza, via libera del Governo

Pensioni, tutto rimandato. I pensionamenti anticipati con "quota 100" (62 anni d'età e 38 di contributi) non partiranno prima del prossimo mese di aprile. L'operatività della riforma delle pensioni che nelle intenzioni del governo M5s-Lega dovrebbe consentire di superare gradualmente la legge Fornero subisce dunque un rinvio. Un rinvio che, nelle previsioni dell'esecutivo, aiuterà a contenere la spesa entro i 16 miliardi complessivi previsti per il 2019. Come vi raccontavamo ieri, il governo avrebbe raggiunto una mediazione per rendere meno oneroso l'allentamento della legge Fornero che riformò le pensioni nel 2011, con la possibile reintroduzione delle "finestre" per l'uscita dal lavoro anticipata con "quota 100" che partirebbe dunque dopo il primo trimestre del 2019, con le date di uscita fissate ad aprile, luglio, ottobre e gennaio 2020 (cioè una ogni quattro mesi). Senza troppi giri di parole, ciò significa che chi oggi ha i requisiti per uscire dal lavoro non potrà andare in pensione il 1° gennaio 2019, ma dovrà aspettare la prima finestra disponibile. Aprile 2019, appunto. 

Pensioni, ultime notizie su quota 100: torna il meccanismo delle "finestre" in uscita

Il meccanismo di quota 100 è quello noto: soglia minima di 62 anni di età e 38 anni di contributi. Con il crescere dell’età anagrafica salirà anche la quota (101, 102, 103 e via dicendo) fino al raggiungimento del requisito dei 67 anni. Permangono tuttavia le incertezze sui costi: la quadratura del cerchio per le coperture è ancora da trovare. Chi pagherà la quota 100? La Stampa in edicola oggi, in un articolo a firma di Paolo Baroni, spiega che la riforma del governo M5s-Lega aprirà un buco nei conti che la Ragioneria dello Stato non ha quantificato, perché si è limitata a calcolare il costo dei nuovi assegni depurati del prelievo Irpef, e che nemmeno l'Ufficio parlamentare di bilancio ha segnalato come possibile ulteriore fattore di criticità. In sostanza, con la riforma delle pensioni a quota 100 ci sono altri costi per 8 miliardi oltre a quelli preventivati dal governo nel Def. Ci sarà un buco perché i contributi versati dai giovani non basteranno a pagare gli assegni di chi si ritirerà dal lavoro, mentre le aziende sembrano orientate ad assumere al massimo 4 giovani ogni 10 over 62 che se ne vanno.

Gli 8 miliardi di cui si parla, scrive il quotidiano torinese, corrispondono infatti esclusivamente ai maggiori costi legati a 400mila pensioni in più da pagare a fronte di una media di 22-23mila euro per i lavoratori dipendenti del comparto privato e di 28-29mila per il settore pubblico. Nulla si dice del buco che si verrebbe a creare alla voce entrate venendo a mancare il prelievo contributivo e fiscale su una quota tanto significativa di lavoratori.

E' vero che il ministro del Lavoro Luigi Di Maio si aspetta che per ogni uscita le aziende, a partire da quelle pubbliche, assumano due giovani. Ma nemmeno un tasso di sostituzione alla pari, uno contro uno, appare realistico ed in grado di chiudere questa falla che sfiora gli 8 miliardi, raddoppiando di fatto il costo di quota 100.

Pensioni, il governo sta lavorando ad una nuova ipotesi 

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L'effetto della quota 100: i calcoli dell'Inps (da La Stampa del 13 ottobre 2018)

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