Manovra, dopo il taglio del deficit si allungano le finestre della Quota 100

Nel braccio di ferro con l'Europa il governo ha davvero "ceduto" rispetto all'annunciata linea dura? Mentre la legge di bilancio arriva in Senato i tecnici sono costretti a ridimensionare le riforme e da palazzo Chigi arrivano le prime conferme: reddito di cittadinanza e quota 100 non saranno in Manovra

La riforma delle pensioni e il reddito di cittadinanza non saranno in Manovra. Come spiega all'AdnKronos il sottosegretario leghista al Lavoro, Massimo Durigon, la Quota 100 finirà in un decreto ad hoc. Dopo il riposizionamento sul deficit/pil al 2.04%, la palla è passata ora ai tecnici che dovranno rivedere tutti i conti, allineandoli ai nuovi numeretti. Poi ci saranno altri vertici sugli emendamenti, ma come spiega lo stesso Durigon per l'attesa Quota 100 è probabile che le finestre di pensionamento diventeranno semestrali e non più trimestrali. 

"Da gennaio maturi i requisiti, poi puoi andare in pensione con la finestra del primo luglio, perché dobbiamo dare il tempo per il turn over agli uffici della pubblica amministrazione".

Ad essere più colpiti da questa rimodulazione di quota 100 sarebbero gli statali e in maggior ragione gli insegnati: per il corpo docenti infatti la "nuova Quota 100" sarebbe una beffa davvero dolorosa, poiché finirebbero per non avere più benefici rispetto alla riforma Fornero. (Qui lo spieghiamo dettagliatamente). Ma andiamo con ordine e ricostruiamo passo passo per aver chiaro cosa è successo nelle ultime ore e cosa ci riserva il futuro prossimo.

Quota 100, finestra pensioni a Luglio

Da 2,4 al 2,04%: c'è uno zero in più nelle stime del deficit che il Governo Conte ha presentato alla Commissione Europea e se fa sorridere la rimodulazione che mantiene la dicitura del due e quattro per cento, i cambiamenti ad essa connessi non lasciano dubbi: alcune delle misure simbolo del governo gialloverde andranno in qualche modo riviste e già si parla di un allungamento dei tempi per la quota 100. Ma andiamo con ordine.

Mentre la trattativa con Bruxelles preseguirà nei prossimi giorni le modifiche alla manovra per far scendere il deficit dal 2,4% al 2,04% sono da mettere nero su bianco. E bisogna farlo in fretta perché il testo - che ora approda in Senato - va approvato nei 15 giorni che ci separano da fine anno anche - nuovamente - alla Camera. 

Conte cede all'Ue, nessuna certezza su reddito e quota 100

Il tema è come saranno reperite le risorse per far calare il deficit, a partire dai tagli su quota 100 e reddito di cittadinanza: significa in termini di risorse economiche 7 miliardi di euro in meno per finanziare le misure contenute nella legge di bilancio.

Se Conte ha ribadito che ci sono i margini per non rinunciare all’avvio del cosiddetto reddito di cittadinanza e della riforma delle pensioni con l'introduzione di quota 100 "nei tempi previsti" è tuttavia necessario per l'esecutivo trovare fonti per finanziare queste misure considerando anche il rallentamento dell'economia: con l'Italia ormai annodata in una spirale recessiva confermare la previsione di crescita dell'1,5% pare un azzardo anche ai più ottimisti tra gli analisti.

Quota 100 e reddito valgono 16 miliardi

L'Europa, come sottolineato anche oggi da Moscovici, chiede all'Italia soprattutto di rendere strutturare il calo del deficit per iniziare a tagliare il debito pubblico: quindi niente misure una tantum da cessioni del patrimonio immobiliare pubblico (che lo stesso Tria nella nota di aggiornamento al Def stima nell'ordine dei 600 milioni l'anno).

Lo spazio di manovra si riduce quindi a una rimodulazione dei costi, magari spostando nel tempo gli esborsi per reddito di cittadinanza e quota 100 e qui si entra nel mondo delle ipotesi che tuttavia si fondano su presupposti ormai consolidati.

Come confermato oggi da fonti di Palazzo Chigi, le misure relative al reddito di cittadinanza arriveranno in un decreto ad hoc e non finiranno nella manovra in discussione al Senato. Nella legge di bilancio verà corretto il fondo destinato a finanziare il sussidio per il reinserimento al lavoro, inizialmente stimato in 9 miliardi. Sempre secondo il Governo la misura resta prerogativa di quegli oltre 5 milioni di italiani che per le statistiche vivono sotto la soglia di povertà.

Sul reddito di cittadinanza Di Maio ha finito per smentire se stesso 

Mancano tuttavia ancora le stime definitive sulla platea e quindi sui costi mentre l'effettiva partenza del sussidio sia legata alla riforma dei centri per l'impiego, tutt'altro che prossima, benché Di Maio abbia lasciato intendere come il primo aprile possa essere il giorno buono per l’entrata in vigore del reddito di cittadinanza.

Quota 100, la nuova ipotesi è "con tetto"

Ora veniamo alle pensioni e alla promessa revisione della riforma Fornero. Il governo gialloverde disegnando la quota 100 come primo percorso verso la agognata quota 41 aveva inserito nella manovra 2019 circa 7 miliardi di euro per far partire la riforma delle pensioni a Febbraio. Una data che però andrà spostata in avanti come già spiegato dal sottosegretario al Lavoro Durigon.

Quota 100, si allungano le finestre 

Tra le ipotesi ventilate dopo il disgelo con l'Europa è il raddoppio del tempo delle finestre di uscita che da tre mesi potrebbero passare a sei. Come abbiamo più volte spiegato il meccanismo di quota 100 è quello già visto delle finestre a scalare: il governo aveva già previsto un preavviso minimo di tre mesi per i dipendenti statali, ma già ora si parla di finestre semestrali. Così facendo si potrebbero recuperare circa 2 miliardi di euro rispetto alla somma prevista inizialmente per il 2019.

In pratica i lavoratori privati potranno andare in pensione con almeno 62 anni di età e 38 di contributi dal primo aprile se si sono raggiunti i requisiti entro il 31 dicembre 2018. I lavoratori pubblici che hanno raggiunto i requisiti entro il 31 marzo 2019 potranno uscire dal lavoro entro il primo ottobre in modo che sia garantita la continuità e il buon andamento dell'azione amministrativa. I pubblici che maturano i requisiti dopo il primo aprile conseguiranno il diritto alla pensione dopo sei mesi.

Resta il divieto di cumulo con il lavoro dipendente o autonomo se non nel limite di 5 mila euro annui da lavoro autonomo occasionale.

Ricordiamo che, nonostante non esista ancora un testo base per la quota 100, più volte esponenti della Lega hanno sottolineato come la misura non sarà strutturale, ma la Quota 100 è prevista inizialmente soltanto per tre anni.

Tra gli assi nella manica del governo anche l'aver sovradimensionato il reale utilizzo dell'anticipo pensionistico. I tecnici avrebbero ridimensionato l'esborso perché una parte consistente della platea è formata da circa 170mila dipendenti pubblici che hanno un minor interesse rispotto ai privati a godere dell'anticipo della pensione.

Come spiega Fabio Fortuna, economista e rettore dell’UniCusano, rimodulando le misure di reddito di cittadinanza e quota 100, alla fine qualche miliardo potrebbe uscire fuori e addolcire la posizione dei commissari europei.

"L’abilità del governo dovrà essere quella di garantire ai cittadini l’attuazione del contratto ma al tempo stesso convincere l’Ue che non è opportuno aprire la procedura d’infrazione. Da alcuni giorni si parla dell’ipotesi che le previsioni di spesa del governo siano eccessive rispetto al fabbisogno, se si riducesse di un paio di miliardi la spesa per reddito di cittadinanza e quota 100 troveremo altri miliardi utili, ma solo il governo può sapere quali sono i margini. L’abbassamento dello spread e l’andamento della borsa sono segnali chiari che ai mercati finanziari piacerebbe molto che la procedura d’infrazione non venisse aperta”.

E i tagli alle pensioni d'oro?

Per recuperare un'altra manciata di spiccioli il governo studia come aumentare i taglia alle pensioni d'oro, i cosiddetti contributi di solidarietà che comporteranno una decurtazione dell'assegno pensionistico per chi percepisce più di 90mila euro annui lordi. Un taglio che durerà almeno 5 anni e tutt'altro che indolore: secondo quanto stima Repubblica si va da una sforbiciata del 10% per chi ha un reddito annuale tra i 90mila e i 130mila euro lordi (in proporzione un taglio tra i 42 e i 250 euro). Per chi invece incassa 140mila euro all'anno il taglio su base mensile dell'assegno si attesterebbe sui 500 euro, per poi salire ai quasi 3mila euro al mese di decurtazione per chi ha un reddito pari a 270mila euro. Un salasso che tuttavia non dovrebbe essere così lacrimoso. 

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Commenti (3)

  • Allungano le finestre così chi è stufo di lavorare se si butta ci passa senza problemi!

  • Spero tantissimi che qualcuno mi risponda,Sono dipendente Pubblico EX INPDAP ho 62 anni con 42 anni e 12 mesi compiuti, a Febbraio 2019 soo 63 anni e 43 anni e 14 mesi di contribuzione, quando andrò in pensione? Sempre a Ottobre 2019? Spero tanto di no....e poi la liquidazione viene data dopo 27 mesi vergognosamente? Sempre come Dipendente EX INPDAP perchè questa differenza tra Noi e Privati se voglio andare a vivere all'estero?

    • Son finiti i soldi,ci dispiace moltissimo,le faremo comunque sapere,addio.

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