Mercoledì, 14 Aprile 2021
Pensioni

Pensioni, spunta un nuovo paletto: l'ultima ipotesi sulla Quota 100

Secondo "Il Messaggero", allo studio del governo ci sarebbe l'introduzione del divieto di cumulo tra pensione e redditi da lavoro per chi lascia a 62 anni. Ecco cosa significa

Foto d'archivio

Com’è ormai noto ai più il governo intende rimettere mano alle pensioni introducendo la  quota 100 con soglia di età fissata a 62 anni. Se la riforma dovesse passare, solo chi ha raggiunto i 38 anni di contributi versati potrà lasciare il lavoro, mentre chi ha ad esempio 63 anni di età e 37 di contributi versati dovrà aspettare un altro anno, e via dicendo. Un meccanismo che non ha convinto proprio tutti: molti pensionati speravano infatti anche nella Quota 41, ovvero la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi a prescindere dall’età, o comunque in soglie più favorevoli. Ma i 7 miliardi che il governo si appresta a stanziare non basteranno a fare tutto. La Quota 41 è dunque rimandata a data da destinarsi.

Pensioni, spunta un nuovo paletto

E non è tutto: secondo Il Messaggero, infatti, chi usufruisce della Quota 100 potrebbe incappare in una penalizzazione. In sostanza il governo starebbe pensando di introdurre un divieto di cumulo tra pensione e redditi da lavoro per chi lascia a 62 anni. In poche parole niente lavori extra per arrotondare la pensione. "Non è ancora stato deciso se il divieto di cumulo sarà 'assoluto' oppure se ci sarà un meccanismo di penalizzazione come esisteva in passato", spiega il Messaggero in un articolo firmato da Andrea Bassi

Pensioni: l'obiettivo è favorire le assunzioni dei giovani

Si tratta per ora solo di un’indiscrezione, ma una misura del genere una sua ratio ce l’avrebbe. Non è un segreto infatti che con l’introduzione della Quota 100 l’esecutivo spera anche di favorire il ricambio generazionale nel mercato del lavoro e aumentare le possibilità di impiego per i giovani (una tesi che peraltro non trova d’accordo molti economisti). Introducendo il divieto di cumulo, e impedendo ai dipendenti anziani di continuare a lavorare, si darebbe dunque un’ulteriore spinta alla staffetta generazionale. 

Ma non ci saranno altre penalizzazioni

Nei giorni scorsi esponenti del governo hanno comunque fatto sapere che chi andrà in pensione con quota 100 non subirà alcuna penalizzazione per quanto riguarda gli importi. Dunque non ci sarà nessun ricalcolo dei contributi a partite dai versamenti effettuati dopo il 1996 come si era paventato in un primo momento. E nessuna penalizzazione dell’1-1,5% sull’assegno. 

Le incognite e i dubbi sulla riforma

Sulla riforma delle pensioni però pende ancora la spada di Damocle del debito pubblico. Come spiegavamo ieri, se in seguito ad un eventuale downgrade delle agenzie di rating lo spread dovesse schizzare alle stelle, il governo si troverebbe costretto a rimettere in discussione la legge di bilancio, a partire dalle misure (come quella sulle pensioni) che costano di più. Insomma, per ora è meglio non dare nulla per scontato. 

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